Lettera anonima: il pm chiede l'archiviazione, il sindaco annuncia che si opporrà

CEGLIE MESSAPICA - Indagini concluse: l’inchiesta sulla infamante lettera anonima che ha avvelenato l’insediamento della nuova amministrazione cegliese, è ufficialmente chiusa e, colpo di scena, il sostituto procuratore di Lecce, Stefania Mininni, chiede l’archiviazione del fascicolo per calunnia a carico dell’unica persona indagata. Il sindaco Luigi Caroli però non ci sta, vuole vederci chiaro fino in fondo. Già pronto il ricorso dell’avvocato Francesco Larocca che assiste il primo cittadino in qualità di querelante e di persona offesa. La parola passa adesso al giudice per le indagini preliminari al quale tocca decidere fra due tesi opposte: per il pubblico ministero le accuse a carico della persona indagata non sono probanti, insomma non ce n’è abbastanza per affrontare un processo. Del tutto altrimenti stanno le cose per il primo cittadino che chiede l’imputazione coatta e il processo per calunnia.

Ceglie, la stazione carabinieri

CEGLIE MESSAPICA - Indagini concluse: l’inchiesta sulla infamante lettera anonima che ha avvelenato l’insediamento della nuova amministrazione cegliese, è ufficialmente chiusa e, colpo di scena, il sostituto procuratore di Lecce, Stefania Mininni, chiede l’archiviazione del fascicolo per calunnia a carico dell’unica persona indagata. Il sindaco Luigi Caroli però non ci sta, vuole vederci chiaro fino in fondo. Già pronto il ricorso dell’avvocato Francesco Larocca che assiste il primo cittadino in qualità di querelante e di persona offesa. La parola passa adesso al giudice per le indagini preliminari al quale tocca decidere fra due tesi opposte: per il pubblico ministero le accuse a carico della persona indagata non sono probanti, insomma non ce n’è abbastanza per affrontare un processo. Del tutto altrimenti stanno le cose per il primo cittadino che chiede l’imputazione coatta e il processo per calunnia.

Chi pensava, temeva, sperava fosse una storia finita si sbagliava. Di gettare tutto nel dimenticatoio il sindaco non vuole proprio saperne. Non è l’ora di concedere commenti, questa. Ma una cosa la dice: “Troppo fango, si è superata la misura, la mia famiglia ha il diritto di essere tutelata. E’ solo per questo, non certo per me stesso, che vado avanti”. Troppo fango, già. Vigliacco, accorto e raffinato in uno l’anonimo mittente, questo signor “Italo Urso”, irrintracciabile quanto via del Popolo, che a Ceglie non esiste. Niente affatto sprovveduto. Non è lui, infatti, che gli investigatori hanno stanato. L’unica persona finita nel registro degli indagati è l’anello debole della vicenda, quella che avrebbe materialmente spedito le missive da – ormai è certo – un ufficio postale di Ostuni.

I carabinieri al comando del maresciallo Sante Convertini hanno proceduto per ordine, un lavoro puntuale, di fino. Prima hanno individuato il luogo di spedizione, poi hanno acquisito i filmati delle telecamere, dopodiché hanno cristallizzato i frame e li hanno sottoposti agli impiegati. Un lento lavoro investigativo, fino alla testimonianza di una impiegata alla quale sono state sottoposte diverse foto e la donna, di rimando, ha puntato il dito: “E’ lei”, ha detto senza ombra di dubbio indicando il misterioso spedizioniere. Come ha fatto l’impiegata a ricordare? Semplice. Trenta raccomandate alle procure di tutta l’Italia, al presidente della Repubblica e agli onorevoli di ogni ordine e grado, non si mandano tutti i giorni. Per lo meno non da Ostuni.

Testimonianza che però, per qualche ragione, deve essere stata considerata inattendibile dal pubblico ministero che ha chiesto l’archiviazione del caso. L’altra ipotesi è che la persona indagata, sentita dagli inquirenti, abbia fornito un alibi assai solido, dirottando le attenzioni degli inquirenti altrove. La verifica della fondatezza delle notizie di reato contenute nell’anonima missiva è approdata, anche quella, su un binario morto. Nessun riscontro intorno ai presunti voti di scambio. Intorno alle presunte mazzette da cinquanta euro l’una in cambio della preferenza ad ics e ipsilon. Della presunta cocaina sui banchetti dei presunti festini elettorali. Delle presunte donnine messe a disposizione dei vecchietti, per l’ultimo boccone di piacere prima dei doveri dell’urna. E dei presunti doppi voti dei rappresentanti di lista. Palate di fango senza uno straccio di riscontro.

Da qui la rabbia senza appello del sindaco, e si capisce, contro il quale ha testimoniato uno solo dei presunti elettori prezzolati in lista: “Sì è vero, conosco Luigi Caroli, ho abitato una vita nella casa di fronte alla sua, gli ho dato il voto”. “Ma il candidato ti ha offerto qualche cosa in cambio?”, ha chiesto il magistrato. “La sua mamma mi dava il succo di frutta ogni pomeriggio, quando ero bambino”, ha risposto il tale.

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