Parla il pentito: “Quel brindisino esplose 13 colpi di pistola contro la mia casa”

Il leccese Angelo Corrado ricostruisce l’intimidazione avvenuta pochi giorni prima di Natale 2015

BRINDISI – Ha confessato di avere “ingenti debiti di droga” e di conoscere il nome del brindisino che in prossimità del Natale 2015 esplose una serie di colpi di pistola, 13 o 14, contro la sua abitazione. Ha svelato tutto, l’ultimo pentito leccese, Angelo Corrado, non formalmente affiliato alla Sacra Corona Unita, ma  attivo nella vendita di sostante stupefacente fornite da alcuni brindisini.

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Il verbale

Il nome del brindisino chiamato in causa da Corrado emerge dal verbale reso dal leccese il 7 marzo 2016, in occasione di uno dei primi interrogatori con i pubblici ministeri della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce, per spiegare le ragioni alla base della decisione di tagliare con il passato e di “interrompere ogni contatto con gli ambiente criminali”. Verbale riportato, a stralci, nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip del Tribunale salentino, Simona Panzera, eseguita l’altro mattina nei confronti di sedici uomini, due dei quali di San Pietro Vernotico, Giampiero Alula e Cesario Filippo, entrambi finiti ai domiciliari. A piede libero sono rimasti: Antonio Giglio, Antonio Sgura, Antonino Signorile e Cesare Iaia, tutti e due di brindisi e Mirco Della Porta e Gianluca Rubino, di Mesagne.

L’attentato

Il nome del brindisino è leggibile per esteso: non è stato coperto da omissis e non risulta essere indagato nell’inchiesta tenuta a battesimo con il nome Le Vele, l’ultima in ordine di tempo della Dda. Nell’ordinanza è riportato il cognome del brindisino ritenuto “pluripregiudicato” trattandosi di persona già condannato in passato per droga e per rapine. Attualmente è ristretto in una comunità.

Il pentito lo ha indicato solo per nome: “Non mi ricordo il cognome”, ha detto. Sarebbe l’autore del messaggio chiaramente intimidatorio che gli venne recapitato a colpi di pistola. “Pochi giorni prima di Natale il brindisino esplodeva numerosi colpi di pistola contro la mia abitazione a Frigole. Forse 13 o 14 colpi”, si legge nel verbale. “Dopo aver suonato al campanello della mia casa, prima di allontanarsi a bordo di una Giulietta di colore nero” ha fatto fuoco “colpendo una finestra e il soffitto”.

Il movente

Il movente, secondo lo stesso collaboratore, è da ricondurre a “debiti per droga con i fornitori di Brindisi”. Dopo quell’attentato, ce ne fu un altro riconducibile a tre leccesi, poi, la decisione di passare dalla parte dello Stato: “Per la necessità di salvaguardare la mia incolumità e quella dei miei familiari dalla vendetta dei fornitori”. Così è stato. Ha iniziato a rendere dichiarazioni e quelle affermazioni, dopo essere state riscontrate, hanno portato ai primi arresti.

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