Meglio le spaccate del rame: troppa fatica

BRINDISI – Partita chiusa con un’altra delle bande delle spaccate che hanno messo sotto pressione negozi, agenzie di scommesse e aree di servizio a Brindisi e dintorni. E questa volta gli arrestati, sette (uno dei quali già detenuto per altro) sono tutti del capoluogo, gente che aveva scartato dopo qualche tempo il mestiere di ladri di cavi in rame: poco remunerativo “alla fonte” anche se lucroso negli altri passaggi, disagiato (fango e fatica nei campi fotovoltaici, al buio e spesso nel fango), e comunque sempre rischioso. Più facile e conveniente spaccare vetrine e scassinare slot machine. Una riconversione di cui i carabinieri del Nucleo investigativo provinciale di Brindisi hanno appreso già dalle prime battute delle indagini, battezzate perciò “Cuprum”, rame, per il collegamento con il “mestiere” originario della banda.

La spaccata

BRINDISI – Partita chiusa con un’altra delle bande delle spaccate che hanno messo sotto pressione negozi, agenzie di scommesse e aree di servizio a Brindisi e dintorni. E questa volta gli arrestati, sette (uno dei quali già detenuto per altro) sono tutti del capoluogo, gente che aveva scartato dopo qualche tempo il mestiere di ladri di cavi in rame: poco remunerativo “alla fonte” anche se lucroso negli altri passaggi, disagiato (fango e fatica nei campi fotovoltaici, al buio e spesso nel fango), e comunque sempre rischioso. Più facile e conveniente spaccare vetrine e scassinare slot machine (video). Una riconversione di cui i carabinieri del Nucleo investigativo provinciale di Brindisi hanno appreso già dalle prime battute delle indagini, battezzate perciò “Cuprum”, rame, per il collegamento con il “mestiere” originario della banda.

Gruppo molto fluido nella sua composizione, a seconda dei colpi da mettere a segno e delle date, ma un capo, un promotore, c’era: Antonio Leo, 30 anni. Gli altri sono quelli che compaiono con maggiore frequenza nelle intercettazioni, che sono state ritenute dal gip molto attendibili dal punto di vista probatorio, per il loro incrocio puntuale con le azioni criminose, sette come gli arrestati, sufficiente monitorate anche attraverso un Gps piazzato proprio sull’auto di Leo. Purtroppo per i furti la banda si serviva anche di auto rubate, e in quel caso le ricostruzioni investigative sono risultate molto complesse e a volte impossibili, hanno spiegato il procuratore capo Marco Dinapoli, il pm che ha coordinato l’attività dei carabinieri, Pierpaolo Montinaro, e il maggiore Alessandro Colella, comandante del Reparto operativo provinciale.

Oltre a Leo, l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per i reati di furto e tentato furto aggravato, e di istigazione a commettere reato, le hanno ricevute Domenico Di Santantonio di 22 anni, Stefano Romano di 24 anni, Pietro Colucci di 23 anni, Francesco Raia di 30 anni, Renato Cosimo Simonetti di 25 anni e Antonio Chiarella di 20 anni. I fatti a loro addebitati sono un caso di istigazione a commettere reato del 4 dicembre 2010, fatto da cui partì l’indagine dei carabinieri; una spaccata riuscita all’area di servizio Q8 del 30 marzo 2011, sempre a Brindisi; un furto fallito, ma con danneggiamenti, al negozio Fluxa di Brindisi il 12 aprile 2011 (mentre invece analoga impresa criminosa è riuscita all’inizio dell’anno in corso); un’altra spaccata fallita il giorno dopo, 13 aprile 2011, al Bar Sisal di Brindisi; spaccata riuscita il 15 aprile 2011 al negozio Monellerie; il 26 aprile 2011 spaccata fallita al negozio Taitu di Brindisi; spaccata riuscita il 28 aprile allo store Guess; spaccata fallita l’1 maggio alla stessa area di servizio Q8 di Brindisi.

L’indagine Cuprum scatta dopo la denuncia di un dipendente dell’agenzia di scommesse Eurobet di Brindisi, che venne avvicinato all’inizio di dicembre del 2010 da alcuni membri della banda. Volevano che lui disattivasse il sistema di allarme della sala scommesse per consentire un furto liscio come l’olio. Invece la persona in questione, consultato il responsabile dell’agenzia, segnalò il fatto ai carabinieri. Ma prima di procedere fu necessario identificare “Antonio”, uno dei soggetti che aveva fatto pressing per ottenere l’esclusione dell’allarme nella notte stabilita. Era Antonio Leo, e attorno lui la ricostruzione dei componenti il nocciolo duro della banda si è allargata a macchia d’olio, nella sua auto sono installate microspie e Gps.

Un gruppo di disoccupati dal tenore di vita incompatibile con la condizione sociale dichiarata: questa era la foto della banda. Gente che non aveva neppure voglia di programmare in maniera accurata i colpi. A volte si facevano i sopralluoghi, e quasi sempre si agiva subito dopo. A volte non si facevano neppure quelli. Il reclutamento per le singole imprese avveniva in maniera casuale, scegliendo gente all’ultimo momento. Questo spiega la percentuale elevata di insuccessi, ma anche la grande mole di progetti di furti di cui gli indagati parlavano senza sapere di essere intercettati, ovviamente. L’area di servizio Q8 è stata presa di mira due volte perché la prima, quando la spaccata andò a segno, aveva assicurato ai ladri un bottino di 3mila euro tutti in monete sottratte dalle slot. Ma alla seconda visita i ladri trovarono ad accoglierli il gestore armato di pistola, e fuggirono a mani vuote.

In un altro degli episodi contestati la spaccata fallì perché la pesante mazza di ferro usata per infrangere i cristalli corazzati, rimase incastrata in una vetrata e non ci fu verso di estrarla. La massa di intercettazioni nel frattempo cresceva, ma i carabinieri sono stati rapidi nel consegnare al pm le trascrizioni, appena in due mesi. Si scoprì anche che la merce rubata, tutta firmata, veniva rivendita tra gli amici. Un ciclo continuo tra furti, collocazione della merce, nuovi progetti. Il furto è uno dei reati maggiormente avvertiti dai cittadini: “E’ una soddisfazione assicurare alla giustizia soggetti che di danni ne hanno fatti tanti – ha detto il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Andrea Paris -, soprattutto in un contesto nazionale dove i reati predatori sono in forte aumento”.

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