Pacco bomba: incubo racket a Ceglie

CEGLIE MESSAPICA - Un messaggio inquietante, recapitato a domicilio: per intimidire, di sicuro. Ma anche per fare danni. E proprio nel giorno in cui il Comitato antiracket avrebbe incontrato a Brindisi il prefetto Nicola Prete per fare il punto della situazione a margine di alcuni recenti fatti di cronaca. Ha giocato d’anticipo la criminalità. Colpirne uno per spaventarne cento. Forse questo il tono mafioso dell’ambasciata. E’ probabile che dovesse esplodere il pacco bomba che ignoti la notte scorsa hanno adagiato sull’uscio dell’agenzia di servizi funebri di Matteo Menga, nel cuore del centro storico di Ceglie Messapica. Forse un difetto nel marchingegno esplosivo ha reso innocuo l’ordigno. Ma se lo scoppio ci fosse stato di certo avrebbe prodotto danni ingenti.

La stazione carabinieri di Ceglie Messapica

CEGLIE MESSAPICA - Un messaggio inquietante, recapitato a domicilio: per intimidire, di sicuro. Ma anche per fare danni. E proprio nel giorno in cui il Comitato antiracket avrebbe incontrato a Brindisi il prefetto Nicola Prete per fare il punto della situazione a margine di alcuni recenti fatti di cronaca. Ha giocato d’anticipo la criminalità. Colpirne uno per spaventarne cento. Forse questo il tono mafioso dell’ambasciata. E’ probabile che dovesse esplodere il pacco bomba che ignoti la notte scorsa hanno adagiato sull’uscio dell’agenzia di servizi funebri di Matteo Menga, nel cuore del centro storico di Ceglie Messapica. Forse un difetto nel marchingegno esplosivo ha reso innocuo l’ordigno. Ma se lo scoppio ci fosse stato di certo avrebbe prodotto danni ingenti.

Un’alba di panico, dunque, quella vissuta dall’imprenditore commerciale destinatario della missiva esplosiva ma anche dai residenti e dagli operatori commerciali di Piazza Plebiscito e dintorni, dove per alcune ore gli artificieri sono stati impegnati per disinnescare l’ordigno artigianale posto all'ingresso dell’agenzia di onoranze funebri, in via Francesco Argentieri, all’altezza di Largo Osanna.

Un cilindro metallico, pronto ad esplodere, quello che gli artificieri antisabotaggio del nucleo investigativo del reparto operativo del comando provinciale dei carabinieri di Brindisi hanno rimosso, dopo aver isolato la zona e messo in totale sicurezza il congegno esplosivo. A dare l’allarme, alle prime luci del giorno, è stato lo stesso Matteo Menga, che recatosi presso la sede della propria agenzia, ha notato all’altezza di una ringhiera posta a ridosso dell’esercizio commerciale ha notato lo strano dischetto dotato di fili elettrici. Ad occhio nudo una bomba, pronta a deflagrare. Allontanatosi dal posto, il commerciante ha così allertato i carabinieri della locale stazione che giunti sul posto hanno sollecitato il tempestivo intervento degli artificieri.

Le indagini, tese all'accertamento del movente e all'identificazione degli ignoti malfattori, puntano in primo luogo ad appurare l’ipotesi della pista estorsiva: al momento la più plausibile, sebbene il commerciante abbia precisato ai militari di non aver ricevuto ad oggi né minacce né richieste di pizzo da parte della malavita dedita al racket delle estorsioni. Dopo gli ultimi accadimenti criminosi che si sono consumati nel territorio di Ceglie Messapica, l’associazione antiracket (Aciam) era stato fissato per stamane un incontro in prefettura.

Nell'ultimo incontro avuto con l'Amministrazione Comunale, l'Aciam ha chiesto che il Comune si costituisca parte civile nei due processi per usura che vedono come vittime alcuni imprenditori locali. Se quersto c’entri qualcosa con l’avvertimento di stamane sarà l’attività investigativa a stabilirlo. Di certo il segnale è forte. E la coincidenza piuttosto strana. La stessa associazione, per bocca del suo presidente, Domenico Maggi, aveva inoltre chiesto proprio nei giorni scorsi che fosse concesso il patrocinio gratuito a quei cittadini che denunciano estorsori ed usurai.

Un vero e proprio campanello d’allarme quello lanciato dal presidente dell’associazione antiracket soltanto poche ore prima della plateale azione criminale di stamane: “Agli Istituti di Vigilanza - scriveva pochi giorni fa Maggi - è richiesto di controllare, meglio di come non si faccia oggi, il territorio urbano e rurale segnalando alle forze dell'ordine eventuali presenze sospette. Ai Vigili Urbani chiediamo che si impegnino ancora di più rispetto a quanto stiano già facendo negli ultimi tempi, la loro presenza costante sul territorio può essere di grande aiuto per individuare presenze non gradite nel nostro comune. Ai cittadini chiediamo di essere attenti e di comunicare tempestivamente eventuali movimenti sospetti alle forze dell'ordine oppure all'Aciam. Non vogliamo creare assolutamente allarmismi né vogliamo un territorio militarizzato, ma l'impegno di tutti affinché la nostra città sia più tranquilla e vivibile”.

E stamane la malavita è tornata a lanciare la sfida, poche ore prima che a Brindisi il prefetto ricevesse la delegazione del comitato antiracket, alla presenza ance del Presidente della Provincia di Brindisi Massimo Ferrarese: “A rischio l’immagine di una realtà che si sta affermando a livello internazionale in campo turistico”, ha sottolineato Ferrarese, che dal prefetto ha ricevuto assicurazioni circa la possibilità di potenziare i sistemi di controllo già presenti sul territorio.

“Dell’argomento – sottolinea in una nota lo stesso Ferrarese - ne ho discusso anche con il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano al quale ho chiesto la stessa attenzione e la medesima determinazione  poste in essere a Francavilla Fontana nei confronti della criminalità organizzata e che hanno dato risultati visibili in termini positivi.

Ho chiesto, inoltre, che si verifichi la possibilità di realizzare impianti di videosorveglianza sia nel centro abitato di Ceglie che nelle campagne circostanti. Il sottosegretario seguirà personalmente l’evolversi della situazione a Ceglie”.

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