“Mettiti sul letto sennò ti ammazzo”: arrestato per violenza sessuale e rapina

Arrestato Salvatore Intrepido, 62 anni, accusato di essersi introdotto nell’abitazione di una massaggiatrice di Ostuni e di averla minacciata con un coltello. Incastrato dalle telecamere. Interrogato dal gip ha confessato: “Chiedo scusa a quella donna”

OSTUNI – “Mettiti sul letto e stai ferma, sennò ti ammazzo”: con le accuse di violenza sessuale e rapina a una massaggiatrice di Ostuni è finito in carcere Salvatore Intrepido, 62 anni, originario di Trepuzzi, nel Leccese, ma residente a Noci, in provincia di Bari. Davanti al gip ha confessato, ripetendo quel che disse agli agenti del commissariato della Città Bianca un mese fa, e ha chiesto scusa a quella donna di nazionalità cinese che raggiunge nella sua abitazione, dopo averla contattata chiamando il numero di telefono pubblicato su un sito internet.

L’arresto

Intrepido è stato arrestato dagli agenti del commissariato nella serata di venerdì scorso, in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi Maurizio Saso, su richiesta del pubblico ministero Francesco Carluccio. Questa mattina (lunedì 15 luglio 2019) ha affrontato l’interrogatorio di garanzia, alla presenza dell’avvocato Angelo Brescia del foro di Brindisi.

Le accuse

Gli episodi contestati sono relativi sono relativi al 21 agosto e al 13 settembre dello scorso anno. Stando a quando accertato dai poliziotti, partendo dalla denuncia sporta dalla donna, l’indagato si sarebbe “introdotto nell’appartamento in cui lei svolgeva l’attività di massaggiatrice e dopo averla picchiata e averle legato i polsi”, si sarebbe impossessato di 400 euro. Somma che la donna aveva nascosto in un “contenitore per trucchi, in bagno”.

Il mese successivo, Intrepido sarebbe tornato nell’abitazione della donna e in questa circostanza, secondo l’accusa, si sarebbe presentato “armato di coltello” per minacciarla per poi costringerla “ad avere rapporti sessuali”. La massaggiatrice, stando a quanto contestato nel provvedimento di custodia, sarebbe stata bloccata ai polsi “con un filo di nylon di colore bianco”, mentre sulla bocca l’uomo le avrebbe messo nastro adesivo per impedirle di urlare.

Prima di andare via avrebbe preso la somma di 140 euro. In questo caso, tutto venne ripreso da una telecamere che la donna installò temendo il ripetersi di episodi analoghi a quello di agosto. Il gip ha contestato le aggravanti dell’”aver commesso il fatto con l’uso delle armi, ponendo la persona offesa in uno stato di incapacità di volere o di agire e di aver commesso il fatto all’interno dell’abitazione della persona offesa”. Nel provvedimento di arresto, sono state definite concrete e attuali le esigenze cautelari, in ordine al pericolo di reiterazione del reato.

La difesa

Intrepido ha confessato un episodio, quello di settembre. Per quello precedente, invece, si è professato estraneo ai fatti. L’indagato lo scorso 5 giugno, accompagnato dal penalista Brescia, si presentò negli uffici del commissariato per rendere confessione e ricostruire il contesto nel quale decise di entrare in contatto con donne asiatiche.

In quella sede disse di essere arrivato a Ostuni con la sua auto e di averla parcheggiata davanti alla villa comunale, una volta sceso avrebbe cercato su un sito internet  dei contatti, riuscendo a trovare numero e indirizzo di una donna cinese.

Il coltello

Una volta entrato nell’abitazione, stando a quanto sostenuto da Intrepido, avrebbe deciso di rapinarla e per questo avrebbe bloccato la donna legandole i polsi con dello spago trovato nello stesso appartamento. “Mentre la legavo, lei si lamentava e non ho stretto troppo”, si legge nel verbale relativo alla confessione resa a giugno. “Poi ho preso un coltello che avevo usato per aprire i panini, al fine di intimorirla e le ho detto di stare ferma, altrimenti l’avrei ammazzata. Ma non le avrei mai fatto del male. Prima di andare via presi dei soldi”. Infine, le scuse: “Mi rendo conto di quello che ho fatto, chiedo scusa, stavo attraversando un periodo particolare della mia vita”.

La difesa, tenuto conto della confessione, ha già anticipato la volontà di presentare ricorso al Tribunale del Riesame di Lecce per chiedere l’annullamento della misura cautelare o, in subordine, l’attenuazione con il riconoscimento dei domiciliari.

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