Multiservizi e minacce elettorali, anche il Comune parte civile

Istanza depositata dopo la delibera della Giunta Rossi nei confronti di Pietanza, nel frattempo licenziato, e degli altri imputati, dipendenti della partecipata

BRINDISI – Anche il Comune di Brindisi intende chiedere il risarcimento dei danni, patrimoniali e non, come conseguenza della lesione della propria immagine, nei confronti di Daniele Pietanza e dei dipendenti della Multiservizi, finiti sotto processo per minacce elettorali via Whatsapp, abuso d’ufficio, peculato e furto.

Parti civili

Daniele Pietanza-2L’Amministrazione comunale, in qualità di socio unico della società, sarà rappresentata dall’avvocato interno Emanuela Guarini, al quale è stato affidato incarico con delibera della Giunta, su proposta dell’assessore al Contenzioso e alla Legalità, Maurio Masiello. L’istanza è stata depositata questa mattina in apertura dell’udienza incardinata davanti al Tribunale collegiale di Brindisi, presieduto da Gienantonio Chiarelli, in occasione della prima udienza dibattimentale, poi rinviata per un difetto di notifica.

Si tornerà in aula la prossima primavera. E’ già costituita parte civile nel processo, la Multiservizi con l’avvocato Rosario Almiento. Anche in questo caso l’istanza è finalizzata a ottenere, in caso di condanna, il ristoro dei danni patiti in conseguenza delle condotte contestate dalla Procura a conclusione dell’inchiesta nata partendo da un messaggio audio spedito sulla chat di Whatsapp nel periodo delle elezioni, poi vinte al ballottaggio da Angela Carluccio, su Nando Marino. Erano le amministrative del 2016.

Il licenziamento

L’accusa di minacce dal contenuto elettorale è stata mossa innanzitutto nei confronti di Pietanza, finito ai domiciliari il 10 maggio 2018 e rimesso in libertà, lo scorso 19 ottobre dal gip, su istanza dei difensori Livio Di Noi e Cinzia Cavallo. La misura cautelare ottenuta dal pubblico ministero Giuseppe De Nozza è stata sostituita con l’obbligo di dimora. Pietanza, nel frattempo, avrebbe perso il suo posto di lavoro all’interno della Multiservizi: a quanto si apprende, sarebbe stato disposto il licenziamento prima della conclusione dei tre gradi di giudizio. L’ex dipendente è pronto a impugnare il provvedimento davanti al giudice del lavoro.

L’audio, come si ricorderà, partì dall’utenza telefonica in uso a Pietanza, ma la voce era quella di Carlo Zuccaro, dipendente Multiservizi, imputato anche lui. Quel messaggio venne inviato per sostenere la candidatura a consigliere comunale di Pasquale Luperti per il quale c’è stata ammissione al rito abbreviato di fronte all’accusa di abuso d’ufficio mossa dal pm in relazione alla rimozione della carcassa di un topo. Luperti è difeso dall’avvocato Laura Beltrami.

 “Prendiamoci per mano e andiamo a votare il nostro sindaco Angela Carluccio, tutti insieme. Amici miei, votiamo Lino Luperti come consigliere comunale” . E ancora: Buongiorno amici, grazie a tutti per l’ottimo risultato fatto avere al nostro caro amico Lino, adesso tutti insieme dobbiamo votare il nostro sindaco Angela Carluccio, tutti insieme ragazzi, prendiamoci per mano e andiamo a votare Angela Carluccio olee’”.

L’accusa

Il pm Giuseppe De NozzaI due dipendenti della società in house, avrebbero agito “in unione tra loro, cin più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso”: Pietanza in qualità di “responsabile del coordinamento dei settori e dei servizi della Bms nonché di esecutore materiale dei reati, Zuccaro in qualità di collaboratore diretto di Pietanza ed esecutore materiale”. Pietanza, inoltre, avrebbe “abusato della sua qualifica formale e del ruolo rivestito all’interno della srl, della quale di fatto ne era divenuto l’amministratore. Mentre Pietanza avrebbe fatto affidamento sulla “forza intimidatrice ingenerata negli altri dipendenti dall’essere persona pluripregiudicata per reati contro il patrimonio e in materia di contrabbando”.

La lite nella società

In tale contesto marcatamente elettorale, Pietanza avrebbe “ordinato, senza averne titolo, all’ufficio amministrativo della Multiservizi, di non effettuare il pagamento dello stipendio del mese di giugno ai dipendenti della squadra addetta al verde pubblico e coordinata sa Sandro Trane”. Di questo gruppo avrebbero parte cinque brindisini i quali si “erano dichiarato orientate a votare il candidato sindaco Nando Marino”. Trane sporse denuncia lamentando l’accaduto.

Pietanza e Zuccaro, inoltre, avrebbero minacciato il responsabile del settore Affari legali, contenzioso, telefonia, contratti, il cui padre si era candidato a sostengo di Marino: nell’impostazione accusatoria, i due avrebbero fatto sapere alla dirigente che, “ove Nando Marino non avesse vinto le elezioni, avrebbero trovato un cavillo giuridico per cacciarla via dalla Multiservizi”. Tutto questo “in data anteriore e prossima al 20 giugno 2016”.

Il furto dei computer del Comune e il peculato

Pietanza e Bruno Giannotte, altro dipendente della Multiservizi, sono accusati di furto per aver “asportato sei computer di proprietà del Comune di Brindisi”, custoditi a Palazzo Guerrieri e destinati allo Smart Lab, con danno per l’Ente pari a 9.400 euro La ricettazione di uno dei pc è contestata ad Antonio Sirio, cognato di Pietanza.

Il peculato per l’”appropriazione di quattro pneumatici e altrettanti cerchi di veicoli della Multiservizi” è accusa mossa a Pietanza, Sirio e Nicola Iacobazzi, altro dipendente della partecipata del Comune.

Brindisi Multiservizi

Abuso di ufficio

L’accusa di abuso d’ufficio, come si diceva, è stata contestata a  Pasquale Magrì, Maristella Tramonte, entrambi impiegati dell’ufficio provinciale del Lavoro e Cosimo Rizzello, dipendente Multiservizi, oltre che Luperti e Pietanza perché questi ultimi avrebbero ordinato la rimozione della carcassa di un topo morto dall’abitazione privata di Tramonte, dopo la telefonata di Magrì a Luperti.

La difesa

Nel collegio difensivo anche gli avvocati: Giuseppe Guastella, Daniela Faggiano, Carmelo Molfetta, Silvio Molfetta e Paoloantonio D'Amico.

Pietanza affronterà l’esame come imputato. Ha già avuto modo di respingere le accuse, in occasione dell’interrogatorio di garanzia, all’indomani della notifica dell’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari. Al gip disse:  “Non posso pagare per essere amico da una vita di Lino Luperti e per aver fatto più del mio lavoro: Lino lo conosco da anni, ho sempre simpatizzato per lui politicamente ma non ho mai minacciato nessuno per ottenere un voto in suo favore. Né tanto meno sono stato l’amministratore di fatto della Multiservizi. Falso anche che io abbia rubato pc del Comune e pneumatici della società”.

 

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