L'ex poliziotto rimpatriato in tempo per l'appello

BRINDISI - Il latitante-attore è tornato in terra patria giusto in tempo per l’appello del processo Calypso, fissato per il 4 aprile. Gennaro Solito, ex poliziotto sessantenne di Ceglie Messapica, è infatti stato condotto dai carabinieri del Nucleo investigativo di Brindisi nel carcere di Rebibbia giovedì scorso: i militari lo attendevano all’aeroporto di Roma Fiumicino.

Un momento degli arresti dell'operazione Calipso

BRINDISI - Il latitante-attore è tornato in terra patria giusto in tempo per l’appello del processo Calypso, fissato per il 4 aprile. Gennaro Solito, ex poliziotto sessantenne di Ceglie Messapica, è infatti stato condotto dai carabinieri del Nucleo investigativo di Brindisi nel carcere di Rebibbia giovedì scorso: i militari lo attendevano all’aeroporto di Roma Fiumicino. Vi era atterrato a bordo di un volo proveniente dalla Germania, lì dove secondo l’accusa si era rifatto una vita con identità falsa. Era stato arrestato dalla polizia tedesca il 24 gennaio scorso.

Solito, condannato a 14 anni di carcere dal Tribunale di Brindisi, viveva vicino a Stoccarda. Le luci della ribalta cinematografica si erano accese su di lui con "Cesare deve morire" dei fratelli Taviani insignito dell'Orso D'Oro nel 2012. In quel lungometraggio Solito, che all'epoca era recluso a Rebibbia, recitava nella parte di uno dei congiurati di Cesare. Il film vinse anche il David di Donatello e l'attore detenuto, tornato in libertà in attesa di giudizio, non si sottrasse ai riflettori. "E' il mio riscatto - disse - Si sbaglia, ma si può cambiare".

Dimenticato l'ultimo ciak e gli onori ricevuti, l'ex poliziotto accusato di mafia dovette poi affrontare il processo per i fatti contestati nel 2010 come tutti gli altri imputati. Dieci furono le condanne: la pena più alta fu inflitta al presunto capo, Daniele Vicientino (difeso dall’avvocato Raffaele Missere), condannato a 24 anni di reclusione (a fronte dei 26 richiesti dall’accusa). Un anno e sei mesi, conto attutito dal riconoscimento della continuazione, per il presunto referente di Oria, Bruno Bembi. Poi: 13 anni ad Albino Prudentino, il re dei videopoker, che all’epoca dell’arresto stava per inaugurare un casinò a Valona; 14 anni a Angelo Cavallo, 13 a Tiziano Maggio, 12 a Nicola Nigro, 13 a Tobia Parisi, 14 a Gennaro Solito, proprio l'ex poliziotto di Ceglie Messapica, 14 a Giovanni Vicientino, 7 a Maurizio Vicientino.

L'operazione Calypso è ritenuta uno dei capisaldi della storia criminale recente della Scu del Brindisino: 11 gli arresti eseguiti dai carabinieri di Brindisi e del Ros, tra questi due presunti "capi" della frangia mesagnese, Daniele Vicientino ed Ercole Penna che un paio di mesi dopo decise di collaborare con la giustizia. Solito, che è difeso dall’avvocato Aldo Gianfreda, per l'accusa era il referente per Ceglie Messapica (Brindisi), la sua cittadina, dell'organizzazione che si occupava in particolar modo di narcotraffico, ma anche di gioco d'azzardo e di estorsioni. Fino alla scorsa primavera, l'ex poliziotto era un uomo libero, sottoposto unicamente all'obbligo di dimora.

Ma, poiché risultava alla Dda di Lecce che avesse più volte violato gli obblighi che doveva necessariamente rispettare, allora era stato richiesto l'aggravamento della misura, appena dopo la conclusione del processo di primo grado, il 23 maggio scorso. Gli investigatori temevano che in attesa di una eventuale condanna definitiva, potesse far perdere le proprie tracce. A dicembre fu emesso a suo carico un decreto di latitanza. Il mese prima le autorità tedesche lo avevano fermato e gli avevano scovato in tasca documenti falsi, ma non c'era ancora un mandato di cattura internazionale e dovettero rilasciarlo con una denuncia. Alla fine, il 24 gennaio scorso la polizia lo bloccò appena fuori dalla sua nuova abitazione con l'accusa di evasione.

Ora Solito è in Italia, a Roma. Condotto in Italia  in tempo per sottoporsi al secondo grado di giudizio del processo per mafia che lo coinvolge e dal cui primo verdetto, ancora non definitivo, aveva creduto di fuggire.

Il collegio difensivo, nel processo che riprenderà il 4 aprile è composto dall'avvocato Giancarlo Camassa, Raffaele Missere, Vito Felici, Cosimo Deleonardis, Ladislao Massari, Aldo Gianfreda, Pasquale Annicchiarico. Sono costituti parte civile l’associazione antiracket e il Comune di Mesagne, con gli avvocati Carmelo Molfetta e Anna Luisa Valente.

 

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