"Non mi chiesero soldi e non mi minacciarono, volevano solo posti di lavoro"

OSTUNI – Prima chiede di rilasciare dichiarazioni spontanee, ma poi l’ostunese Denis Loparco, 38 anni, detenuto assieme ai complici Alfredo Capone, 52 anni, Giovanni Basile, 32 anni, e Pierluigi Cisaria, 42 anni, tutti di Ostuni, cambia idea. Dopo l’interrogatorio dell’imprenditore edile sanvitese Giovanni Leone non ritiene di dover dire più nulla. Probabilmente soddisfatto delle dichiarazioni di Leone che dice e non dice. Anzi, rispetto alla denuncia sottoscritta nel Commissariato di Ostuni il 29 gennaio del 2009, dice praticamente niente. All’epoca sottoscrisse (“Ma erano i poliziotti a scrivere, non io”, afferma con durezza) che Loparco e Cisaria lo avevano minacciato e gli avevano chiesto denaro. Oggi, invece, afferma che avevano chiesto due posti di lavoro: uno per Cisaria come guardiano notturno e l’altro come operaio diurno. “Ma soldi gliene hanno chiesti?”, domanda il pubblico ministero Santacatterina. “No”, risponde l’imprenditore.

Denis Loparco

OSTUNI –  Prima chiede di rilasciare dichiarazioni spontanee, ma poi l’ostunese Denis Loparco, 38 anni, detenuto assieme ai complici Alfredo Capone, 52 anni, Giovanni Basile, 32 anni, e Pierluigi Cisaria, 42 anni, tutti di Ostuni, cambia idea. Dopo l’interrogatorio dell’imprenditore edile sanvitese Giovanni Leone non ritiene di dover dire più nulla. Probabilmente soddisfatto delle dichiarazioni di Leone che dice e non dice. Anzi, rispetto alla denuncia sottoscritta nel Commissariato di Ostuni il 29 gennaio del 2009, dice praticamente niente. All’epoca sottoscrisse (“Ma erano i poliziotti a scrivere, non io”, afferma con durezza) che Loparco e Cisaria lo avevano minacciato e gli avevano chiesto denaro. Oggi, invece, afferma che avevano chiesto due posti di lavoro: uno per Cisaria come guardiano notturno e l’altro come operaio diurno. “Ma soldi gliene hanno chiesti?”, domanda il pubblico ministero Santacatterina. “No”, risponde l’imprenditore.

Nel processo dinanzi alla sezione collegiale presieduta da Gabriele Perna si discute dell’accusa di associazione mafiosa finalizzata alle estorsione, agli attentati e vari atti intimidatori nei confronti di imprenditori e di amministratori e politici ostunesi. Comune che si è costituito parte civile con l’avvocato Mauro Masiello. A Ostuni nel 2008 ci fu molta tensione. Tanti attentati ad amministratori e ad imprenditori. Lo stesso sindaco Domenico Tanzarella era finito nel mirino della malavita. O meglio, del gruppo composto da Loparco, Basile, Cisaria e Capone. Pretendevano, secondo i capi di imputazione, il pizzo sugli appalti dati dal Comune. E stessa cosa dai privati. Per quanto riguarda Leone, Loparco gli avrebbe detto che avrebbe dovuto lasciare l’appalto per lavori di ristrutturazione in un condominio della Città bianca. “Per quale motivo?” gli ha chiesto il pm. “Non l’ho mai saputo”, ha risposto l’imprenditore. Ma lui l’appalto non lo lasciò. I lavori durarono sei mesi e non pagò nessun tipo di pizzo.

Leone questa mattina ha riconosciuto in aula Loparco, Capone e Cisaria. Che sono gli stessi che il 29 gennaio del 2009 individuò su foto segnaletiche mostrategli dagli agenti e contro i quali sporse denuncia. I fatti risalivano al 2008 quando l’imprenditore stava lavorando a Ostuni. “Verso mezzogiorno del 29 gennaio del 2009 – ha riferito oggi – al cantiere arrivò un’auto con a bordo una donna e due uomini. Non sapevo che fossero poliziotti. Mi dissero che dovevo andare con loro. Ebbi paura. Ma poi un mio collaboratore mi disse che erano poliziotti. In commissariato mi chiesero se conoscevo Loparco, Cisaria e Capone, se avevo ricevuto richieste di denaro. Io dicevo di no e loro insistevano, Loro insistono sempre anche se tu dici di no”. Poi firma la denuncia e lo riaccompagnano al cantiere.

Leone ricorda che la prima visita ricevuta fu quella di Loparco che gli disse di lasciare quel lavoro. “Dopo qualche mese, forse uno o due mesi, venne Cisaria, e mi chiese di assumere lui e un’altra persona della quale non ho mai saputo il nome. Venne a titolo personale, non mi disse mi manda tizio o caio”. L’1 aprile del 2009 Loparco e i suoi amici furono arrestati con l’accusa di essere gli autori di attentati, minacce, estorsioni, nei confronti del sindaco di Ostuni avvocato Domenico Tanzarella, di altri amministratori, funzionari comunali, dell’avvocato Luca Marzio e alcuni imprenditori. Ma questa volta la sua performance è durata solo pochi minuti. Non è stato come  nell’udienza del 17 febbraio, quando consegnò il dossier col quale tira in ballo Tanzarella e tanti altri quali mandanti dei misfatti suoi e dei suoi compari.

Il processo ha preso avvio il 3 febbraio scorso.  Denis Loparco accusa “il sindaco Tanzarella perché durante l’udienza mi ha minacciato dicendomi: "Hai un bel bambino fuori",  attento a quello che dici”. Tanzarella lo querela. Nell’udienza del 17 febbraio arriva un’altra bomba: il memoriale col quale indica come suoi mandanti il sindaco di Ostuni e l’avvocato Luca Marzio. Parla di lotte politiche; dei due professionisti che si rivolgono a lui per le pressioni necessarie; parla della successiva pacificazione tra Tanzarella e Marzio e quindi della decisione di scaricarlo e farlo arrestare. Loparco fa riferimento anche al nuovo procuratore di Brindisi Marco Di Napoli, affermando che Tanzarella non lo gradiva. E accusa i poliziotti del Commissariato di Ostuni, tutti amici, a suo dire, del sindaco-avvocato Domenico Tanzarella. Loparco, per questo suo memoriale, ha ricevuto altre querele. L’udienza di oggi, dopo la deposizione di Leone, è stata aggiornata al 30 giugno. Saranno interrogati gli ultimi cinque testi citati dalla pubblica accusa.

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