"Marsella soccorso in ritardo"

TARANTO – “Un ragazzo di 29 anni è rimasto ucciso mentre lavorava, ma è stato possibile soccorrerlo solo dopo un'ora”. Lo denuncia in una nota il comitato “Cittadini e lavoratori liberi e pensanti” a proposito dell'incidente di ieri all'Ilva di Taranto in cui è morto l'operaio 29enne Claudio Marsella di Oria. Alcuni aderenti del comitato la scorsa notte hanno occupato per alcune ore la sede dei sindacati metalmeccanici. Intanto, l'autopsia sul corpo del ragazzo prevista per oggi è stata rimandata a sabato 3 novembre prossimo. Il sindaco di Oria, Cosimo Pomarico, ha fatto sapere che proclamerà il lutto cittadino il giorno dei funerali del giovane operaio che si terranno domenica o lunedì prossimo.

Le ciminiere dell'Ilva e la città

TARANTO “Un ragazzo di 29 anni è rimasto ucciso mentre lavorava, ma è stato possibile soccorrerlo solo dopo un'ora”. Lo denuncia in una nota il comitato “Cittadini e lavoratori liberi e pensanti” a proposito dell'incidente di ieri all'Ilva di Taranto in cui è morto l'operaio 29enne Claudio Marsella di Oria. Alcuni aderenti del comitato la scorsa notte hanno occupato per alcune ore la sede dei sindacati metalmeccanici. Intanto, l'autopsia sul corpo del ragazzo prevista per oggi è stata rimandata a sabato 3 novembre prossimo. Il sindaco di Oria, Cosimo Pomarico, ha fatto sapere che proclamerà il lutto cittadino il giorno dei funerali del giovane operaio che si terranno domenica o lunedì prossimo.

La fabbrica che uccide. La stessa che assicura un posto di lavoro e uno stipendio “sicuro”, per tanti giovani e padri di famiglia. Una lotta per la vita che gli operai affrontano ogni giorno andando nell’Ilva di Taranto. La politica italiana e le istituzioni non sanno realmente cosa succede nel colosso siderurgico tarantino. Claudio Marsella è la quarantanovesima vittima dal lontano 1993, quando l’Ilva aprì i battenti.

Claudio Marsella, il 29enne di Oria che ieri ha perso la vita per un incidente sul lavoro nella zona Parco Ovest è rimasto vittima della manovra di aggancio del locomotore ai vagoni che trasportano materiali del ciclo produttivo. E' morto poco dopo l'arrivo in ospedale per la gravità delle lesioni riportate. Sul corpo, del giovane operaio, non sono stati, però, trovati segni visibili di schiacciamento - anche se sarà l'esame autoptico che sarà effettuato dal medico legale sabato mattina prossimo darà una spiegazione più sicura - ma solo un grande ematoma sul torace.

Quando è avvenuto l'incidente Claudio Marsella si trovava da solo, non ci sono testimoni che possano raccontare come sono andate realmente le cose. L'allarme è stato dato dal suo capo che non ha ricevuto risposta via radio dell'avvenuto aggancio (così come da prassi avveniva durante la manovra ndr). Quando i colleghi sono arrivati sul posto hanno trovato l'operaio a terra. Il corpo di Marsella non era incastrato fra motrice e vagoni.

Tra l'altro, l'Ilva, fa  sapere che le manovre di aggancio sono fatte con un telecomando (joystick così come viene chiamato dagli addetti ai lavori ndr) che dovrebbe mettere l'operatore in sicurezza. Quindi l'ipotesi che si avvale sempre di più è che la motrice sulla quale era Marsella, possa aver avuto un movimento brusco e improvviso, tale da far perdere l'equilibrio all'operaio oppure che lo stesso abbia avuto un malore.

Claudio Marsella era contento di lavorare all'Ilva, così come fanno sapere gli amici, e soprattutto di avere finalmente uno stipendio che poteva permettergli di costruire un futuro: un mutuo trentennale (che aveva già ottenuto) e una casa, un’indipendenza. Claudio sarà classificato, da alcuni, come uno dei tanti, di quei tanti giovani che lavorano sodo, dal lunedì al sabato (facendo anche gli straordinari), pur di avere mille euro a fine mese in banca, per riuscire in qualche modo ad avere una stabilità economica. Claudio Marsella è, invece, da classificare come un combattente. Un giovane combattente che ha reso grande l'opera di qualcun’ altro, a costo della propria vita.

