Quei resti rinvenuti in Montenegro, vendetta postuma dell'ucciso

BRINDISI – Giuliano Maglie, 27 anni, brindisino, scomparso nel nulla nel giugno del 1999, torna a materializzarsi pesantemente nel momento meno opportuno per il collaboratore di giustizia Vito Di Emidio, soprannominato Bullone. Sembra una vendetta di questo giovane ammazzato, per ammissione dello stesso Di Emidio su suo ordine, i cui resti ricompaiono quando il pentito sta cercando, con una amnesia molto sospetta, di salvare dall’ergastolo il cognato Giuseppe Tedesco che nel 2002 accusò di essere l’esecutore materiale dell’omicidio e dell’occultamento del cadavere.

Vito Di Emidio, Bullone

BRINDISI – Giuliano Maglie, 27 anni, brindisino, scomparso nel nulla nel giugno del 1999, torna a materializzarsi pesantemente nel momento meno opportuno per il collaboratore di giustizia Vito Di Emidio, soprannominato Bullone. Sembra una vendetta di questo giovane ammazzato, per ammissione dello stesso Di Emidio su suo ordine,  i cui resti ricompaiono quando il pentito sta cercando, con una amnesia molto sospetta,  di salvare dall’ergastolo il cognato Giuseppe Tedesco che nel 2002 accusò di essere l’esecutore materiale dell’omicidio e dell’occultamento del cadavere.

Bullone indicò pure il luogo in cui era stato sotterrato: sotto la cuccia del cane, nel giardino della casa in cui, a Bar, abitava Tedesco.  Maglie si è voluto vendicare. I suoi resti sono ricomparsi e con essi due elementi inconfutabili: un dente (canino) in porcellana impiantato da un dentista brindisino anni fa, e le tracce della frattura di una clavicola subita da ragazzo.

A dare indicazioni su questi due importanti particolari era stata Stefania Aggiano, compagna di Maglie, quando le forze dell’ordine montenegrine, su suggerimento di quelle brindisine, ispezionarono il luogo e scoprirono i resti. Era il lontano 2003. Il sostituto procuratore titolare dell’inchiesta, Alberto Santacatterina, fece una rogatoria internazionale, Senza mai riuscire ad ottenere il benché minimo aiuto dalla piccola regione al di là dell’Adriatico.

Era ormai storia finita nel dimenticatoio, convinti che non si trattasse del cadavere di Maglie. E invece pochi giorni fa, subito dopo l’interrogatorio di Vito Di Emidio nel processo a carico suo e di altri sei imputati (Cosimo D’Alema, Daniele Giglio, Marcello Laneve, Pasquale Orlando, Cosimo Poci e Giuseppe Tedesco) dal Montenegro è arrivato il risultato dell’autopsia su quei resti. L’altezza è quella di Maglie, il cadavere presenta un foro di entrata sulla tempia destra e uscita dalla parte opposta compatibile con un proiettile calibro 9 (Di Emidio subito dopo che iniziò a collaborare disse che Tedesco aveva ammazzato Maglie con un colpo di pistola calibro 9 alla tempia destra) e, cosa più importante, ha un dente in porcellana e una frattura ad una clavicola.

Mai come in questo caso un cadavere ha parlato. Ha lanciato un pesante j’accuse contro il mandante del suo omicidio e contro l’esecutore. Niente di importante per Bullone: una condanna in più conta niente; lui, per la collaborazione, è già ai domiciliari nonostante un ergastolo passato in giudicato. Il problema è invece per Tedesco, marito della sorella di Di Emidio, che rischia l’ergastolo per questo omicidio. E anche per altri due omicidi (Leonzio Casale e Giacomo Rosselli), sui quali, pure in questo caso, è arrivata l’amnesia del suo accusatore. Di Emidio si accusa ma ora non ricorda più chi lo aiutò.

Giuliano Maglie si sta vendicando. Non era uno stinco di santo nemmeno lui. Era appena uscito dal carcere assolto dall’accusa di omicidio. Durante il suo soggiorno in carcere Bullone aveva fatto ammazzare Salvatore Luperti al quale Maglie era molto legato. Il giovanotto, tornato in libertà, decise di vendicarlo ammazzando Di Emidio. Non era facile. Bullone viveva blindato. Il filtro principale era Tedesco che si era stabilito a Bar, mentre il cognato abitava in un centro a qualche chilometro di distanza.

Maglie si mise in contatto con Tedesco. Chiese di intercedere con Bullone per farlo lavorare con le sigarette. Di Emidio era sospettoso. Sapeva del legame del giovane con i Luperti, temeva fosse andato lì per ammazzarlo. E lo anticipò dando ordine al cognato di eliminarlo e far sparire il corpo.

Questo lo raccontò pochi giorni dopo la cattura. In udienza, durante l’interrogatorio, cambiò versione. Non era stato Tedesco ma un suo amico slavo al quale aveva detto che temeva di essere ucciso da Maglie. E il suo amico, per fargli un favore, lo aveva eliminato. Ma ora, con l’esito dell’autopsia, il discorso cambia. Anche se la memoria a Bullone difficilmente tornerà.

Comunque sia ora si aspetta cosa deciderà la Corte (presidente Gabriele Perna, giudice Francesco Aliffi) su un’eventuale rogatoria per l’esame del Dna. Se ne saprà di più nella prossima udienza.

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