Rapina di Francavilla, convalidato l'arresto di Begher

FRANCAVILLA FONTANA – Convalidato l’arresto di Bartolomeo Begher, 36 anni, francavillese, accusato di avere rapinato la mattina di lunedì scorso il gestore del distributore Agip di via Brindisi, Giosué Rodia, e di avere concorso nel ferire lo stesso a colpi di pistola. Begher, detenuto nella stanza 100 dell’ospedale Perrino di Brindisi, è comparso dinanzi al giudice per le indagini preliminari Antonia Martalò che ha vagliato le prove acquisite dai carabinieri di Francavilla Fontana, ed ha convalidato l’arresto.

La scena dello speronamento

FRANCAVILLA FONTANA – Convalidato l’arresto di Bartolomeo Begher, 36 anni, francavillese, accusato di avere rapinato la mattina di lunedì scorso il gestore del distributore Agip di via Brindisi, Giosué Rodia, e di avere concorso nel ferire lo stesso a colpi di pistola. Begher, detenuto nella stanza 100 dell’ospedale Perrino di Brindisi, è comparso dinanzi al giudice per le indagini preliminari Antonia Martalò che ha vagliato le prove acquisite dai carabinieri di Francavilla Fontana, ed ha convalidato l’arresto.

Il francavillese, indagato per rapina, detenzione e porto abusivo di arma, tentato omicidio, al momento resta nella stanza 100 (reparto dell’ospedale riservato ai detenuti) perché i medici sospettano abbia una lesione alla colonna vertebrale. Begher, assistito dall’avvocato Daniela D’Amuri, ha risposto alle domande del giudice, assumendosi la responsabilità della rapina. “Ero alla guida della moto – ha detto -. Quello era il mio compito e non ho fatto altro”.

Con questo ha cercato di allontanare da lui l’accusa di tentato omicidio e scaricarla sul complice che al momento non è stato ancora preso. Begher ha quindi ricostruito le varie fasi. Dalla reazione della vittima al tamponamento. Quindi la fuga verso casa e la chiamata al 118 per i forti dolori che aveva alla schiena. Ai medici del Pronto soccorso dice che ha avuto un incidente. Poi cambia versione e con i carabinieri ammette di avere partecipato alla rapina. Per quanto riguarda il complice fa un nome che però è risultato inventato. Begher con le sue dichiarazioni non fa altro che confermare gli elementi acquisiti nell’immediatezza dai carabinieri del capitano Fabio Guglielmone.

Lunedì mattina, verso le 9,30, si trovava alla guida della Yamaha di colore blu e bianco, che affiancò in via San Francesco la Renault R4 condotta da Rodia, proveniente dal suo distributore da dove aveva prelevato l’incasso del self (37mila euro) e lo stava portando in banca. I due che si trovavano sulla maxi-moto si fecero consegnare il denaro, ma Rodia invece di passare il borsello pieno di banconote lo lanciò addosso, provocando la loro reazione. I banditi spararono quattro pistolettate. Un colpo raggiunse il benzinaio nella parte bassa sinistra dell’inguine. Quindi scapparono. Rodia con la sua vettura li inseguì e tamponò la motocicletta in via Brindisi.

Sebbene feriti i banditi scapparono, certi di non essere stati riconosciuti perché avevano i caschi integrali. In mano agli investigatori restò la moto che aveva la targa rubata ad uno scooter. Dal numero di telaio i carabinieri risalgono alla intestataria del mezzo: la madre di Begher che nel frattempo aveva fatto ricorso alle cure dei medici perché, oltre a tante contusioni, aveva dolori lancinanti alla schiena.

Del suo complice nessuna traccia. I carabinieri, così come anticipato da BrindisiReport.it, sanno chi è e lo stanno cercando. Nel frattempo sentiranno nuovamente Rodia per capire qual è la versione vera della sua ricostruzione.

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