Porta la nonna paterna in Tribunale per avere 250 euro al mese

Ricorso respinto: “Disponibilità dell’anziana esigue”. La finanza scopre che il nipote aveva percepito redditi. Chiedeva denaro per l’università

BRINDISI – “Dopo la morte di mio padre, i nonni non hanno mai contribuito al mio mantenimento e ora che mi sono iscritto all’università, lo stipendio della mamma non basta più”. Per questo motivo un ragazzo brindisino aveva citato in Tribunale la nonna paterna, rimasta vedova nel frattempo, per avere un assegno mensile pari a 250 euro.

Il caso

avvocato angelo brescia-2Il ricorso è stato respinto essendo “infondato” dal presidente del Tribunale di Brindisi,  all’esito delle verifiche demandate alla Guardia di Finanza, sulle condizioni economiche e patrimoniali dell’intera famiglia. Perché i finanzieri hanno accertato che il reddito della nonna paterna - rappresentata dall’avvocato Angelo Brescia -  è esiguo e hanno anche scoperto che il ragazzo aveva dichiarato redditi da lavoro dipendente. (Nella foto accanto l'avvocato Angelo Brescia)

In questa storia – alla fine – sono stati coinvolti anche i nonni materni, come si evince dal decreto depositato nei giorni scorsi, poiché i finanzieri hanno eseguito verifiche anche nei loro confronti.  

La storia arriva da Ostuni, dove risiede la famiglia. Nella Città Bianca viveva il ragazzo che si è iscritto dalla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Torino, e vivono la mamma, la nonna paterna e i nonni materni-

Le verifiche della Guardia di Finanza

A distanza di quasi un anno dal deposito dell’istanza, è arrivata la pronuncia del Tribunale: “Il ricorso è inammissibile e comunque infondato”. Inammissibile perché, come si legge nel decreto, la “legittimazione attiva per ottenere l’intervento sussidiario degli ascendenti (ossia i nonni, ndr) spetta esclusivamente ai genitori e non ai figli”.

Fatta questa prima precisazione, il presidente del Tribunale ha scritto che lo studente “non ha fornito alcuna idonea prova, ma risulta dall’informativa dei militari dalla Guardia di Finanza di Ostuni che nel 2016 il ricorrente ha percepito redditi da lavoro dipendente oltre che da rendita immobiliare”. Nel ricorso, inoltre, si chiedeva un contributo “non già per far fronte alle più elementari esigenze di sostentamento, ma piuttosto a consentire – si legge – la frequenza, per giunta fuori sede, di un corso universitario”.

“A mero titolo di completezza espositiva va poi rimarcato come, a fronte di redditi della nonna materna, nei cui confronti però il ragazzo non ha ritenuto di formulare alcuna domanda, pari a quasi 18mila euro nel 2017 (per tacere dei quasi cinquemila percepiti dalla madre nello stesso anno), il reddito dichiarato dalla pensionata sempre nel 2017 è stato di circa novemila euro (oltre alla titolarità di un immobile, verosimilmente adibito a sua abitazione”, è scritto sempre nel decreto.

La conclusione

E ancora: “Anche sotto questo profilo, attesa l’esiguità dei redditi della nonna paterna (appena sufficienti per le esigenze di vita di una persona ormai settantenne), specie se confrontata con la ben diversa e maggiore capacità patrimoniale della nonna materna”, la domanda del ragazzo “si appalesa del tutto infondata”.

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Commenti (2)

  • Avatar anonimo di Ntunucciu
    Ntunucciu

    Qualcuno dovrebbe vergognarsi !

  • Anche a Lecce c'è la facoltà di giurisprudenza. Fatti l'abbonamento al treno e vedrai che i soldi ti basteranno, bamboccio bello.

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