“Mai chiesto denaro o assunzioni prima, durante e dopo le elezioni”

Respingono le accuse il sindaco di Torchiarolo, Nicola Serinelli, e il vice, Maurizio Nicolardi, così come il primo cittadino di Villa Castelli, Vitantonio Caliandro. La difesa chiede la libertà al gip. Atteso il parere del pm: “Meccanismo di scambio della funzione pubblica”

BRINDISI – “Mai chiesto denaro, né tanto meno l’assunzione di qualcuno: non c’è stata alcuna corruzione, nessuna contaminazione della funzione pubblica. E neppure finanziamento illecito dei partiti”.

nicola serinelli-6A distanza di sette giorni dagli arresti ai domiciliari, hanno affrontato l’interrogatorio di garanzia davanti al gip del Tribunale di Brindisi l’ormai ex primo cittadino di Torchiarolo, Nicola Serinelli, responsabile della direzione amministrativa dell’ospedale Melli di San Pietro Vernotico, e l’altrettanto ex vice sindaco Maurizio Nicolardi, entrambi accusati di finanziamento illecito ai partiti nell’inchiesta chiamata Hydra su presunti accordi anche di natura corruttiva tra gli imprenditori Pasquale Leobilla e Angelo Pecere, amministratori di fatto della società Reteservizi srl, operativa nel settore dei rifiuti, e pubblici ufficiali. Tra i quali, il sindaco di Villa Castelli, Vitantonio Caliandro, destinatario anche lui di ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari con l’accusa di corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio.

Questa mattina Serinelli, Nicolardi e Caliandro hanno affrontato l’interrogatorio di garanzia, anche alla presenza dei pubblici ministeri Milto Stefano De Nozza e Francesco Carluccio: tutti hanno respinto le accuse, precisando il contesto in cui è maturata la conoscenza della coppia Leobilla-Pecere, finita in carcere perché ritenuta al vertice dell’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di una serie di reati contro la Pubblica amministrazione, oltre che di sfruttamento della prostituzione con riferimento all’arrivo a Carovigno, di una ragazza rumena di 28 anni, e i successivi appuntamenti con politici, tra i quali ex parlamentari, e i professionisti del Brindisino.

Il vicesindaco di Torchiarolo, Maurizio Nicolardi-2I difensori Carmelo Molfetta e Marcello Falcone per Serinelli e il solo Molfetta Nicolardi, e Roberto Palmisano per Caliandro, hanno già depositato istanza con richiesta di revoca della misura cautelare sostenendo che non ci siano esigenze costituite dal pericolo di reiterazione del reato e inquinamento delle prove. Anche alla luce delle dimissioni. Fonti di prova sono le intercettazioni telefoniche e ambientali, assieme alle fotografie scattate dai carabinieri nel corso di alcuni appostamenti, come quelli avvenuti in occasione di incontri tra Pecere e Serinelli, in un bar alla periferia di Brindisi. All'interno dell'esercizio commerciale, dopo il caffé, ci sarebbe stata la consegna di denaro in favore del sindaco di Torchiarolo, eletto dopo Giovanni Del Coco, indagato a piede libero nella stessa inchiesta.

Professione di innocenza è stata consegnata al giudice per le indagini preliminari dagli altri brindisini finiti sotto inchiesta e ai domiciliari, tra i quali Francesco Pecere, fratello di Angelo, difeso dall’avvocato Daniela Faggiano, e Michele Zaccaria, assistito dall’avvocato Massimo Manfreda. Quanto a Pecere, l’indagato ha precisato di essere stato direttore dei lavori, in pensione da due anni: “Ruolo di subalternità, senza alcun potere decisionale”, ha sottolineato.

Vitantonio Caliandro-4E’ atteso per la giornata di domani il parere del pm De Nozza, titolare del fascicolo che ha poi portato al sequestro dei beni e dei conti correnti riconducibili alla Reteservizi ottenuto dal sostituto Carluccio. Depositate in mattinata anche le richieste per i domiciliari di Leobilla, difeso dagli avvocati Vincenzo Farina e Gaetano Sansone, e Angelo Pecere, assistito da Vincenzo Farina e Giuseppe Lanzalone. Per entrambi, dopo l’interrogatorio davanti al gip, c’è stato quello con i pubblici ministeri.

Secondo l’accusa, “l’attività di indagine ha documentato un dato fattuale incontestabile, vale a dire un contesto corruttivo unitario, esteso e reticolare, una complessiva messa a disposizione a vantaggio dei privati corruttori dell’insieme di funzioni pubbliche di cui disponevano i funzionari corrotti, ovvero un consolidato meccanismo di scambio, imperniato su un sistema di utilità standard, fra denaro e prestazioni sessuali”.

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