Rapina in gioielleria, tracce di Dna nell’Alfa usata dai banditi

Sempre più orientate verso Brindisi le indagini sul colpo consumato nel punto Bluespirit del centro Conad di Cavallino: analogie con l'assalto da Follie d'Oro nella galleria Ipercoop di Brindisi. Acquisite le immagini del sistema di videosorveglianza. L'auto rubata in provincia

nelle foto di LeccePrima i rilievi dopo la rapina

BRINDISI – Tracce di Dna sono state trovate e repertate nell’Alfa Romeo rubata nel Brindisino e usata dai banditi lunedì scorso per consumare la rapina nella gioielleria Bluespirit del centro commerciale Conad-Leclerc di Cavallino.

rapina centro commerciale lecce-2

Si tratta di macchie di sangue e di sudore scoperte nell’abitacolo dai carabinieri, elementi importanti nella misura in cui consentono di ricavare il codice genetico rendendo possibile il confronto con i Dna già noti e per questo memorizzati nel “cervellone” in uso alle forze dell’ordine. E’ possibile, anche tenuto conto del modus operandi dei quattro rapinatori, che si tratti di professionisti, di gente esperta,  già censurata nel senso di nota a carabinieri e polizia e, di conseguenza, non è affatto escluso che quei codici genetici possano essere sottoposti a confronti. E permettere, in tal modo, di avere una corrispondenza e dunque rappresentare una firma di responsabilità per gli autori del colpo.

Al momento, quindi, è l’auto lasciata dal gruppo subito dopo l’assalto consumato lunedì scorso attorno alle 13, ad essere al centro delle indagini che possono contare anche sulle immagini registrate dal sistema di videosorveglianza del centro commerciale. Oltre che sulle testimonianze dei clienti che, a quell’ora, erano nelle vicinanze della gioielleria.

I quattro erano a volto coperto, tre impugnavano armi e uno un piede di porco usato per infrangere le vetrine: è stato lasciato sul pavimento nella fuga, anche qui potrebbero esserci tracce di Dna importanti da sottoporre a verifica, in aggiunta a quelle trovate nell’auto che, essendo rubata nel brindisino, qualche tempo prima della rapina, porterebbe a seguire la pista di banditi in trasferta. Da Brindisi o da comuni della provincia, a Cavallino.

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L’ipotesi della pista brindisina in queste ore sembra quella più accreditata anche perché l’assalto nella gioielleria del centro Conad presenta molte analogie con quello consumato nella gioielleria Follie d’Oro del galleria Le Colonne, a marchio Ipercoop, a Brindisi, la mattina del 3 dicembre 2014. Assalto davanti ai clienti, per mano di quattro uomini con il volto nascosto da passamontagna, armati, uno dei quali con una mazza da baseball usata per rompere vetrine e couvette, auto abbandonata subito dopo. La svolte nelle indagini, in questo caso, è arrivata proprio dal Dna e ha portato agli arresti di giovani del posto con l’accusa di essere stati gli autori del colpo che fruttò almeno centomila euro, stando al valore dei preziosi portati via. E mai trovati.

Per questo assalto sono stati riconosciuti colpevoli Angelo Sinisi, Antonio Di Lena, Francesco Colaci, l’unico a essere tornato in libertà, e Christian Ferrari: i primi tre sono stati condannati alla pena di sei anni e sei mesi, l’ultimo a quattro anni e otto mesi. Tutti sono stati giudicati con rito abbreviato, i difensori hanno presentato appello.

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