“Non accettiamo più le promesse”

BRINDISI - “A noi non interessa quale ditta, quale appalto, quale mansione. A noi interessa la garanzia del lavoro. Ma dev’essere una garanzia certificata. Che poi sia Sogesa, un’altra società, a noi va bene lo stesso”.

Rosario Mazzarella con i lavoratori Sogesa qualche mese fa

BRINDISI - “A noi non interessa quale ditta, quale appalto, quale lavoro. A noi interessa la garanzia di un posto di lavoro. Ma dev’essere una garanzia certificata. Che poi sia Sogesa, un’altra società, oppure l’Edipower direttamente, a noi va bene lo stesso. Siamo qui ormai da quattro giorni, andiamo avanti. Le nostre famiglie ci dicono di continuare. Non vogliamo più incontrare nessuno, non abbiamo più voglia di parlare con il dottor Mazzarella (Rosario Mazzarella, il rappresentante legale di Sogesa, ndr), e’ bene che nessuno venga più quassù se non ha da darci certezze”.

E’ un fiume in piena, Giancarlo Leone, uno dei cinque addetti che protestano in cima a una torre, a quaranta metri di altezza. Provato, come gli altri, dalla permanenza sulla torre del nastro trasportatore della centrale Edipower. Lo si sente dalla voce, dalla difficoltà che incontra, anche per il vento, a scandire le parole. Non si lascia prendere dalla disperazione, così come non mollano i suoi quattro colleghi, coloro che proseguono a oltranza.

“A questo punto penso che resteremo qui fino allo scadere della settimana di tempo chiesta da Edipower e A2A per fornire una risposta sulla proroga dell’appalto”. Andare avanti per altri due mesi potrebbe servire a evitare temporaneamente la cassa integrazione, le cui procedure di avvio sono state comunicate ai 24 lavoratori a mezzo lettera, e che non si sa neppure se è un ammortizzatore sociale cui potranno avere accesso i lavoratori Sogesa.

E inoltre a individuare una soluzione che garantisca loro la solidità di un’occupazione stabile, per guardare al futuro senza patemi. Hanno mogli e figli i cinque che sono rimasti lassù, a quaranta metri da terra. Parenti preoccupati ma che sono determinati quanto loro a supportarli, perché rivendichino con ogni mezzo il loro diritto a non disperdere i sacrifici di una vita.

I sindacati di settore confederali (Cgil, Cisl e Uil) stanno seguendo da vicino l’evolversi della vicenda. Anche il Cobas è dalla parte degli addetti e attraverso le proprie voci ufficiali non fa che rimarcare l’impegno di operai che hanno effettuato per una vita lavori indispensabili per l’attività della centrale Edipower, dando la propria disponibilità anche a notte fonda per intervenire, in caso di necessità.

C’è il sole oggi. E per fortuna la temperatura è abbastanza mite. Il vento non è più così forte come lo è stato nella notte di ieri. Ma è comunque dura. “Siamo stanchi e provati. Per fortuna non ci manca da mangiare, Edipower si sta prodigando per garantirci assistenza. Andiamo avanti, sperando che qualcuno riesca a farsi carico dei nostri posti di lavoro. Non vogliamo restare in mezzo a una strada”.

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