L'ultimo maxiprocesso al contrabbando con 120 imputati. Era la vigilia dell'Operazione Primavera

BRINDISI – Erano anni frenetici per il contrabbando di sigarette, ormai finito nelle mani della Sacra corona. Una frenesia, un’arroganza, una violenza tale che stava portando il traffico delle “bionde” sulla via del non ritorno. Stiamo parlando degli anni che vanno tra il 1997 e il 2000, quando nel febbraio all’alba del Terzo millennio Enzo Bianco, ministro dell’Interno del governo Prodi, fece ciò che nessun predecessore aveva fatto: disse basta e con un intervento (l’Operazione Primavera) deciso e mirato cancellò il traffico delle sigarette, spazzò via una guerra inconcepibile che ogni giorno le forze dell’ordine dovevano affrontare contro chi per proteggere i carichi di sigarette seminava vittime.

Sigarette di contrabbando

BRINDISI – Erano anni frenetici per il contrabbando di sigarette, ormai finito nelle mani della Sacra corona. Una frenesia, un’arroganza, una violenza tale che stava portando il traffico delle “bionde” sulla via del non ritorno. Stiamo parlando degli anni che vanno tra il 1997 e il 2000, quando nel febbraio all’alba del Terzo millennio Enzo Bianco, ministro dell’Interno del governo Prodi, fece ciò che nessun predecessore aveva fatto: disse basta e con un intervento (l’Operazione Primavera) deciso e mirato cancellò il traffico delle sigarette, spazzò via una guerra inconcepibile che ogni giorno le forze dell’ordine dovevano affrontare contro chi per proteggere i carichi di sigarette seminava vittime.

Di quegli anni che precedono il tramonto del contrabbando si parla nel processo che si sta celebrando in tribunale, dinanzi al collegio presieduto da Gabriele Perna e composto da Simona Panzera e Giuseppe Testi.  Pubblico ministero Alberto Santacatterina, della Direzione distrettuale antimafia di Lecce. Centoventi imputati. Inizialmente erano 155. Qualcuno è deceduto, tutti gli altri sono usciti dal processo perché erano accusati solo di contrabbando semplice e il reato è ormai prescritto. Come sarebbe prescritto per tutti se non fosse stata loro contestata l’aggravante delle modalità mafiose nel commettere il reato. Quell’articolo 7 del decreto legge 152/91 che prevede la punibilità dell’appoggio esterno alle associazioni  mafiose. Questo reato non è prescritto nonostante i fatti contestati siano collocati nell’arco di tempo che va dal 1997 al 1999.

Un processo che vede coinvolto tutto il gotha del vecchio contrabbando. Famiglie intere che gestivano il traffico delle sigarette tra il Montenegro e le coste del Brindisino. Spicca il nome di Francesco Prudentino, ostunese: in Montenegro e in Svizzera, dove aveva rapporti commerciali con le multinazionali del tabacco veniva chiamato “dottore”. In questa inchiesta c’è tutta la sua famiglia. E c’è pure quella di Albino Prudentino, altro nome pesante del contrabbando, lontano parente del “dottore”, attualmente agli arresti in Albania e in attesa di estradizione perché coinvolto nell’inchiesta “Calipso”: è accusato assieme a mesagnesi, cegliesi e altri di avere costituito una cellula della Sacra corona che si dedicava al traffico delle sostanze stupefacenti e alle estorsioni alle sale da gioco.

Albino Prudentino, nei confronti del quale la magistratura, dopo l’arresto, ha ordinato il sequestro preventivo dei beni, in case da gioco è esperto. Esattamente come Francesco. Questi in Montenegro gestiva un casinò; Albino in Albania si apprestava a inaugurare uno. Tra gli imputati compare anche Damiano Coffa, brindisino, condannato alcuni anni fa per la morte di due finanzieri: Alberto Sottile e Toni De Falco, schiacciati nella loro vettura di servizio (una piccola Citroen) dal fuoristrada blindato condotto dell’imputato, sul quale c’era un carico di sigarette. Fu la morte di quei due finanzieri, avvenuta nel febbraio del Duemila, a far scattare l’Operazione Primavera.

