Gioielliere di 75 anni legato durante la rapina: “Ci dispiace, chiediamo scusa”

Restano in carcere Vito Braccio e Alessandro Muscio: “Pistola giocattolo, non volevamo fare del male a nessuno”. I due inseguiti dalla nuora del titolare hanno perso parte del bottino

CAROVIGNO – Mea culpa di entrambi i brindisini dopo essere finiti in carcere, a distanza di qualche ora dalla rapina nella gioielleria Lanvin, di Carovigno: “Ci è dispiaciuto di trovare una persona anziana, non volevamo fare del male a nessuno, la pistola era giocattolo e dovevano solo rubare per avere un po’ di soldi perché abbiamo perso il lavoro”.

La convalida del fermo

Braccio Vito classe 1981-2Vito Braccio (nella foto accanto), 38 anni, nato a Mesagne e residente a Brindisi, e Alessandro Muscio (nella foto in basso), 40, nato e residente a Mesagne, restano nel carcere di via Appia, così come chiesto dal pubblico ministero di turno.

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, Stefania De Angelis, ha convalidato il fermo operato dei carabinieri la sera della rapina, avvenuta lo scorso primo aprile, ritenendo concreto e attuale il pericolo di fuga. E ha firmato per entrambi l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, evidenziando anche la sussistenza del pericolo di reiterazione del reato. Per Braccio oltre all’accusa legata alla rapina nella gioielleria, c’è ulteriore contestazione della rapina dell’auto ai danni di un automobilista, minacciato con la stessa pistola usata nell’oreficeria per immobilizzare l’anziano titolare, 75 anni,  con delle fascette da elettricista.

Gli interrogatori e la confessione

Muscio Alessandro classe 1979-2I due indagati sono stati interrogati nella mattinata di oggi, alla presenza dei difensori Dario Budano del foro di  Brindisi (per Muscio) e Giuseppe Presicce del foro di Lecce per Vito Braccio. Hanno ammesso gli addebiti, cercando allo stesso tempo di ridimensionare le proprie responsabilità.

Braccio avrebbe ammesso di essere stato lui ad aver progettato il colpo perché si trovava in un periodo di ristrettezze economiche avendo perso il posto di lavoro. Ha precisato di aver usato una pistola giocattolo: “Non volevo fare male a nessuno e sono stato preso dal panico quando quella donna ci ha inseguito”.

Inseguiti da una donna dopo la rapina

La donna a cui ha fatto riferimento l’indagato è la nuora dell’anziano gioielliere, moglie del figlio, anch’egli presente nell’oreficeria: stando alla ricostruzione dei fatti, confermata dalle immagini delle telecamere del sistema di videosorveglianza, avrebbe inveito contro i rapinatori costringendoli alla fuga per poi inseguirli sino in via Pisacane. Uno dei due sarebbe caduto perdendo la busta di plastica con parte del bottino, un giubbino di colore nero e una felpa di colore grigio con due fori per gli occhi.

L’automobilista rapinato della Fiat Punto

Braccio, sempre davanti al gip, ha anche ammesso di aver rubato l’auto a un uomo che si trovava a passare in quel momento: “Serviva per allontanarmi”, ha detto. L’automobilista era al voltante di una Fiat Punto, è stato minacciato con la pistola e costretto a scendere. Il satellitare ha permesso ai carabinieri di arrivare a Brindisi, in piazza Zandomenighi, dove era stata parcheggiata, e di fermare Braccio al quale è stato controllato il telefonino. Stando alla versione data da Braccio, l’auto sarebbe stata a un ragazzo brindisino con l’incarico di “farla sparire”.

Rapina gioielleria Carovigno-2-3-2

Il bottino nel motoape e la pistola giocattolo

La verifica del registro delle chiamate ha portato ad Alessandro Muscio, perché suo era il numero chiamato prima e dopo la rapina. Nella stessa zona, sempre nel rione Sant’Elia, i militari hanno trovato il bottino rimasto ai rapinatori, per un valore di settemila: era stato nascosto in un motoape abbandonato. La pistola, invece, è stata trovata nella tromba delle scale del condominio in cui di fatto è domiciliato un altro brindisino, estraneo alla rapina. Non si tratta di quello al quale Braccio avrebbe affidato l’auto rubata.

Quanto a Muscio, in sede di udienza di convalida del fermo, avrebbe ammesso la partecipazione, spiegando di essere stato contattato da Braccio: “Dovevo solo prelevare la refurtiva”. Anche Muscio ha chiesto scusa: “Ho provato enorme dispiacere quando ho visto che dentro c’era una persona anziana”.

Le telecamere

Nessun dubbio, per il gip, rispetto alla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza a carico di entrambi. Una delle telecamere della gioielleria avrebbe ripreso in maniera nitida l’azione, partendo dall’arrivo dei due banditi. Il filmato è stato acquisito dai carabinieri e allegato al provvedimento di fermo.

“La circostanza che gli indagati abbiano rapinato una gioielleria, il possesso di un’arma e strumenti per immobilizzare le persone sono elementi che consentono di escludere che si sia trattato di un’azione improvvisata”, si legge nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip. “Entrambi sono gravati da diversi precedenti penali”.

Luogo del rinvenimento della pistola (rapina gioielleria Lanvin Carovigno)-2-2-2

I precedenti degli indagati

Braccio è stato condannato in via definitiva per reati in materia di stupefacenti, per furto, rapina, ricettazione, violazione delle disposizioni contro la mafia e per violazioni della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno e per evasione. Muscio è stato condannato, in via definitiva, per incendio, danneggiamento, falsa testimonianza, rapina, estorsione per immigrazione clandestina.

Per questo motivo, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi ha sottolineato che l’unica misura in grado di scongiurare il pericolo di commissione di ulteriori reati, è la custodia cautelare in carcere, pur riconoscendo l’atteggiamento collaborativo di Braccio. Resta in carcere così come Muscio.

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