Terremoto a Zante. "Lo sfogo verso l'Adriatico ha evitato il disastro"

Ha fatto da scudo anche il regolamento antisismico in vigore dal 1959. Decine di scosse di assestamento, una forte stamani

La crepa nel porto di Zante (Foto dal giornale telematico in.gr)

BRINDISI – Un’altra forte scossa di assestamento questa mattina alle 07,48 ora italiana ha interessato il Mare Ionio meridionale al largo della costa sud-ovest dell’Isola di Zante, area dove l’Istituto di Geodinamica di Atene sta registrando uno sciame sismico di considerevole entità . Secondo i media greci, la scossa principale di 6.8 delle ore 00,54 (1,54 ora greca) della scorsa notte è una delle maggiori che abbiano colpito la penisola ellenica. Ma nel contempo, ci sono anche spiegazioni al fatto che il sisma non abbia causato danni gravissimi a Zante e lungo la costa occidentale del Peloponneso, come avvenne nel 1953 quanto un terremoto fece circa 450 morti tra Zante, Cefalonia e Itaca.

Cosa ha evitato la tragedia

La spiegazione dei geologi greci resa ai giornali in edicola e alle testate online è la seguente. In varie aree costiere a rischio della Grecia e a Zante, dopo il sisma del 1953, si costruisce con criteri antisismici severi a partire da un regolamento varato nel 1959, per questo la maggior parte delle nuove costruzioni ha assorbito bene l’impatto. Secondo gli scienziati greci, se l’onda sismica della scorsa notte avesse colpito altre zone del paese, il bilancio sarebbe stato molto pesante. Seconda ragione, il sisma della notte scorsa si è espanso soprattutto verso l’Adriatico meridionale e lo Ionio Settentrionale, in sostanza verso l’Italia, piuttosto che verso la costa ellenica (sotto, nella mappa dell'Ingv, la percezione del terremoto di Zante in Italia). A Brindisi è stato percepito come un terremoto di IV grado.

La mappa del risentimento sismico - Terremoto Zante-2

Ciò spiega anche, probabilmente, perché gli strumenti dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia di Roma hanno segnato una magnitudine di 6.8 mentre in Grecia gli strumenti hanno attribuito alla scossa principale una intensità di 6.4 della Scala Richter (e 4.8 a quella di questa mattina, con epicentro a 56 chilometri a sud-ovest di Zante). Il giornale telematico in.gr riferisce oggi che alla scossa principale sono seguite decine di scosse di assestamento, ma che i geologi non escludono che possa anche arrivare una scossa superiore al grado 6.

Dozzine sono state le scosse di assestamento che hanno seguito la vibrazione di 6.4 gradi Richter. In precedenza, c’era stata un’altra scossa di grado 5,5, sempre secondo l’Istituto di Geodinamica di Atene. Dopo la scossa principale delle 00.54 era scattato l’allarme tsunami in tutta l’area del Mediterraneo centromeridionale, ma il livello del mare è aumentato solo di 20 centimetri, secondo le misurazioni sulla costa occidentale del Peloponneso a Kyparissia e Katacolon (guarda le video interviste di Ionian agli abitanti dell'isola, dopo il sisma) .

I danni a Zante

Capitolo danni. A Zante sono in corso accurate verifiche tecniche con numerose ispezioni, su segnalazione degli abitanti e su iniziativa della municipalità dell’isola. Il sindaco Paolo Kolokostas ha riferito che sarà attentamente ispezionata la falesia della famosa spiaggia del Naviglio, uno dei luoghi più frequentati dai turisti e che a luglio fu interessata da una frana rocciosa che causò danni alle persone. La traccia più evidente, al momento, lasciata dal sisma è la profonda ed estesa crepa sulla banchina del porto di Zakynthos, la capitale.

Nella lista dei danni quelli nell'area di Lagadakia, fa sapere sempre in.gr, in una casa disabitata ad Agios Kirikas nel nord dell’isola, quelli agli infissi e all’interno di negozi e abitazioni per scaffali e suppellettili rovesciati,  e crepe nella case lungo la baia di Laganas e Agios Sostis. Tra i monumenti danneggiati, la fortezza di San Dionysios alle Isole Strofadi, a 27 miglia nautiche a sud di Zante. A scopo precauzionale, le scuole resteranno chiuse nel fine settimana e saranno rinviate le manifestazioni per la festa nazionale del 28 ottobre, nota anche come Festa del No, in cui si ricorda il rifiuto all’ingresso delle truppe italiane in Grecia nel 1940.

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