New deal: Loparco accusa, il sindaco querela

OSTUNI - A margine dell’udienza del 3 febbraio scorso, aveva annunciato imminenti rivelazioni inerenti il processo in corso che lo vede imputato, insieme ad altri tre pregiudicati del posto. Denis Loparco (38 anni, in cella dal 1° aprile 2009), la parola in aula l’ha presa per davvero...

foto conferenza stampa Polizia_arresti banda della calibro 9

OSTUNI - A margine dell’udienza del 3 febbraio scorso, aveva annunciato imminenti rivelazioni inerenti il processo in corso che lo vede imputato, insieme ad altri tre pregiudicati del posto. Denis Loparco (38 anni, in cella dal 1° aprile 2009), la parola in aula l’ha presa per davvero, per leggere un memoriale di una decina di pagine contenente accuse gravissime nei confronti di quegli stessi imprenditori, politici e amministratori locali che figurano tra le vittime dei presunti componenti la “banda della calibro 9”: sodalizio criminale che per un anno (dal marzo del 2008 alla primavera del 2009) avrebbe seminato il panico in città.

“Siamo stati assoldati prima dal gruppo dell’avvocato Luca Marzio poi dal sindaco Domenico Tanzarella e dall’imprenditore Giovanni Epifani. Questi signori prima si sono fatti la guerra, poi hanno fatto pace, dividendosi appalti, posti di potere, tangenti. Mi hanno commissionato azioni intimidatorie ed utilizzato per i loro interessi. Poi, una volta che non servivo più ai loro disegni ed ero diventato ingombrante, hanno fatto in modo che io e i mie amici finissimo in carcere e loro passassero per vittime”.

Questa, in sintesi, l’accusa lanciata da Loparco. Pensieri messi per iscritto e letti dinanzi al collegio presieduto dal giudice Gabriele Perna. Una deposizione spontanea la sua, resa nell’ambito del processo che lo vede imputato, quale presunto responsabile di una sequela di atti intimidatori, che per l’accusa sono da addebitare, dal primo fino all’ultimo, a carico dello stesso Loparco e degli altri tre indagati finiti alla sbarra: Alfredo Capone (52 anni), Pierluigi Cisaria (42) e Giovanni Basile (32). Tutti ostunesi e tutti imputati per i reati di associazione mafiosa, estorsione, furto, rapina, danneggiamenti e detenzione abusiva di armi. Una trentina gli episodi contestati.

Loparco sostiene di essere stato contattato, nella primavera del 2008, dai cugini Luca e Roberto Marzio per una commissione speciale: “compiere azioni intimidatorie nei confronti dell’imprenditore Giovanni Leone, di San Vito dei Normanni, affinché lo stesso rinunciasse a partecipare alla gara di appalto per la ristrutturazione di una palazzina nella Zona 167 della Città bianca, in maniera da favorire l’offerta presentata dall’impresa di famiglia “Edil Tarì”.

“In questa circostanza mi tirai indietro, e con la famiglia Marzio si ruppero i rapporti. A quel punto raccontai tutto al sindaco Tanzarella, che mi manifestò la sua gratitudine per averlo informato e a sua volta mi commissionò, insieme all’imprenditore Giovanni Epifani, una incursione presso il municipio di Francavilla Fontana, al fine di sottrarre furtivamente, dagli uffici comunali, il fascicolo delle offerte riguardanti la gara d’appalto per la costruzione del nuovo Palazzetto dello Sport. Furono gli stessi committenti a passarmi le chiavi dello scaffale dal quale avrei dovuto prelevare il carteggio. Così feci. Rispetto alla somma pattuita di 100.000 euro me ne volevano dare soltanto 15.000. Rifiutai”.

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Il memoriale è già stato acquisito  dai Pubblici ministeri Milto De Nozza e Alberto Santacatterina, per gli approfondimenti e le verifiche di rito. Sdegno, intanto, hanno manifestato tutti coloro che a vario titolo sono stati tirati in ballo da pregiudicato ostunese. E sono già partite nei suoi confronti le prime denunce per calunnia. “La fantasia criminale al potere”. Questo il primo commento del sindaco Domenico Tanzarella. “Siamo di fronte – ha aggiunto il primo cittadino - all’estremo tentativo di difesa da parte di un criminale che inventandosi fatti e circostanze che non stanno né in cielo né in terra, cerca di stravolgere la realtà, capovolgendo la ricostruzione della pubblica accusa”.

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