Omicidio Salati, per i pentiti Gabibbo e Maradona pene ridotte nell’Appello-bis

Francesco Gravina condannato a 12 annie e Cosimo Guarini a nove anni, nove mesi e dieci giorni. La sentenza della Corte d'Appello di Taranto, dopo che la Cassazione ha annullato con rinvio per le posizioni dei due imputati in abbreviato

BRINDISI – Pene ridotte nell’Appello-bis per i collaboratori di giustizia, ex affiliati della Scu, Gabibbo, al secondo Francesco Gravina, e Maradona, ossia Cosimo Giovanni Guarini, imputati per l’omicidio di Giancarlo Salati, avvenuto a Mesagne il 16 giugno 2009: il primo è stato condannato a 12 anni di reclusione, a fronte dei 13 e quattro mesi inflitti dalla Corte d’appello di Lecce e l’altro a nove anni, nove mesi e dieci giorni rispetto ai dieci.

Il bacio ironico di Francesco Gravina ai giornalistiLa pronuncia è della Corte d’Appello di Taranto ed è arrivata nella tarda mattinata di oggi per ridefinire le sole pene dopo l’annullamento con rinvio disposto dalla Cassazione, fermo restando l’accusa in relazione ai ruoli che i due hanno confessato, sia pure in tempi differenti. Basista il primo, esecutore materiale in secondo.

La pronuncia degli Ermellini risale allo scorso anno, in accoglimento del ricorso presentato e discusso dal difensore Sergio Luceri per Guarini. Il penalista del foro di Lecce assiste anche il primo collaboratore della Scu dei giorni d’oggi, vale a dire Ercole Penna. Mentre quest’ultimo ha scelto la strada del processo ordinario ed è stato condannato a nove anni, pena di recente diventata definitiva, Guarini e Gravina hanno optato per il rito abbreviato. Gravina (nella foto mentre lancia un bacio ironico prima di essere portato in carcere) è assistito dall’avvocato Manfredi Fiormonte del foro di Roma, lo stesso che difende Vito Di Emidio, alias Bullone, nei processi sugli omicidi che lui stesso ha confessato.

Tutti gli imputati, così come Massimo Pasimeni, alias Piccolo dente, per il quale la condanna all’ergastolo è stata confermata nelle scorse settimana dalla Cassazione,  furono arrestati il 27 gennaio 2012 nel blitz della Squadra Mobile chiamato Revenge, ossia vendetta, sulla base delle dichiarazioni inizialmente rese da Ercole Penna. Fu il primo a parlare dell’esecuzione che costò la morte di Salati, detto Menzarecchia, 62 anni, pestato a sangue, a colpi di bastone, nella cucina della sua abitazione, per fargli pagare il fatto che avesse una relazione con una ragazza di Mesagne che all’epoca aveva 15 anni.

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