Lei accusò, ma assolti marito e amante

SAN VITO DEI NORMANNI - Marito e amante, imputati nello stesso processo, sono stati entrambi assolti l’uno dal reato di molestie e l’altro invece dall’accusa ben più infamante di violenza sessuale. I fatti, piuttosto intricati, sono stati affrontati in un dibattimento che si è celebrato a porte chiuse e che si è concluso stamani a Brindisi.

San Vito dei Normanni

SAN VITO DEI NORMANNI - Marito e amante, imputati nello stesso processo, sono stati entrambi assolti l’uno dal reato di molestie e l’altro invece dall’accusa ben più infamante di violenza sessuale. I fatti, piuttosto intricati, sono stati affrontati in un dibattimento che si è celebrato a porte chiuse e che si è concluso stamani a Brindisi.

Nel 2007 una donna di San Vito dei Normanni, si reca presso il commissariato di Mesagne e denuncia per violenza sessuale un operaio. Il racconto è dettagliato: l’uomo, un amico di famiglia, approfittando dell’assenza del marito che fa l’autotrasportatore e che quindi è costretto a lunghe trasferte, si recava in casa della signora e pretendeva prestazioni sessuali di ogni genere. Lei, terrorizzata dalla possibile reazione, non osava sottrarsi.

Vengono avviate le indagini, eseguite anche con intercettazioni ambientali. Il marito, nel frattempo, viene denunciato dal presunto violentatore per molestie, perché a quanto pare aveva cominciato a seguirlo in ogni dove chiedendogli spiegazioni. Le dicerie iniziano a diffondersi e c’è pure qualche malpensante che inizia a insinuare nella mente del coniuge spesso assente per lavoro che la consorte forse era consenziente e che tutta la serie di abusi era stata narrata alla polizia per timore che, scoperta la tresca, il matrimonio andasse in frantumi.

Dalle querele si va dinanzi al collegio. Un unico dibattimento, due imputati: lui e l’altro, difesi dagli avvocati Leonardo Musa e Marcello Falcone. La donna, parte civile, al fianco del legale Rosanna Saracino. La verità processuale è una, secondo i giudici: l’amante è innocente, perché non è mai stato autore di alcuno stupro in danno della presunta vittima. Il marito pure, perché non ha affatto perseguitato il “rivale”, rendendogli la vita impossibile.

Ergo, non è indispensabile attendere che siano depositate le motivazioni per asserirlo, la signora che ha dato impulso all’inchiesta ha raccontato circostanze forse non del tutto aderenti alla realtà dei fatti. Ci si arriva con la logica. La formula assolutoria secondo cui “il fatto non sussiste”, però, è di grande aiuto.

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