Pasqua di mortificazione, a S.Vito applicato il decreto che abolisce la processione dei Santi

SAN VITO DEI NORMANNI – Inesorabile come una sentenza senza appello, alla mezzanotte tra la vigilia e Pasqua a San Vito dei Normanni è andata in scena la liturgia imposta dalla Curia e dai parroci del paese, che ha epurato la tradizione antica dell’ingresso dei santi nella chiesa matrice al momento del Gloria. Una rappresentazione allegorica della fede e della gioia popolare, affidata all’omaggio di tutti santi usciti dalle chiese sanvitesi al Cristo risorto. Questo era, la processione del Gloria, senza tanti fronzoli. Ma c’era un problema: i fedeli a mezzanotte andavano tutti alla chiesa matrice, la basilica di Santa Maria della Vittoria, proprio per assistere al Gloria. Le altre parrocchie a quell’ora potevano anche chiudere. Pare ci sia stata una concertazione dei parroci, perciò, per riportare ogni pecorella al proprio ovile.

La benedizione delle statue dei santi, quando il Gloria era "legale" (ph Vincenzo Amati)

SAN VITO DEI NORMANNI – Inesorabile come una sentenza senza appello, alla mezzanotte tra la vigilia e Pasqua a San Vito dei Normanni è andata in scena la liturgia imposta dalla Curia e dai parroci del paese, che ha epurato la tradizione antica dell’ingresso dei santi nella chiesa matrice al momento del Gloria. Una rappresentazione allegorica della fede e della gioia popolare, affidata all’omaggio di tutti santi usciti dalle chiese sanvitesi al Cristo risorto. Questo era, la processione del Gloria, senza tanti fronzoli. Ma c’era un problema: i fedeli a mezzanotte andavano tutti alla chiesa matrice, la basilica di Santa Maria della Vittoria, proprio per assistere al Gloria. Le altre parrocchie a quell’ora potevano anche chiudere. Pare ci sia stata una concertazione dei parroci, perciò, per riportare ogni pecorella al proprio ovile.

E i più critici tra i fedeli – sono moltissimi quelli che non hanno digerito il cambiamento – parlano proprio di logica da ovile piuttosto che di esigenza legata al ripristino delle regole della liturgia corrente. Ma se la liturgia ufficiale deve cancellare le tradizioni locali della Chiesa, difficilmente potrà raccogliere i consensi che cerca. A meno che non si debbano governare i territori delle Curie per decreto. Come quello arcivescovile del gennaio 2011, che di fatto accoglie la volontà dei parroci sanvitesi i quali già il Sabato Santo del 2010 avevano detto stop alla processione dei Santi per i motivi già citati, che mai tuttavia risulteranno la spiegazione ufficiale del doloroso taglio alla tradizione.

I fedeli in posizione critica si permettono di sottolineare tali passaggi partendo dal principio che se la Chiesa è di tutti, pur osservandone le gerarchie, deve essere libera anche la manifestazione del dissenso. Raccolto e riportato anche da periodici locali, dai siti web e più semplicemente nelle discussioni nei luoghi pubblici o in casa. Il decreto è considerato di fatto vessatorio perché da un lato fa la piccola concessione di portare nella chiesa matrice le statue dei santi ma solo nella messa serale, e dopo un ingresso anonimo che deve avvenire alcuni giorni prima. In più le statue non devono essere quelle originali custodite nelle parrocchie, ma dei cloni (che sono piuttosto costosi). Col risultato, come evidenzia il periodico “L’Arcobaleno” sul proprio sito lanciando un sondaggio, che l’altra sera è stato necessario farsi prestare la statua dell’Immacolata Concezione da una parrocchia di Carovigno.

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