Parapiglia con sceneggiata napoletana alla riapertura di un famoso caffè

Gli ingredienti per stupirsi per questa vicenda che richiama i registri delle migliori tragicommedie napoletane ci sono tutti: un contenzioso che va avanti da anni e anni tra differenti proprietari d'immobili, il locale storico della città e naturalmente un paio di piatti di spaghetti e l'immancabile sceneggiata finale

Una foto di qualche anno fa del Caffè Tito Schipa di Ostuni

OSTUNI - Gli ingredienti per stupirsi per questa vicenda che richiama i registri delle migliori tragicommedie napoletane ci sono tutti: un contenzioso che va avanti da anni e anni tra differenti proprietari d’immobili, il locale storico della città e naturalmente un paio di piatti di spaghetti e l’immancabile sceneggiata finale. Tutto vero. La vicenda dai risvolti cinematografici ha avuto luogo ieri sera, Corso Vittorio Emanuele, Ostuni. Il “Gran Caffè Tito Schipa”, un pezzo di storia della Città Bianca, cambia gestione e si organizza una grande festa inaugurale con tutti i volti noti della città, brindisi vari e i tavolini pronti sul famoso terrazzino.

Un affaccio con una vista da far invidia a molti, dove l’occhio cade sulla distesa di verde della campagna sottostante fino al blu del mare. Un luogo notevole, tanto bello da diventare oggetto di una contesa tra i proprietari del locale che ospita il “Tito Schipa” e quelli di una casa proprio sotto al terrazzino. Ecco infatti che si ravviva il fuoco della vecchia lite: durante la serata inaugurale, attorno alle 22,30 circa, alcune persone escono dall’appartamento sottostante, si arrampicano, e scavalcando il piccolo parapetto riescono ad arrivare sul terrazzino del bar.

I tre, si è scoperto poco dopo, erano il proprietario dell’appartamento con suoi figli, che hanno preso posto su uno dei tavolini. E avevano un progetto: dal cortiletto sottostante una donna, moglie del proprietario, direttamente dalla cucina di casa comincia a passare ai congiunti sistemati comodamente sulla veranda del locale piatti di pasta, posate e la bottiglia del vino. Una protesta particolare, un modo di dimostrare la proprietà del terrazzino della polemica, che provoca inevitabilmente la reazione dell’attuale gestione del locale, che di quella cena improvvisata non ne vuole proprio sapere.

Dalle prime richieste di chiarimenti alle urla il passo è stato breve e da lì via con il parapiglia, i tavolini rovesciati, i danni. Qualcuno per fortuna aveva chiamato le forze dell’ordine. Sono arrivati gli agenti del vicino commissariato di polizia, e uno di loro ha riportato alcuni giorni di prognosi per lievi lesioni riportate nel tentativo di stabilire la calma. Non è mancata la minaccia di suicidio da parte del proprietario della casa adiacente al bar, che in pieno stile da commedia napoletana ha minacciato di buttarsi dal terrazzino.

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Al posto dei titoli di coda questa volta sono partite però le indagini degli uomini del commissariato di Ostuni che con il dirigente Francesco Angiuli hanno dovuto presidiare il luogo per quasi tutta la notte. E domani probabilmente, ad accertamenti conclusi, sarà anche il giorno delle denunce. A presentarne una è stato il nuovo gestore dello Schipa, che aveva chiesto l'intervento del commissariato quando il problema della invasione con cenetta si è manifestato.

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