"Mi hanno deriso. E ho detto basta"

OSTUNI - “Sono andato al Comune per l’ennesima volta, ero disperato perché da mesi mi fanno rimbalzare da un ufficio all’altro. Ho detto a chi mi ha ricevuto se avrei dovuto fare come quelli che protestano sui cornicioni. Mi hanno detto di farlo, e allora ci sono andato”.

Giuseppe Ciraci

OSTUNI - “Sono andato al Comune per l’ennesima volta, ero disperato perché da mesi mi fanno rimbalzare da un ufficio all’altro. Ho detto a chi mi ha ricevuto se avrei dovuto fare come quelli che protestano sui cornicioni. Mi hanno detto di farlo, e allora ci sono andato”. Giuseppe Ciraci, 37 anni, stamani ha rischiato grosso.

Non si sarebbe lanciato nel vuoto, per quanto racconta, ma era fuori di sé: “Mi sono sentito deriso, mi hanno preso in giro un’infinità di volte. E ancora, stamattina, mi dicevano che non mi avrebbero rimborsato le spese di luce e gas della palestra che ho gestito, così come invece il Comune si era impegnato a fare, per iscritto”.

Racconta la vicenda, Ciraci, al fianco del suo legale Giuseppe Bagnulo che ha curato i suoi interessi fino a oggi, con la mole di carte bollate che è stata necessaria per regolare un contenzioso nel quale l’uomo si è ritrovato, suo malgrado. Ciraci è il presidente di una associazione sportiva, ha diversi diplomi per l’esercizio dell’attività, come istruttore di arti marziali.

Nel 2009 ha preso in locazione da un ente ecclesiastico, la Fondazione Madonna Pellegrina, la palestra adiacente alla scuola media San Carlo Borromeo. Pagava regolarmente l’affitto, 1.200 euro al mese. Per un lungo periodo ha anche offerto gratuitamente la propria professionalità ai ragazzi della scuola. Una volta invitato a sloggiare con lettera protocollata del Comune di Ostuni che aveva ripreso possesso di quei locali al termine di una battaglia legale con la Fondazione, ha chiesto che gli venissero almeno riconosciute le spese, se non per intero, quantomeno per il 50 per cento.

Il Comune ha assentito e ha posto nero su bianco l’intenzione di liquidargli luce e gas per 1.700 euro. “Era il 2010 – racconta Ciraci – ma non ho mai visto un euro. Oltre al danno la beffa, insomma. Perché sono pure rimasto senza lavoro. Gestivo quella palestra, avevo anche acquistato l’attrezzatura e invece ho ricevuto un bel calcio nel sedere. Non ho protestato, una volta mandato via. Ho riconsegnato le chiavi, così come richiesto”.

“Ma almeno speravo di ricevere in tempi ragionevoli la somma che mi spettava, tutto sommato una somma sopportabile per il Comune. E invece, mi hanno mandato in quell’ufficio, poi in quell’altro. Nessuno sapeva dirmi – spiega ancora Ciraci - chi si stava occupando della mia pratica. Stamattina sono andato ancora una volta in Comune e mi sono sentito rispondere prima che, se avessi continuato, non mi avrebbero dato neanche più quei soldi. Poi che potevo accomodarmi sul cornicione. Ci sono andato. Non sono un folle, non mi ha dato di volta il cervello”.

Il carteggio è corposo a documentare il contenzioso tra i due enti in cui Ciraci si è trovato coinvolto. Ci sono le lettere del Comune, con cui si chiede di ottemperare subito alla richiesta di sgombero dei locali. Le richieste dell’interessato, che ha anche consentito gratuitamente ai ragazzi della San Carlo Borromeo di usufruire dei locali oltre che della sua attività di istruttore di discipline sportive.

“Prima di salire sul cornicione, non avevo ricevuto alcuna garanzia. Solo quando sono sceso mi hanno garantito, lo ha fatto il vicesindaco Antonio Blasi, che avrebbero provveduto rapidamente a chiudere la vicenda con una determina”. Ciraci avrà i suoi soldi, ma è ancora parecchio provato per quel che è accaduto.

“Ringrazio davvero il dirigente del commissariato di Ostuni, Francesco Angiuli, per l’umanità che ha dimostrato e per la comprensione della mia vicenda. Non so come sarebbe andata a finire se non ci fossero stati loro, i poliziotti, se alla fine non mi avessero rassicurato. E’ un mio diritto, riconosciuto, ricevere quel denaro. Non devo rimetterci, alla fine, nonostante la mia disponibilità. Qui per farsi ascoltare, senza inutili e dolorose prese in giro, bisogna compiere proteste di questo tipo. Bisogna arrampicarsi sui cornicioni”.

 

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