Tentato omicidio nel rione Bozzano, perizie affidate al Ris

Accolte le istanze dei difensori di Roberto Licci, 29 anni: consulenza antropometrica e sul video dell’inseguimento

BRINDISI – Dal carcere in cui è ristretto con l’accusa di tentato omicidio a sfondo passionale, Roberto Licci, 29 anni, di Brindisi, professa la sua innocenza e la difesa, a sostegno di tale dichiarazione, ha ottenuto l’ammissione al rito abbreviato condizionato a due perizie affidate ai carabinieri del Ris di Roma: una consulenza antropometrica sul conducente della moto e sul video dell’inseguimento.

L’aggravante dei futili motivi

daniela d'amuri-19Licci è l’unico imputato in relazione a quanto avvenne in via Germania, rione Bozzano di Brindisi, il 16 maggio 2017, nei pressi del parco intitolato a Mauro Maniglio. Per la Procura è l’autore dei colpi di pistola sparati con la volontà di uccidere chi, in quel periodo, era ritenuto sul rivale in amore. Per questo motivo, il pubblico ministero ha contestato l’aggravante dei futili motivi.

Le perizie

L’imputato è difeso dagli avvocati Daniela D’Amuri e Vito Epifani del foro di Brindisi: i penalisti nell’udienza di ieri, la prima dibattimentale, hanno chiesto e ottenuto l’ammissione al rito abbreviato, strada processuale che garantisce la riduzione della pena nella misura di un terzo, in caso di condanna. E hanno chiesto due perizie che il Tribunale ha affidato ai Ris, dopo aver preso visione della consulenza di parte eseguita sul video che si riferisce ai momenti precedenti al tentato omicidio e sull’uomo che si vede alla guida dello scooter. (Nella foto accanto la penalista Daniela D'Amuri)

Il Dna 

Fonte di prova è costituito dal Dna. Tracce biologiche furono  isolate sugli occhiali da sole trovati nel vano porta oggetti dello scooter e sul casco e vennero confrontate con il Dna ricavato dallo spazzolino da denti prelevato dall’abitazione di Licci.

Gli occhiali, inoltre, sarebbero di un modello “uguale a quello indossato da Licci in una foto estrapolata dal suo profilo  Facebook. I “restanti campioni, jeans, cappellino e scarpe, invece, fornirono un profilo genetico non utilizzabile come confronto.

I colpi di pistola

Vito EpifaniQuattro furono i colpi di pistola calibro 38 sparati. Uno colpì il portellone posteriore dell’Alfa Romeo Giulietta condotta da un brindisino che, stando alla tesi della Procura, sarebbe nel tempo diventato persona non gradita a Licci per questioni passionali. Quel proiettile avrebbe raggiunto lo “schienale del sedile posteriore del lato conducente, mentre un secondo proiettile impattava il gruppo ottico sinistro”. Licci, sempre secondo quanto viene contestato, avrebbe sparato mentre era “a bordo di uno scooter Yamaha T Max” e “a sua volta” sarebbe stato “inseguito da un’auto dalla quale una persona (non ancora identificata, ndr) fece “partire almeno un colpo di pistola che raggiunse la sella della moto, provocandone in tal modo la caduta”. (Nella foto accanto il penalista Vito Epifani)

Il viaggio in Germania

Quanto venne interrogato, Licci riferì che quel pomeriggio non si trovava nel quartiere Bozzano, che in quel periodo non aveva in uso lo scooter, “pur avendolo chiesto in prestito in passato” e che proprio per questo “era solito lasciare i suoi occhiali da sole all’interno del vano porta oggetti dello scooter” di proprietà di un uso amico. Aggiunse anche di essere “consapevole di essere stato additato come il responsabile della sparatoria” e che la mattina successiva, il 17 maggio, decise di partire “in Germania”. Per il viaggio usò una Fiat Punto di proprietà di una società della quale ha anche fatto il nome. Disse di aver “usato solo denaro contante per sostenere le spese del viaggio e di aver avvisato un suo amico prima di partire”.

Sparatoria Bozzano, lo scooter T Max-3-2-2-2-2-2-2-2-2

Stando a questa versione, sarebbe “rientrato in Italia dopo 15 giorni e di essere stato poi a Lecce da una persona della quale non ha fornito le generalità per non coinvolgerla nella vicenda”. In città, a Brindisi, sarebbe tornato “dopo un mese e di essersi allontanato di nuovo per motivi di lavoro, perfezionando la vendita di circa 15 auto a privati tramite un sito internet per conto di un amico di una società”. Provvigioni in contanti.

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