Per ricordare Mauro tutta la sua scuola

BRINDISI – La memoria di Mauro Maniglio è al sicuro: oltre che dalla sua famiglia, sarà custodita dalla sua scuola e passerà da una generazione all’altra di allievi e di insegnanti del Liceo scientifico Monticelli (oggi ufficialmente Monticelli-Fermi). E la sua scuola stasera c’era davvero tutta.

Mauro Maniglio

BRINDISI – La memoria di Mauro Maniglio è al sicuro: oltre che dalla sua famiglia, sarà custodita dalla sua scuola e passerà da una generazione all’altra di allievi e di insegnanti del Liceo scientifico Monticelli (oggi ufficialmente Monticelli-Fermi). E la sua scuola stasera c’era davvero tutta: i ragazzi di Brindisi, anche i pendolari dei centri della provincia. E hanno dato il meglio: canzoni, musica struggente, persino una coreografia simbolica.

Una grande assemblea, questa volta per ricordare il loro coetaneo al quale in una notte di agosto di 22 anni fa una pallottola esplosa da un killer della Scu impedì di vivere compiutamente la primavera della propria vita. Mauro Maniglio e il cugino, che guidava la moto con cui stavano percorrendo il lungomare affollato di Casalabate, furono scambiati per un commando avversario spedito a vendicare un sanguinoso agguato consumato a colpi di Kalashnikov ore prima a Leverano.

Lo studente brindisino 17enne non fu l’unico giovane a morire in quella drammatica sequenza di fatti tra le 20,30 del 13 agosto e le 0,30 del 14 agosto del 1992. E sarebbe stato ucciso due volte, la seconda dall’omertà e dalle false testimonianze, se il cugino sopravvissuto non avesse fornito agli investigatori dei carabinieri una descrizione precisa dell’auto dell’assassino, e se qualche mese dopo un pentito della mafia salentina non avesse spiegato perché Mauro Maniglio era stato ucciso: un errore, legato all’imboscata di Leverano. Sino a quel momento, un movente preciso non c’era ancora.

Cadde l’alibi del killer, Giuseppe Perrone di Trepuzzi, fornito dal gestore e dal cameriere di una pizzeria. E il 13 febbraio del 1997 arrivò la condanna all’ergastolo. Quattro anni e mezzo dopo Casalabate. Le vittime innocenti di mafia hanno tutte lo stesso volto, le loro famiglie portano un fardello di dolore uguale. Nel 1992 potevi morire durante una passeggiata in moto lungo il mare, a 17 anni, oppure travolto da un’auto contrabbandiera, oppure perché ti trovavi nel momento sbagliato accanto alla persona sbagliata, o solo perché eri la moglie, la compagna, il padre, la madre, il fratello o la sorella di un nemico del boss rampante. Potevi sparire per sempre, oppure cadere nel sangue tra le urla terrorizzate dei testimoni.

La consapevolezza non solo dei propri diritti e doveri costituzionali, ma di quelli collettivi, il senso individuale della responsabilità sociale, una vita condotta secondo le regole sono la risposta migliore alla presenza, certo molto più defilata ma non meno pericolosa, della minaccia criminosa pronta a cogliere i varchi lasciati aperti dalla cattiva amministrazione, dalla corruzione, dalle difficoltà economiche e sociali di un territorio, dalla mancanza di cultura e di senso del bene comune, hanno detto il procuratore capo di Brindisi, Marco Dinapoli, e il sostituto procuratore nazionale antimafia, Francesco Mandoi. Mentre, metaforicamente, restano sempre aperti i bar dove nel 1992 e dintorni molti giovani arruolati nelle squadre contrabbandiere si incontravano prima del “lavoro” notturno, ha detto Marcello Orlandini, direttore di BrindisiReport.it, perché molto poco è stato fatto per affrontare la crisi e l’involuzione sociale provocata in quegli anni dalla criminalità.

In questa serata di grande partecipazione, Anna Maria Quarta, la dirigente scolastica del Liceo scientifico Monticelli-Fermi ha formalizzato l’adozione di Mauro Maniglio da parte dell’istituto come vittima innocente di mafia. Uno delle centinaia di nomi che saranno letti domani venerdì 21 marzo, nel pomeriggio, nel salone di rappresentanza della Provincia – ha ricordato Mario Dabbicco coordinatore provinciale di Libera – per non dimenticare i caduti incolpevoli di questa guerra, ancora senza fine.

 

 

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