Alcuni commenti che sono arrivati dopo la morte del giovane Marsella: “Quel tipo di lavori e di movimentazione dei vagoni non si possono fare da soli, una sola unità non può salire e scendere dal locomotore per agganciare e sganciare vagoni magari in pendenza” ha commentato la notizia della morte del giovane su Facebook, Leonzio Patisso.

“La fabbrica che uccide, - scrivono i giovani dalla Rete della Conoscenza in riferimento alla scomparsa del giovane operaio dell’Ilva - sia dentro che fuori. Claudio Marsella, giovane lavoratore ventinovenne, è morto nella fabbrica dei veleni a Taranto. La sicurezza sul lavoro è il grande tema quotidianamente dimenticato, utile ai media, più che alla coscienza civile di un popolo, costretto ad arrischiare la propria vita per lavorare.  Al di là di tutte le contrapposizioni, una  vita persa durante un turno di lavoro rimette in luce il disinteresse dei ‘padroni’ per la tutela dei lavoratori.  Il Governo attuale continua a non voler essere incisivo nel diffondere una cultura della prevenzione e della sicurezza sui luoghi di lavoro, né istituire meccanismi di controllo adeguati sulle scelte delle imprese”.

“La maggior parte delle imprese del nostro Paese – continuano gli studenti -  non rischiano i propri capitali, investendo in sicurezza, in ricerca e formazione per ottenere prodotti di alta qualità. Mentre l'attenzione pubblica si perde nel populismo di Grillo e Berlusconi, la vita dei lavoratori rimane in costante pericolo senza che nessun governo si ponga il problema di come evitare tali insensate tragedie.  Gli ultimi 30 anni di offensiva neo liberista hanno tragicamente schiacciato il lavoro in una morsa, minando le tutele sindacali, impedendo sempre più ai lavoratori di tutelarsi e rivendicare sicurezza e dignità, portando le morti bianche una lista infinita senza apparente ragione”.

“Pretendiamo – concludono nella lettera - che su questa tragedia, come su tutte le altre, venga fatta giustizia una volta per tutte non solo tramite le inchieste della magistratura, ma tutelando i lavoratori e le lavoratrici ed i loro diritti, fuori e dentro lo stabilimento della città delle nuvole. Il nuovo piano industriale diventa una richiesta più che emergenziale contro la speculazione economica, il ricatto occupazionale, il disastro ambientale e sociale di cui i Riva e i Governi, con i loro silenzi, sono colpevoli. E' necessario parlare di lavoro nei suoi molteplici aspetti, ridando quel valore che le logiche di mercato, negli anni, hanno sottratto.  Le morti bianche sul lavoro e nelle città (a Taranto, nei quartieri Paolo VI e Tamburi, la mortalità è 4 volte superiore alla media) devono diventare un tema politico di una "Repubblica fondata sul lavoro”.

Anche il senatore del Partito Democratico, Salvatore Tomaselli, ha espresso cordoglio e vicinanza alla famiglia Marsella: “In momento così drammatico il nostro pensiero va soprattutto alla famiglia e alle persone vicine al giovane.  L'episodio di ieri, richiama l'attenzione di tutti sulla sicurezza sul lavoro, emergenza non ancora debellata nel nostro paese. Le ‘morti bianche’ rappresentano, infatti, una piaga del tutto inaccettabile, basti pensare che dal 1 gennaio ad oggi oltre 460 persone hanno perso la vita mentre svolgevano la propria attività lavorativa.  Un dato davvero allarmante, che tutti dobbiamo impegnarci a combattere e sconfiggere, a cominciare dalla attività di prevenzione con adeguati investimenti in formazione e in più efficaci sistemi di protezione dei lavoratori”.

“L'incidente mortale avvenuto ieri mattina – conclude Tomaselli -  si aggiunge ai diversi incidenti accaduti nei giorni scorsi sempre all'interno del sito siderurgico, fortunatamente meno gravi, e si aggiunge, altresì, alla situazione fortemente critica dello stabilimento Ilva: sarebbe oltremodo grave che proprio in tale contesto si abbassasse il livello di attenzione ai temi della sicurezza dei lavoratori e pertanto auspichiamo un immediato impegno comune della proprietà e delle stesse organizzazioni sindacali, nonchè degli organi ispettivi preposti”.

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