Era il 28 febbraio. Enzo Bianco inviò 1.900 uomini a dare man forte alle forze dell’ordine del posto. Nei primi  diciassette giorni furono arrestate 92 persone, alcune anche all’estero come la faccia pulita del contrabbando Gerardo Cuomo, preso in Olanda; ne furono denunciate altre 135; sequestrati 8.187 chili di sigarette, 44 fuoristrada blindati e armati di rostri per speronare e sventrare i mezzi delle forze dell’ordine; 18 vetture; 500 chili di esplosivo; autocarri, natanti, sostanze stupefacenti (un chilo di eroina, 700 grammi di cocaina, 900 grammi di hashish); armi di vario genere; apparati ricetrasmittenti (a Fasano fu individuata una potentissima stazione radio); depositi di sigarette e di automezzi dei contrabbandieri. Sempre nelle campagne di Fasano fu scoperto un bunker sotterraneo: un pezzo di strada che portava in un uliveto veniva alzato da un sistema di argani e i mezzi carichi di sigarette scendevano sotto terra e svanivano nel nulla.

In questo processo ci sono capi e gregari, brindisini, fasanesi, ostunesi, baresi, calabresi, campani. Un po’ di tutto, nomi ricorrenti in quegli anni. Vito Fioretti, brindisino, soprannominato “tappa tappa” era un gregario. I Morleo (Giuseppe, Marcello e Massimiliano) erano dei capi. Anche Bruno Rillo, brindisino, attualmente latitante, era uno dei capi. E così pure Vito Sabatelli, fasanese, fratello di Giacomo, il patriarca, colui che aveva uno stretto rapporto con la mafia siciliana: poco prima che venisse assassinato dalla mafia, il giudice istruttore di Palermo Rocco Chinnici lo aveva fatto arrestare con alcuni pezzi capi bastone palermitani. Sarà stato un caso ma in quegli anni tanti mafiosi palermitani sceglievano Fasano come sede del soggiorno obbligato che era stato loro imposto. E Pietro Vernengo, altro capo bastone palermitano da latitante trovò rifugio in una villetta a Selva di Fasano. Lo scoprirono i servizi segreti. Quando arrivarono i carabinieri il covo era ancora caldo.

In questa inchiesta compaiono anche i Mazzarella. Si tratta di una famiglia napoletana per anni avversaria nella gestione della camorra di Raffaele Cutolo. Giuseppe Mazzarella anni fa si trasferì a Savelletri dove gestiva un ristorante. Nel processo sono coinvolti anche Alfonso e Pasquale Mazzarella, fratelli,  residenti a Napoli. Nel processo non potevano mancare i Torsello, altro nome ricorrente in quegli anni. Sono imputati Damiano e il fratello Maurizio, imparentati con i Contestabile (nel processo ce ne sono due: Gianfranco e Cosimo) ed Emiliano.

Unico imputato presente all’udienza in corso era Sandro Trane, brindisino. Gli altri sono tutti contumaci. L’udienza è stata dedicata all’interrogatorio di alcuni finanzieri che svolsero le indagini sugli sbarchi di sigarette che avvenivano in quegli anni. Casse piene di Marlboro e altre marche molto diffuse che venivano stoccate in depositi nel Brindisino e poi una parte restavano in queste zone a un’altra finiva all’estero. Su ogni cassa che arrivava i contrabbandieri pagavano diecimila lire alla Sacra corona a Santo Vantaggiato che viene ucciso in Montenegro il 16 settembre del 1998 da Vito Di Emidio, sua guardia del corpo e amico. Di Emidio, soprannominato “Bullone” dopo avere ammazzato almeno venti persone fu catturato dai carabinieri e ora fa il pentito. A volte dalla memoria corta. Il processo per i suoi omicidi (è stato già condannato ad un ergastolo) è in corso e a volte dimentica cose già fatte verbalizzare, nel tentativo di ottenere ulteriori benefici.

Ma sulla sua strada ha trovato un magistrato tosto (Alberto Santacatterina) che di fronte ai vuoti di memoria di Di Emidio chiese alla Corte di assise di ripristinare la custodia in carcere revocandogli gli arresti domiciliari ai quali era stato assegnato in una località segreta.

I finanzieri indagarono per mesi e mesi su questa associazione per delinquere finalizzata al contrabbando. Ci furono intercettazioni telefoniche. Sono contenute in una ventina di faldoni. Per effettuare lo sbobinamento il perito, che a un certo punto chiese al tribunale il supporto di un altro consulente tecnico, ha impiegato ben diciotto mesi. Il Tribunale ha chiesto che entro il 31 marzo venga depositato un elenco dei finanzieri che ascoltarono le innumerevoli intercettazioni e che dovranno deporre.  Il processo riprenderà il 3 maggio.

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