Petrolchimico: tre sfiammate in due mesi. L'ira dell'Arpa: "Neppure avvisati"

Per la terza volta in due mesi si sono accese le torce del petrolchimico. Per la seconda volta, nella serata di ieri (17 ottobre), Brindisi è stata salvata dal vento di scirocco, che ha trasportato al largo eventuali sostanze inquinanti. Ma a questo punto, Eni Versalis deve spiegare cosa sta avvenendo. Deve spiegare come mai il compressore dell'impianto di cracking è andato in blocco per tre volte in due mesi

BRINDISI – Per la terza volta in due mesi si sono accese le torce del petrolchimico. Per la seconda volta, nella serata di ieri (17 ottobre), Brindisi è stata salvata dal vento di scirocco, che ha trasportato al largo eventuali sostanze inquinanti. Ma a questo punto, Eni Versalis deve spiegare cosa sta avvenendo. Deve spiegare come mai il compressore dell’impianto di cracking è andato in blocco per tre volte in due mesi: la prima lo scorso 11 agosto, quando la colonna di fumo sprigionata dalla combustione venne avvistata lungo l’intero litorale a nord e a sud del capoluogo; la seconda la sera del tre ottobre, quando il bagliore provocato dalla sfiammata, proprio come avvenuto nella tarda serata di ieri, destò grande allarmismo fra i cittadini.

Ma da Eni-Versalis, ancora nessuna nota ufficiale. Non ci sono certezze su quello che sta accadendo all’interno del petrolchimico, né le istituzioni locali stanno facendo abbastanza per averle, a meno che non stiano aspettando l’intervento della magistratura. Persino l’Arpa non è stata messa al corrente dell’ultimo episodio.  “E’ abbastanza sgradevole  - dichiara a BrindisiReport il direttore di Arpa Puglia, Giorgio Assennato - che non ci abbiano informato delle accensioni di ieri sera”.

Assennato esprime profondo disappunto nei confronti di Eni Versalis, che non ha fornito alcuna informazione sull’ennesimo blocco dell’impianto di Il prof.Giorgio Assennatocracking. “Questi fenomeni – dichiara ancora Giorgio Assennato – tendono ad avere una frequenza inaccettabile. Appena qualche giorno fa ho ricevuto il rapporto sull’accensione del 3 ottobre”.

Stamani, la responsabile di Arpa Brindisi, Annamaria D’Agnano, ha eseguito i rilievi del caso. I primi dati acquisiti, per fortuna, non sono allarmanti. “Non abbiamo registrato – spiega assennato – nessun dato che supera le soglie previste dalla legge”. Ma sarebbe stato opportuno effettuare i rilievi in tempo reale, mentre la torcia sputava fuoco.

“Evidentemente – prosegue Assennato – non ci hanno avvertito perché hanno considerato trascurabile l’ultimo fenomeno. Però questo è un po’ strano. Loro dovrebbero avvertirci sempre. L’attenzione va mantenuta alta. Anche perché, andare a fare i rilievi 6-7 ore dopo l’accensione, non serve a molto”.

Il problema è che nessuno, almeno per il momento, prende la situazione in mano. Lo scorso 24 agosto, dopo la sfiammata della settimana ferragostana, il sindaco Consales convocò in Comune l’Asl, invitandola a effettuare dei controlli all’interno del petrolchimico, fungendo da braccio operativo dell’amministrazione comunale.

Ma quel vertice, poi, non è stato seguito da atti concreti. “Il nostro compito – spiega Assennato – è intervenire sull’emergenza. Il piano di monitoraggio e di controllo è di Ispra (Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale), al quale sono assoggettate tutte le società che operano con autorizzazioni statali”. Nel frattempo, però, nessuno muove un dito.

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