Rapina in gioielleria a Bari: tre brindisini incastrati dal Dna

Arrestati dai carabinieri per il colpo consumato il 7 giugno nel punto vendita Sarni Oro del centro commerciale La Mongolfiera. Bottino del valore di quasi 60mila euro

BRINDISI – Incastrati dal Dna e arrestati: tre ragazzi di Brindisi, inconsapevolmente, hanno lasciato la loro firma nell’auto usata per la rapina  nella gioielleria Sarni Oro del centro commerciale La Mongolfiera di Bari. Sono finiti in carcere, a distanza di otto mesi da quel colpo, che fruttò un bottino del valore di circa 60mila euro.

RAPINA SARNI ORO BASI BIS2-2

La rapina: i nomi degli arrestati

Nella casa circondariale di via Appia sono stati condotti Raffaele Iaia, 24 anni; Davide Piliego, 27 anni (a entrambi è stata contestata la Rapina La Mongolfiera Bari, Davide Piliego, Emanuele Taurisano, Raffaele Iaia-2recidiva) ed Emanuele Taurisano 21 anni (incensurato), in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari Giovanni Anglana, su richiesta del sostituto procuratore Larissa Catella.

Sono stati identificati come gli autori della rapina avvenuta il 7 giugno 2018 nel punto vendita Sarni Oro: avevano tute bianche da operaio, guanti e martelli. Modus operandi che ha caratterizzato anche l’ultima rapina in una gioielleria del centro commerciale, avvenuta a Brindisi, lo scorso 14 gennaio. In questo caso, sono stati arrestati dopo un inseguimento i tre componenti del gruppo.

Quella stessa tecnica, con identico abbigliamento, caratterizzò l’azione dei tre rapinatori che, nell’arco di un paio di minuti, minacciarono la commessa, costretta a rifugiarsi dietro al bancone, riuscirono a rompere le vetrine di esposizione dei gioielli di Sarni Oro e a prendere preziosi. Stando all’inventario dei titolari, furono portati via gioielli del valore pari a 59.268 euro. Preziosi mai trovati. 

Il Dna e le immagini

 Il profilo genetico costituisce un granitico indizio di colpevolezza, stando a stando a quanto si legge nel provvedimento di custodia. Tracce di Dna sono state repertate dai carabinieri sia all’interno della gioielleria e soprattutto nell’abitacolo dell’auto usata dai rapinatori nella fuga e abbandonata. Quell’auto venne trovata alle porte del comune di Cellamare, dai militari della compagnia di Triggiano.

Le indagini dei militari sono partite da qui. Al profilo genetico, si aggiungono le immagini registrate dalle telecamere del sistema di videosorveglianza della gioielleria.  I tre furono messi in fuga dall'entrata in funzione del sistema di sicurezza del punto vendita. Nelle prossime ore, saranno interrogati per rogatoria dal gip del Tribunale di Brindisi.

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