Quattordici ore al Pronto soccorso: l'odissea di un anziano

Un 88enne brindisino giunto nel Pronto soccorso dell’ospedale Perrino di Brindisi alle 10 di giovedì 13 giugno è stato dimesso alle 23.30

BRINDISI - Si è conclusa dopo un’attesa di quasi 14 ore, l’odissea, perché altro non può essere definita se vista dalla parte degli “utenti”, di un 88enne brindisino, giunto nel Pronto soccorso dell’ospedale Perrino di Brindisi, alle 10 di giovedì 13 giugno. Alle 23.30 è stato dimesso con una diagnosi che riferisce di anomalie a livello cardiaco. Dovrà essere sottoposto a ulteriori accertamenti, quindi.

Continuano ad arrivare storie di sofferenza, rabbia e delusione da uno dei poli sanitari più importanti del Brindisino, definito “d’eccellenza”. Storie che vedono persone di tutte le età, catalogate con un codice, in attesa per ore ed ore di conoscere la propria sorte. E se il codice non è “rosso” l’attesa è più che lunga. Storie che probabilmente sono direttamente riconducibili alla trasformazione in Pta di molti ospedali del Brindisino. Alcuni, come nel caso di San Pietro Vernotico, “chiusi” e non ancora messi a disposizione della comunità. Ospedali che potrebbero snellire di gran lunga il sovraffollamento del Pronto soccorso Perrino. Ospedali svuotati nel tempo.

Ma come si fa a spiegare a un anziano, un uomo di 88 anni che corre in ospedale spaventato dopo essere stato colto da malore in casa, che “funziona così”? Che questo è quanto offre oggi la Sanità pubblica? Eppure quell’uomo di 88 anni è giunto in ospedale con un’ambulanza del 118. A sirene accese, in codice giallo “mediamente critico”, già affetto da cardiopatia ipertensiva. Perché aspetta 14 lunghe ore?

La sua odissea è iniziata la mattina di giovedì 13 giugno, è tornato a casa quasi a mezzanotte, accanto a lui figlie e nipoti. Una volta “parcheggiato” nella sala d’attesa ha avuto inizio il calvario. Attesa per essere sottoposto alla prima visita, attesa per gli ulteriori approfondimenti, Tac ed Rx. Attesa per la visita cardiologica, disposta in tarda serata. Una giornata intera in giro per i reparti, per poi tornare sempre al Pronto soccorso, ad aspettare un’altra consulenza o le dimissioni. Ma a 88 anni tutto è più difficile. Il ricovero ormai è sempre più impensabile, i posti, se ci sono, sono riservati alle urgenze, ai codici rosso.

E allora viene da chiedersi se “chiudere”, trasformare, dismettere gli ospedali sia stata la scelta giusta. Se davvero questo piano di riordino tutela colui che si rivolge alla Sanità per essere guarito, aiutato, confortato. Se davvero la priorità è l’assistenza sanitaria. Certo è che di casi come quello capitato all’anziano brindisino se ne verificano di continuo. E sembra chiaro che tutti i cambiamenti che stanno interessando l’assistenza sanitaria si ripercuotono negativamente sul Pronto soccorso, dove gli stessi medici, infermieri e personale sono messi a dura prova.

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