Assaltano gioielleria e rapinano automobilista: arrestati dai carabinieri

In manette un brindisino e un mesagnese entrati in azione lunedì sera in via Carducci, a Carovigno. Una parte del bottino era stata nascosta al rione Sant'Elia. Sequestrata una pistola scacciacani

CAROVIGNO – Prima hanno assaltato una gioielleria. Poi hanno rapinato un automobilista. Ma ha avuto vita breve la fuga di due banditi entrati in azione lunedì sera (1 aprile), nel centro di Carovigno. I due, il brindisino Vito Braccio, 36 anni, e il mesagnese Alessandro Muscio, 38 anni, sono stati arrestati nel giro di poche ore dai carabinieri del Norm della compagnia di San Vito dei Normanni al comando del capitano Antonio Corvino e del tenente Alberto Bruno, in sinergia con i colleghi del Nucleo Investigativo del comando provinciale di Brindisi e della compagnia di Brindisi. Entrambi hanno agito a volto coperto.

La rapina e la fuga

Uno dei due, da quanto appreso, era armato di pistola. Intorno alle ore 19,30, hanno fatto irruzione all’interno della gioielleria Lanvin situata in via Carducci. In quel momento era presente solo il padre 75enne del titolare, che è stato immobilizzato con fascette di plastica da elettricista, sotto la minaccia della pistola, rivekatasi poi una scacciacani modificata. Nel frattempo è entrata la moglie del 75enne, che con coraggio, avvedutasi di quanto stava accadendo, ha inveito contro i malviventi costringendoli a fuggire a piedi. Poi la donna ha tentato di inseguirli. In quei concitati frangenti, uno dei due è inciampato per terra, perdendo parte della refurtiva, raccolta dall’inseguitrice.

L’altro rapinatore, che nel frattempo aveva percorso un tragitto maggiore, ha intercettato, fermandola, una Fiat Grande Punto condotta da un 22enne di Carovigno, al quale ha intimato di scendere dal veicolo sotto la minaccia dell’arma e dopo esservi salito si è dileguato. 

Rapina gioielleria Carovigno-2

Luogo del rinvenimento della pistola (rapina gioielleria Lanvin Carovigno)-2La ricerca dei banditi

Subito sono state attivate le ricerche della vettura, dotata di localizzatore satellitare. Al riguardo, sono state attivate tutte le pattuglie presenti in zona. Nel giro di pochi minuti, in un contesto di sinergia investigativa con l’effettuazione di posti di blocco e controlli, l’auto dei fuggitivi è stata individuata a Brindisi, in Piazza Zandomeneghi, al rione Sant’Elia, ferma in sosta.  In quell’area, il personale del Nucleo Investigativo del comando provinciale e della compagnia di Brindisi hanno individuato e fermato Vito Braccio, mentre tentava di allontanarsi dalle palazzine popolari del quartiere.  Quando è stato bloccato, l’uomo manifestava evidenti segni di agitazione e nervosismo. Grazie a una serie di accertamenti, i militari hanno scoperto che il brindisino era stato in contatto con Muscio, poco prima della consumazione della rapina.

Il ritrovamento della refurtiva e della pistola

A quel punto le forze dell’ordine hanno effettuato un accurato controllo dell’area, individuando, nel cassone di un motocarro Ape, a pochi Braccio Vito classe 1981-2passi dal punto in cui è stato fermato Braccio (foto a destra),  la refurtiva: 17 orologi di varie marche e un anello da donna, il tutto sottoposto a sequestro.

Nella tromba delle scale al quarto piano di uno stabile popolare di via Cremona, sempre al Sant’Elia, è stata inoltre rinvenuta la scacciacani. L’arma era stata occultata sotto un sacchetto di pellet sul pianerottolo da cui si accede al terrazzo. Nel prosieguo delle attività è stato rintracciato il complice Muscio Alessandro, sul conto del quale sono stati raccolti una serie di elementi di responsabilità riguardo alla rapina, non ultime le escoriazioni che presentava sulle mani a seguito della caduta.

Muscio Alessandro classe 1979-2In virtù degli elementi probatori acquisiti dagli  investigatori,dunque, entrambi sono stati sottoposti a fermo di polizia giudiziaria, perché gravemente indiziati del reato di rapina nella gioielleria e della Fiat Grande Punto utilizzata per la fuga. La refurtiva recuperata è stata restituita al legittimo proprietario. Dopo l’espletamento delle formalità di rito sono stati condotti nella casa Circondariale di Brindisi, come disposto dall’autorità giudiziaria.

Alessandro Muscio (foto a sinistra), la sera di sabato 24 marzo, fu coinvolto in un’accesa lite in famiglia verificatasi nel centro di Mesagne, al culmine della quale vennero esplosi tre colpi di pistola. Nel luglio 2016 è stato condannato a due anni di carcere per un incendio appiccato nel gennaio di quello stesso anno in via Bologna, nel centro di Mesagne, che danneggiò tre auto, alcune abitazioni, un lampione e i cavi della pubblica illuminazione. 

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