Mercoledì la Festa della Radio

BRINDISI - E’ davvero importante che l’Unesco abbia voluto sollecitare, in tutto il pianeta, questa festa della radio per il 13 febbraio. In quella data, infatti, nel 1946 iniziavano le prime trasmissioni radio delle Nazioni Unite e si celebrava, in qualche modo, l’inizio di una nuova era, nel campo delle comunicazioni di massa, dopo la seconda guerra mondiale e l’olocausto. L’Unesco di Brindisi ha voluto aderire a questa festa con entusiasmo, nella convinzione del valore sociale e culturale che la radio ancora possiede e di un futuro che si annuncia ancora roseo, con una manifestazione che avrà inizio alle ore 18 di mercoledì presso l’ex Convento S. Chiara.

Mimmo Tardio

BRINDISI - E’ davvero importante che l’Unesco  abbia voluto sollecitare, in tutto il pianeta, questa festa della radio per il 13 febbraio. In quella data, infatti, nel 1946 iniziavano le prime trasmissioni radio delle Nazioni Unite e si celebrava, in qualche modo, l’inizio di una nuova era, nel campo delle comunicazioni di massa, dopo la seconda guerra mondiale e l’olocausto. L’Unesco di Brindisi ha voluto aderire a questa festa con entusiasmo, nella convinzione del valore sociale e culturale che la radio ancora possiede e di un futuro che si annuncia ancora roseo, con una manifestazione che avrà inizio alle ore 18 di mercoledì presso l’ex Convento S. Chiara.

I dati degli ascolti radiofonici e del valore che i radioascoltatori annettono alle emittenti radio sono straordinari. La radio è ancora molto viva ed è davvero media non invasivo, che informa e intrattiene e che offre con grande capillarità occasioni di crescita ed intrattenimento preziose a persone di tutte le età e non a caso la sua offerta davvero si rivolge ad ogni target. L’occasione di questa serata invece vuole narrare degli anni della prima radio, di quegli anni dai Trenta ai Cinquanta del Novecento, quando dopo la scoperta di questo mezzo, negli anni Venti da parte di Guglielmo Marconi, il suo uso segna la storia dell’umanità.

Il viaggio di questo recital si svolge in Italia e narra dell’uso che ne fa il Fascismo, per consolidare il suo regime, il successo della canzone leggera italiana; ma poi anche racconta l’età della ricostruzione del paese e anche attraverso quali liriche e poeti la letteratura narra quegli anni. Anche l’ascolto di canzoni registrate, nelle esecuzioni originali di quel periodo, insieme ad immagini di film e documentari  coevi, serve a ridare il clima di quel ventennio della storia italiana che dalla tragedia del Fascismo e della guerra avrebbe portato poi alle speranze della democrazia del secondo dopoguerra.

Mimmo Tardio, che ha curato i testi, le scelte musicali e poetiche ha voluto narrare quel periodo ricorrendo alle letteratura, ( meglio alla paraletteratura) “facile” ed orecchiabile, che sia i testi che le musiche di tante canzoni  offrivano agli italiani in quegli anni; insieme ad esperienze poetiche del Novecento italiano, spesso non molto conosciute, che invece dimostrano ancora oggi la vitalità ed il valore di poeti che, seppur, in ambienti più ristretti e più acculturati,  furono per molti italiani l’occasioni per cibarsi d’una esperienza poetica di tipo ermetico e poi neorealista o impegnato.

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Tutte esperienze che, a ben vedere, inserite in un preciso contesto storico-sociale,  servono a narrare con più plausibilità quegli anni così determinanti, nel bene e nel male, i cui riverberi giungono sino ai nostri giorni.

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