Malore causato dal ritardo, Trenitalia condannata

CEGLIE MESSAPICA - L’Eurostar Roma-Lecce era partito dalla stazione Termini alle 7,38 del 30 luglio 2007. L’arrivo ad Ostuni, stazione nella quale il passeggero Pietro Magno doveva scendere, era previsto per le 13,15. Il viaggio fu un tormento e Magno raggiunse la stazione di destinazione alle 15,50. Era “pallido in viso e più che affaticato”, e dovette ricorrere alle cure mediche.

CEGLIE MESSAPICA - L’Eurostar Roma-Lecce era partito dalla stazione Termini alle 7,38 del 30 luglio 2007. L’arrivo ad Ostuni, stazione nella quale il passeggero Pietro Magno doveva scendere, era previsto per le 13,15. Il viaggio fu un tormento e Magno raggiunse la stazione di destinazione  alle 15,50.  Era “pallido in viso e più che affaticato”, e dovette ricorrere alle cure mediche.

Ristabilitosi, Magno che di professione è avvocato, decide di rivolgersi al giudice, ritenendo “al di fuori di ogni ragionevole accettazione” quello che era accaduto. Assistito dall’avvocato Antonio Putignano si è rivolto al giudice di pace di Ceglie Messapica, avvocato Giovanni Lanzellotto, citando in giudizio Trenitalia Spa, e ottenendo il riconoscimento del danno patito.

Vale a dire “l’inadempimento o l’inesatto adempimento relativamente al contratto di trasporto passeggeri del treno Eurostar E89351 Roma-Lecce del 30 luglio 2007, con condanna al rimborso del prezzo differenziale tra la tratta Giovinazzo-Ostuni e al risarcimento dei danni subiti: mancato rispetto dell’orario, danno biologico e malore sofferto, danno da stress, lesione morale”.

La vicenda risale al 30 luglio del 2007. Magno vive tra Roma e Ceglie Messapica, dove è stato anche sindaco. Quella mattina si imbarca sull’Eurostar. Giunto nella stazione di Giovinazzo, il treno si blocca. Il capotreno al giudice Lanzellotto riferisce di un guasto alla motrice e che “era entrato in funzione il sistema Rtb (Rilevamento temperatura boccale)”: i cuscinetti di tutto il sistema, quando si supera una certa temperatura, automaticamente bloccano il convoglio”.

Uno dei macchinisti inoltre, al giudice, ha spiegato che intervennero “senza poter risolvere il problema”. I passeggeri a Giovinazzo dovettero attendere di salire su un locale per Bari. Quindi a Bari, in un caldo torrido, altra attesa, prima di salire sul treno che li avrebbe portati a destinazione.

Trenitalia, secondo il giudice, non è stata in grado di fornire la prova dell’imputabilità dell’evento a forza maggiore o caso fortuito, “atteso che, trattandosi peraltro di un treno Eurostar, quindi dotato delle più moderne tecnologie, non è concepibile che un sistema di rilevamento di temperatura non si sblocchi onde consentire la ripartenza”. “E’ pacifico – aggiunge Lanzellotto – che Magno abbia dovuto prendere altri due treni (uno per Bari e l’altro per Ostuni) per poter raggiungere quest’ultima località con circa due ore di ritardo, in una situazione climatica particolarmente disagevole”.

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