Pilone, vasca liquami: riattivato lo scarico in mare. "Situazione inaccettabile"

Il comitato Salvaguardia Spiaggia Pilone contesta l'autorizzazione rilasciata dalla Provincia alla ditta che sta effettuando lo scavo per conto dell'Aqp. "Situazione peggiorata rispetto allo scorso marzo"

OSTUNI - Nuove polemiche intorno ai lavori di realizzazione di una vasca liquami in località Pilone, a pochi passi dalla spiaggia libera di Torre San Leonardo, al confine con l’oasi protetta del Parco delle Dune Costiere. Dallo scorso 29 giugno, la ditta che per conto dell’Acquedotto Pugliese sta effettuando i lavori ha riattivato il sistema di scarico in mare della fanghiglia che si accumula nello scavo. Tale attività, come previsto da un’autorizzazione rilasciata dalla Provincia di Brindisi, può essere effettuata solo nelle ore notturne. Proprio questo è uno dei punti maggiormente contestati dal comitato di Salvaguardia della spiaggia del Pilone, che critica senza mezzi termini gli atti adottati dagli enti locali. 

“La situazione - dichiara Giancarlo Scalone - presidente del Comitato Salvaguardia Spiaggia Pilone – è peggiorata rispetto allo scorso marzo (quando vennero sospesi i lavori, a seguito del rinvenimento di tracce di solidi sospesi nei campioni di acqua prelevati dall’Arpa, ndr). Adesso c’è un doppio tubo che riversa i rifiuti liquidi in mare. In aggiunta è ripartito anche lo sversamento degli stessi rifiuti liquidi nelle tubature in cui scorrono i reflui urbani”. 

Il comitato e altri attivisti hanno documentato, con un video, l'attività di scarico notturno, con residui di fango che si depositano anche sulla costa. “Di notte – spiega ancora Scalone – non si può vedere il colore marrone che assume il mare. Ma nonostante le numerose segnalazioni fatte agli enti competenti, non è stata effettuata alcuna attività di verifica”.

Sulla questione interviene anche l’ingegnere Alfredo Anglani, del Consorzio Torre San Leonardo Pilone.  “La provincia di Brindisi – si legge in una nota del professore - ha approvato lo scarico diretto in mare dei rifiuti liquidi (acqua di mare più detriti) che stazionano da mesi nella vasca di raccolta liquami ubicata sulla spiaggia del Pilone”.

“In questa maniera – prosegue Anglani - risorse finanziarie non indifferenti, in termini di uomini, mezzi ed energia vanno a finire letteralmente in mare. Il tutto senza considerare i possibili effetti dannosi sull’ambiente che solo continue e severe azioni di controllo e monitoraggio possono verificare”.

“Noi del comitato e del consorzio ci chiediamo ancora, senza mai aver avuto risposte esaurienti e convincenti, perché le varie amministrazioni (Comune, Regione, Provincia) hanno perseguito un progetto così dannoso per l'ambiente e così difficile  da realizzare? Quale logica ha impedito loro di darci ascolto in tutti questi anni e nei vari incontri tenuti anche a livello ministeriale? Come potremo da cittadini giudicare positivamente un'opera, sicuramente necessaria, ma nelle modalità e nei tempi di esecuzione molto discutibile?”. 

“Siamo in piena estate, e la zona cantiere si presenta come una delle zone più degradate della terra: strada dissestata, polverosa, cantiere che assomiglia ad un accampamento di profughi, pozzetti enormi  in calcestruzzo parcheggiati lungo la strada pubblica, normalmente vietata al parcheggio delle auto e tanta violenza sul suolo demaniale (vietato al parcheggio la mattina), che viene, di notte, con tanto di autorizzazione comunale,  allagato a causa  delle rotture delle  tubazioni di scarico, evidentemente inidonee a sopportare la pressione dell’acqua generata dalle pompe di svotamento”.  

“Si creano, così, avvallamenti, buche – afferma ancora l’ingegnere Anglani - che vengono frettolosamente colmate con materiale di scavo. Uno spettacolo indecoroso da un lato e indice di scarsa organizzazione dall’altro”: 

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