Pastorello morto, per il pm fu rissa e non omicidio

FRANCAVILLA FONTANA - Non fu omicidio, ma “rissa aggravata”, degenerata in tragedia. Sono queste le conclusioni del pm Luca Bucchieri al termine delle indagini sulla morte del piccolo Giuseppe Parisi, morto a 16 anni, dopo uno scontro violentissimo con alcuni vicini. La lite scoppiò il 13 agosto dello scorso anno, in contrada Salinari, a Francavilla Fontana. Nel registro degli indagati finirono i nomi del 36enne Cosimo Di Cesaria, del fratello Francesco Di Cesaria, 30 anni, e del fratello della piccola vittima, il 22enne Salvatore Parisi. Tutti e tre gli indagati, sollevati dall’ipotesi agghiacciante di omicidio, attendono adesso l’ulteriore passo del pubblico ministero, dopo le controdeduzioni degli avvocati Michele Fino e Ladislao Massari: chiedere l’archiviazione o il rinvio a giudizio, come pare probabile.

Il comando carabinieri di Francavilla Fontana

FRANCAVILLA FONTANA - Non fu omicidio, ma “rissa aggravata”, degenerata in tragedia. Sono queste le conclusioni del pm Luca Bucchieri al termine delle indagini sulla morte del piccolo Giuseppe Parisi, morto a 16 anni, dopo uno scontro violentissimo con alcuni vicini. La lite scoppiò il 13 agosto dello scorso anno, in contrada Salinari, a Francavilla Fontana. Nel registro degli indagati finirono i nomi del 36enne Cosimo Di Cesaria, del fratello Francesco Di Cesaria, 30 anni, e del fratello della piccola vittima, il 22enne Salvatore Parisi. Tutti e tre gli indagati, sollevati dall’ipotesi agghiacciante di omicidio, attendono adesso l’ulteriore passo del pubblico ministero, dopo le controdeduzioni degli avvocati Michele Fino e Ladislao Massari: chiedere l’archiviazione o il rinvio a giudizio, come pare probabile.

Le conclusioni del sostituto procuratore sono legate a filo doppio all’esito dell’autopsia eseguita dai medici legali della difesa, Sandro Petrachi e Sandro Bocchini, oltre che dal perito incaricato dalla procura, Alberto Tortorella: l’adolescente morì per aver sbattuto violentemente la testa contro un corpo orizzontale, ossia cadendo dal trattore. Resta da capire cosa abbia determinato quella caduta. Forse gli urti inferti al mezzo agricolo dall’auto guidata da Cosimo Di Cesaria, che inseguiva il trattore sul quale il pastorello viaggiava accanto al fratello Salvatore, 22 anni, come sostiene la difesa della famiglia Parisi; oppure la difficoltà di sorpassare il mezzo agricolo, come sostiene invece la difesa dei Di Cesaria.

Famiglia decimata da una violenza efferata e incomprensibile, quella dei Parisi. Il papà del piccolo Giuseppe, il 49enne Damiano, morì il 6 luglio 2008. Delitto efferato, in pieno stile mafioso. L’uomo fu ucciso da una fucilata esplosa in pieno volto da assassini rimasti senza volto e senza nome. Qualche tempo dopo la morte del capofamiglia, la tragica fine del sedicenne, aggredito per cause che saranno svelate nel corso dell’eventuale  dibattimento. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, ancora da provare, Giuseppe Parisi era stato fermato e picchiato dal maggiore dei Di Cesaria, e rientrando a casa aveva raccontato tutto ai famigliari. Il fratello maggiore aveva dunque  afferrato d’istinto un bastone, minacciando i vicini, che non osassero mai più toccare il piccolo, per nessuna ragione, altrimenti avrebbero avuto da vedersela con lui.

Minacce profferite agitando il bastone nel vuoto, senza vera intenzione di colpire alcuno. E’ il racconto che Salvatore Parisi ha consegnato al pm dopo l’arresto, ribadito in fase di interrogatorio di garanzia. I Di Cesaria avevano però accusato piuttosto male la levata di scudi del 22enne, saltando in auto e seguendo il trattore sul quale era rimasto immobile e atterrito il piccolo Giuseppe. Il resto è storia tragicamente nota: la caduta, la corsa in ospedale, l’intervento al cranio durato sette ore, poi la morte.

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