“Mai preso tangenti: erano pagamenti per consulenze private”

Carlo De Punzio respinge l'accusa di corruzione per 155mila euro: interrogatorio fiume in carcere, davanti al gip, alla presenza dei pm. "Ho lavorato per l'imprenditore, non c'entrano niente gli appalti Enel di Cerano". La difesa pronta a chiedere un colloquio con i pubblici ministeri. Il dipendente resta in cella, dopo la laurea aveva ottenuto il trasferimento a Roma

BRINDISI – “Non ho mai preso tangenti: gli assegni, il denaro in contante e le fatture rientrano in un rapporto di consulenza con l’imprenditore che esula dagli appalti indetti dall’Enel nella centrale di Cerano”. Ha respinto l’accusa di corruzione Carlo De Punzio, in carcere dallo scorso venerdì, nell’ambito dell’inchiesta su presunte mazzette nelle gare per lavori industriali nella divisione di Brindisi. Tangenti per 155mila euro in due anni, stando alla tesi della Procura che ha ottenuto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca del prezzo del reato.

Inchiesta appalti Enel 2-2

L’indagato, l’unico dei cinque a essere destinatario dell’ordinanza di custodia nella casa circondariale di via Appia, ha scelto di affrontare l’interrogatorio di garanzia davanti al gip del Tribunale di Brindisi, Stefania De Angelis, alla presenza dei due sostituti titolari del fascicolo, Milto Stefano De Nozza e Francesco Vincenzo Carluccio.

E’ stato un interrogatorio fiume, lungo e articolato: è iniziato questo pomeriggio alle 15,30 ed è terminato attorno alle 18,20. De Punzio ha voluto rispondere alle domande, ordinanza alla mano, dopo aver nominato come difensori di fiducia gli avvocati Giovanni Brigante e Claudio Ruggiero. Lo ha fatto partendo dalla ricostruzione della natura del rapporto con l’imprenditore di Monteroni di Lecce il quale ha riferito ai magistrati di aver pagato mazzette, anche usando pacchetti di sigarette per nascondere somme di denaro, di aver firmato assegni circolari intestati alla moglie di De Punzio e di aver pagato anche le fatture per lavori svolti nell’abitazione della coppia.

La conoscenza, secondo quanto avrebbe riferito l’indagato, sarebbe avvenuta dopo che il titolare della ditta è entrato a Cerano come subappaltatore, chiamato da una impresa di Brindisi a un passo dal fallimento. Il rapporto tra i due sarebbe andato avanti negli anni, al di là dei bandi indetti della centrale, con riferimento ai quali De Punzio sostiene di non aver avuto alcun potere di determinazione. In altre parole non era nelle sue competenze né allora, nel 2012, né tanto meno ora, essendo stato trasferito su sua richiesta a Roma, dopo aver conseguito la laurea in Economia Aziendale, ed essere stato destinato al settore Reti e Infrastrutture estere dell’Enel.

Con il passare del tempo, l’indagato sostiene di aver svolto una serie di consulenze a pagamento chieste dall’imprenditore e di aver ottenuto somme di denaro e assegni come corrispettivi. Ha anche spiegato il contenuto della conversazione telefonica registrata dal titolare della ditta: anche in questo caso si parlava di consulenze extra Enel, stando alla verità di De Punzio.

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I penalisti, a conclusione dell’interrogatorio, si sono riservati di chiedere al gip l’attenuazione della misura cautelare con la concessione dei domiciliari, dopo aver presentato istanza per un colloquio con i pubblici ministeri. A giudizio dei difensori ci sono ulteriori aspetti da chiarire, questioni che devono essere necessariamente approfondite di fronte a una denuncia per corruzione.

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