Intervento/ Festa del Lavoro: primo, non ammalarsi di disoccupazione

Il Primo Maggio è la festività dedicata ai lavoratori, una giornata riservata al riposo ed alle riflessioni su un valore così importante da rientrare tra i punti cardine della nostra Costituzione con l'articolo 1: "L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro"

Il Primo Maggio è la festività dedicata ai lavoratori, una giornata riservata al riposo ed alle riflessioni su un valore così importante da rientrare tra i punti cardine della nostra Costituzione con l’articolo 1: “L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. Le prime rivendicazioni sui diritti dei lavoratori risalgono a1 1855, data in cui in Australia un gruppo di operai si mobilitò per chiedere turni regolamentati dal buon senso, i cui valori vennero ripresi nel XX secolo in tutta Europa per affermare l’indipendenza e l’autonomia dei lavoratori europei.

Il giorno simbolico in cui festeggiare i diritti del lavoratore fu scelto dalla Seconda Internazionale nel 1889 a Parigi, per ricordare una manifestazione sfociata nel sangue a Chicago il primo maggio del 1886. Negli ultimi decenni questa data ha perso parte del suo significato originale, richiamando l’attenzione su un diritto, quello del lavoro, sempre più irraggiungibile per molti italiani.

I tassi elevatissimi di disoccupazione, ritornati a crescere (secondo i dati pubblicati il 29 aprile), pongono forti interrogativi sull’attuale mercato del lavoro e sul sistema di riforme presente nel nostro Paese: due fattori che da decenni non creano le condizioni per la crescita economica dell’Italia, tagliando fuori dal mondo del lavoro milioni di italiani. La disoccupazione è un problema sociale molto sottovalutato dai mass-media: la semplice elencazione di cifre non rende merito alle problematiche ed ai disagi affrontati da chi, sfortunatamente, arriva a perdere la propria identità lavorativa.

Del resto, la piramide dei bisogni umani di Maslow, creata nel 1954 ed ormai riconosciuta in tutto il mondo, afferma che, dopo i bisogni fisiologici (fame, sete, sonno) e di sicurezza (una casa in cui cercare riparo), l’uomo avverte il bisogno di appartenere ad un gruppo sociale e necessita della stima delle persone che lo circondano. Elementi indissolubilmente legati al lavoro.

La verifica di quanto appena detto la troviamo in un semplice gioco che possiamo fare tra amici: se qualcuno ci chiedesse “chi siamo?”, la nostra risposta descriverebbe sicuramente la nostra identità di lavoratori. Non ci dobbiamo quindi stupire del grande dramma psicologico vissuto da chi riveste lo status di “disoccupato”.

Numerosi studi hanno messo in evidenza quanto la mancanza di un lavoro incida sulla salute psicofisica dell’individuo, provocando o peggiorando stati patologici e favorendo l'insorgenza di disturbi di vario tipo. Le rinunce economiche sono un elemento secondario del disagio vissuto: vi sono ripercussioni nel campo sociale e nell’autostima del disoccupato, elementi che arrivano a colpire anche il suo nucleo familiare.

Gli stati d’umore possono passare dalla tristezza profonda all’irascibilità, a causa di un’immagine di sé minacciata dal senso d’impotenza con cui ci si trova a convivere. In queste condizioni diventa sin troppo semplice cadere in comportamenti rischiosi e devianti: aumento del consumo di bevande alcoliche, di tabacco, giungendo persino a commettere per piccoli furti pur di portare in casa qualcosa per venire incontro alle esigenze dei familiari.

Vi sono alcuni consigli utili per arginare i disagi provocati dalla disoccupazione. Non rinunciare ai propri interessi inerenti al lavoro: la perdita dell’occupazione non deve coincidere con la perdita delle proprie abilità; aumentare la propria partecipazione ad associazioni e attività collettive;
coltivare le relazioni extrafamiliari in modo da rimanere attaccati alla realtà, combattendo la solitudine; darsi quotidianamente dei micro-obiettivi quotidiani da realizzare.

La concretizzazione di queste semplici norme potrà non garantire il recupero del lavoro, ma permetterà una risposta più funzionale e reattiva nel vivere questa esperienza. Del resto, provare un senso di colpa in seguito alla perdita del lavoro è qualcosa di normale e comune a tutti coloro che si trovano a fronteggiare difficoltà esistenziali di questo tipo. Tuttavia, spesso ci si dimentica che non tutto dipende dalla nostra volontà e che, quindi, più che vivere nell’ossessione della ricerca del lavoro, bisogna investire il tempo su sé stessi, sapendo riconoscere, nella fatica per il proprio miglioramento personale e professionale, l’unico bene da perseguire.

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Ancor più importante, e legata alla responsabilità collettiva e sociale, è l’importanza dignitosa che il lavoro assume per la vita di ogni essere umano, un bene che non può esser degradato a merce di scambio. Quando viene promesso un posto di lavoro in cambio di qualcosa viene meno uno degli elementi fondamentali alla base del vivere civile: l’onestà. Determinate abitudini politiche sono dure a morire, ma basta davvero poco per capire che sono le scelte sbagliate del passato a determinare la crisi che i nostri giovani stanno vivendo ancor oggi, 1 Maggio 2015.

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