Penalisti: "Violati i nostri diritti"

BRINDISI - La richiesta di perquisire lo studio e l’abitazione di un avvocato “anche nella sua qualità di difensore”, un penalista esaminato in un processo come testimone “a carico” del proprio assistito, infine, intercettazioni di conversazioni tra legale e cliente finite negli atti processuali, piuttosto che distrutte. Accade a Brindisi secondo la Camera penale che ha diffuso un documento, a firma del presidente Marcello Falcone e del segretario Gianfrancesco Castrignanò, con il quale, pur senza entrare nel merito di casi specifici, si punta il dito contro alcuni esponenti brindisini della magistratura requirente e giudicante, con la quale – si specifica – si sono mantenuti fino a oggi ottimi rapporti.

Palazzo di Giustizia

BRINDISI - La richiesta di perquisire lo studio e l’abitazione di un avvocato “anche nella sua qualità di difensore”, un penalista esaminato in un processo come testimone “a carico” del proprio assistito, infine, intercettazioni di conversazioni tra legale e cliente finite negli atti processuali, piuttosto che distrutte. Accade a Brindisi secondo la Camera penale che ha diffuso un documento, a firma del presidente Marcello Falcone e del segretario Gianfrancesco Castrignanò, con il quale, pur senza entrare nel merito di casi specifici, si punta il dito contro alcuni esponenti brindisini della magistratura requirente e giudicante, con la quale – si specifica – si sono mantenuti fino a oggi ottimi rapporti.

“L’ambiente di lavoro del Tribunale di Brindisi è caratterizzato da un rapporto sereno tra il Foro locale e la magistratura, nel reciproco rispetto dei ruoli e delle funzioni”. C’è però un “tuttavia”. “Negli ultimi tempi – si legge - sono pervenute diverse segnalazioni di colleghi in merito all’azione e comportamenti di alcuni magistrati che hanno finito con l’incidere negativamente sulla funzione, sul decoro e sul libero esercizio della professione forense”.

Avvocati contro magistrati, dunque? E’ proprio così. Ma solo relativamente a dei fatti specifici: “In particolare, e pur senza entrare nel merito delle singole vicende, sono stati segnalati il caso di un avvocato, iscritto nel registro degli indagati in un procedimento penale connesso a quello in cui aveva assunto la difesa di alcuni imputati, a cui carico sono state avanzate richieste di perquisizione dello studio professionale e dell’abitazione privata espressamente ‘anche nella sua qualitàdi difensore’ e, quindi, alla ricerca di eventuali elementi utili per sostenerel’accusa in quest’ultimo procedimento”.

Non solo: “In altri casi segnalati, un avvocato difensore è stato indicato ed ammesso quale testimone ‘a carico’ del proprio assistito nei medesimi procedimenti penali da lui officiati, su posizioni di prova che lo costringerebbero a violare palesemente i propri doveri deontologici in totale spregio della funzione difensiva e delleinviolabili prerogative ad essa connesse, con ciò consentendo, peraltro, ad una parte processuale, di creare pretestuosi motivi di incompatibilità per escludere il difensore dell’altra parte”.

Andando avanti nell’elenco di atteggiamenti ritenuti dai penalisti poco corretti: “è stato riferito del tentativo di sindacare il merito delle scelte e delle strategie defensionali, mediante domande - ad esempio – sulle motivazioni per le quali l’arrestato si era avvalso della facoltà di non rispondere e, quindi, se tale condotta fosse stata il frutto dei suggerimenti difensivi del proprio avvocato, oppure, ancora, di sindacare - nei provvedimenti di liquidazione di onorari relativi al patrocino a spese dello Stato - il numero e l’opportunità delle sessioni col cliente, con ciò invadendo quell’area inviolabile e costituzionalmente garantita del rapporto tra assistito e difensore”.

Dulcis in fundo, la contestazione forse più pesante: “Sono stati segnalati casi di intercettazioni di conversazioni tra difensore ed assistito che, anziché essere destinate alla distruzione, vengono illegittimamente trascritte in atti processuali, o, ancor peggio, sono stati segnalati casi di interlocuzione con i difensori caratterizzate da vere e proprie prevaricazioni - se non da offese - del tutto irrispettose del ruolo e delle funzioni difensive”.

Si stigmatizza e non solo: la Camera penale promette di continuare a vigilare, manifesta il proprio disagio e infine chiede che i problemi sorti vengano risolti e rimossi. La nota è stata trasmessa al presidente del Tribunale di Brindisi, ai presidenti di sezione del Tribunale e al procuratore della Repubblica, oltre che trasmessa all’Unione camere penali italiane.

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