Auto in panne: tre banditi chiesero passaggio, l'altro prese il bus

Iaia, Piliego e Taurisano chiesero aiuto a un pensionato di Cellamare che allertò i carabinieri. Dna da sudore su guanti e passamontagna. Bottino lasciato in campagna

BRINDISI – Auto in panne dopo aver consumato la rapina nella gioielleria Sarni Oro del centro commerciale La Mongolfiera di Bari. Imprevisto sulla strada del ritorno, avvenuto attorno alle 15 del 7 giugno 2018. Imprevisto che portò i tre brindisini, finiti in carcere perché incastrati dal Dna, a chiedere un passaggio a un pensionato, il quale allertò i carabinieri. Il quarto del gruppo, invece, riuscì a fuggire salendo su un autobus di linea per Bari. Libero assieme ad altri complici. Tutti arrivati nel Barese per conoscere delle ragazze, contattate su internet, stando alla versione fornita inizialmente ai militari

Gli interrogatori e il bottino

Rapina La Mongolfiera Bari, Davide Piliego, Emanuele Taurisano, Raffaele Iaia-2-2-2Andrea Iaia 25 anni, Davide Piliego 27 anni, ed Emanuele Taurisano, 20 anni, tutti nati e residenti a Brindisi, sono stati ascoltati nel carcere di via Appia, dove sono stati accompagnati dai carabinieri in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip del Tribunale di Bari, competente per territorio. Per rogatoria, dinanzi al giudice di Brindisi, tutti e tre hanno deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere, ma Iaia e Taurisano, difesi dagli avvocati Daniela D’Amuri e Laura Beltrami, avrebbero rilasciato dichiarazioni spontanee, ammettendo gli addebiti per poi precisare di non sapere dove sia finito il bottino perché i gioielli sarebbero stati abbandonati in una zona campagna, alle porte di Cellamare, più o meno vicino al punto in cui la loro auto si fermò. Forse per un guasto al motore, stando a quanto ipotizzano i militari. Fatto sta che non partiva più. 

Il Dna e le tracce di sudore

Del bottino (valore complessivo pari a 59.268 euro) non è stata trovata traccia nelle abitazioni dei tre ragazzi Mentre diversi gioielli sono stati trovati nella zona in cui è stata rinvenuta l’auto della rapina. Nell'abitacolo i carabinieri hanno trovato guanti e passamontagna sui quali hanno isolato tracce di sudore. 

 Il profilo genetico è praticamente una firma: è stato ricavato su cappello e guanti, per Iaia; su una manica di un maglioncino forato all’altezza degli occhi e della bocca e usato come passamontagna per Taurisano e su un guanto per Piliego. Non già un semplice indizio, ma una prova come si legge nel provvedimento di arresto a carico dei tre che, al momento restano in carcere.

La fuga e la richiesta di un passaggio

In libertà c’è almeno un quarto ragazzo, ritenuto componente del gruppo, nel ruolo di “autista”, di Brindisi anche lui.  Dalla ricostruzione dei carabinieri della compagnia di Triggiano, emerge che i quattro fuggirono a bordo di una Giulietta Alfa Romeo, risultata rubata a Brindisi il 2 maggio 2018. I ragazzi  furono costretti ad abbandonarla.

Si trovarono in una zona di campagna in agro di Cellamare. Cosa fecero? Decisero di chiedere aiuto a un pensionato che videro nel giardinetto di una villetta. Volevano  un passaggio, disse lui ai carabinieri. Fu il il nipote che in quel momento era in casa a telefonare ai militari. L’anziano non si fidò dei quattro. Il nipote neppure e per questo decise di raggiungere gli uffici per raccontare quanto era successo poco prima.

La fuga in bus del quarto ragazzo

I quattro, proseguendo a piedi,  riuscirono a aggiungono la fermata di un autobus poco distante. Qui i carabinieri, già in allerta per la rapina avvenuta circa un’ora prima, effettivamente videro quattro ragazzi. Uno del gruppo, accortosi dei militari, si allontanò riuscendo a salire su un bus per Bari. Gli altri invece furono fermati dai carabinieri e sottoposti a perquisizione. Addosso non aveva nulla. Neppure i documenti di riconoscimento e furono portati negli uffici del comando: “Calzini e scarpe sporchi di terreno”.

rapina gioielleria Bari Ter-3

La versione degli indagati e il finto incontro con delle ragazze

Ai carabinieri fornirono le proprie generalità e dissero di essere arrivati a Cellamare da Brindisi per “incontrare delle ragazze conosciute sul web”, ma che “all’appuntamento” si sarebbero presentati dei ragazzi che li “aggredivano con pugni e calci”. Nessun livido venne riscontrato dai carabinieri. I tre, alla fine, riuscirono a rientrare a Brindisi.

Il 7 giugno, attorno alle 21, venne  trovata l’auto con i quattro sportelli aperti: “all’interno un anello con la targhetta Sarni Oro, scaldacollo, passamontagna e guanti”. A terra  “numerosi gioielli” poi riconosciuti come quelli rubati nel punto vendita della galleria commerciale.

Il telefonino

C’era anche un telefonino cellulare intestato a un uomo  di nazionalità straniera: i tabulati hanno indicato una serie di contatti con una utenza in arrivo e in partenza proprio la mattina della rapina, con aggancio delle celle che coprono il tratto Brindisi-Bari.

Secondo il gip, “ciò porta ragionevolmente a ritenere che gli indagati si erano portati sul luogo del delitto unitamente ad altri complici a bordo di due distinte auto”. Una sarebbe rientrata a Brindisi: gli occupanti di questa vettura sono liberi, così come il ragazzo che è riuscito a salire sul bus. I tre rimasti a terra, sono finiti in carcere: arrestati a distanza di otto mesi dalla rapina.

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