Piante di Cannabis coltivate sul balcone, assolto: “Consumo personale”

Il pm aveva chiesto la condanna per spaccio a un anno e quattro mesi: ricavabili 980 dosi

BRINDISI – Coltivazione artigianale di Cannabis, sul balcone di casa, non per lo spaccio, ma unicamente per il consumo personale: il Tribunale di Brindisi ha assolto perché il fatto non sussiste, un imputato brindisino, 34 anni, arrestato due anni fa dai carabinieri dopo la scoperta di tre piante dalle quali, in astratto, sarebbe stato possibile ricavare 980 dosi.

La sentenza

L'avvocato Rosanna SaracinoLa pronuncia è del giudice Vittorio Testi, di fronte al quale l’imputato è stato giudicato con rito abbreviato e accoglie la tesi da sempre sostenuta dall’avvocato Rosanna Saracino (nella foto accanto) del foro di Brindisi, difensore di fiducia dell’uomo. La penalista, nel corso della sua arringa, ha evidenziato come nessun elemento concreto, al di là delle tre piante, fosse emerso a conferma della contestazione. E per questo ha fatto riferimento a recenti pronunce della Corte di Cassazione, a sezioni unite in tema di coltivazione di sostanza stupefacente.

La difesa

Il brindisino, in occasione dell’interrogatorio davanti al giudice per le indagini preliminari, in sede di convalida dell’arresto in flagranza di reato, negò lo spaccio. Disse che la Cannabis “era ad uso esclusivamente personale e che era stato lui stesso a piantarla allo scopo di evitare rapporti con gli spacciatori”. In altre parole produzione meramente artigianale e personale.

Il rappresentante della pubblica accusa, Giuseppe De Nozza aveva chiesto la condanna con l’accusa di spaccio di sostanza stupefacente a un anno e quattro mesi di reclusione, con multa di mille euro.

Le piante coltivate sul balcone

L’accusa mossa era legata alla scoperta di “tre piane di Cannabis indica, coltivate in vaso, aventi tutte un’altezza di un metro, con diametro di 80 centimetri, con copiose infiorescenze agli steli, dalle quali si potevano ricavare 980 dosi”. Furono trovate e sequestrate  il 5 ottobre 2016 dai carabinieri della Compagna di San Vito dei Normanni durante un ordinario servizio di prevenzione e repressione dei reati concernenti le sostanze stupefacenti.

Nell’abitazione c’era un contenitore con foglie di Cannabis del perso di due grammi in aggiunta alle piante. L’arresto scattò immediatamente e il brindisino venne condotto nel carcere di Brindisi. La perquisizione estesa all’auto, diede esito negativo: nessuna sostanza stupefacente. Venne rimesso in libertà dal gip anche in considerazione dello status di incensurato, in accoglimento dell’istanza dell’avvocato Saracino.

Le motivazioni del Tribunale

Aula Metrangolo tribunale Brindisi (2)-2-2-2Le motivazioni del Tribunale sono state contestuali al dispositivo: “Ritiene il giudice – si legge – che la condotta contestata all’imputato, analizzata nel suo complesso, non raggiunga la soglia minima di offensività e che la sua conformità sia solo apparente”.

“Con riguardo alla specifica condotta di coltivazione, non può ad avviso del giudicante prescindersi dalle specifiche modalità dell’azione, al fine di valutare se effettivamente un’azione formalmente tipica e astrattamente sintomatica della successiva diffusione al pubblico della sostanza stupefacente coltivata sia realmente realizzata con quella finalità e sia lesiva degli interessi che la norma penale intende tutelare”, ha sottolineato il giudice nella sentenza.

Il quantitativo di sostanza stupefacente “presente all’interno delle piantine era certamente superiore a quella massima detenibile, in relazione  alla natura e al moltiplicatore previsto dalla tabella allegata al Dpr 309/90”. Ma “tali soglie rappresentano mere presunzioni relative, superabili dalla circostanza del caso concreto”.

Il fatto non sussiste

Il giudice scrive: “Oltre a tali elementi, non è emersa alcuna circostanza astrattamente idonea a dimostrare che la sostanza coltivata nei tre vai fosse destinata a un uso non esclusivamente personale”. In altri termini, non sono stati trovati “denaro, strumenti utilizzabili per il confezionamento o la suddivisione in dosi”.

La conclusione: “In definitiva, la presenza di tre piantine di Cannabis indica di modesta dimensione coltivate artigianalmente all’interno di vasi posti sul terrazzo di casa, contenenti un quantitativo di principio attivo superiore alla soglia massima detenibile, secondo le presunzioni previste dalla normativa di riferimento, in assenza di alcun altro elemento astrattamente idoneo a inferire la destinazione alla cessione a terzi della sostanza coltivata, determina il convincimento che la condotta fosse in realtà del tutto inidonea a esporre a pericolo i beni giuridici protetti, trattandosi di sostanza destinata alle mere esigenze personali dell’imputato”. Consumo in prima persona. Niente di più. Assoluzione perché il fatto non sussiste. Disposta la confisca e la distruzione delle piantine.

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