Reati ambientali: la centrale di Cerano sequestrata in una operazione della Finanza

Una vasta operazione in materia ambientale che coinvolge la centrale Enel Federico II di Cerano,  l’azienda Cementir e l'Ilva di Taranto è stata portata a termine dai militari del comando provinciale della Guardia di Finanza di Taranto

Una vasta operazione in materia ambientale che coinvolge la centrale Enel Federico II di Cerano,  l’azienda Cementir e l'Ilva di Taranto è stata portata a termine dai militari del comando provinciale della Guardia di Finanza di  Taranto. Intanto si apprende che un provvedimento di sequestro è stato disposto dal gip su richiesta del pm della Dda di Lecce per l'intero impianto della centrale termoelettrica Enel  di Brindisi-Cerano, oltre che per alcuni impianti dell'Ilva e Cementir Taranto. Per Enel produzione è stato diosposto altresì un sequestro di liquidità pari a oltre mezzo miliardo di euro.

Il video dell'Operazione Araba Fenice

Il provvedimento, notificato anche a 31 indagati, comporta alcune prescrizioni che Enel ritiene di applicare già nell'ordinario processo produttivo. Il punto focale dell'indagine della Finanza di Taranto riguarda la tipologia delle ceneri da combustione del carbone conferite presso la Cementir di taranto, che le impiega per la produzione di cementi e conglomerati bituminosi. Secondo gli inquirenti, la classificazione delle ceneri destinate alla Cementir non corrisponderebbe ai parametri previsti dalla legge, mentre Enel Produzione sostiene il contrario. Il provvedimento di sequestro tuttavia non influisce sull'attività della centrale di Cerano, che proseguirà secondo le prescrizioni del magistrato.

La nota di Enel Produzione

A proposito della vicenda giudiziaria, si registra già una nota di Enel Produzione: "Enel Produzione apprende dei provvedimenti di sequestro emessi questa mattina a carico di Cementir e dell’Ilva, che hanno interessato anche la centrale di Brindisi Cerano. I provvedimenti relativi alla centrale di Enel Produzione riguardano l’uso delle ceneri nell’ambito di processi produttivi secondari".

"Enel Produzione - continua il comunicato - confida che nel corso delle indagini potrà dimostrare la correttezza dei propri processi produttivi e presterà ogni utile collaborazione alle Autorità inquirenti. Il provvedimento di sequestro non pregiudica la corretta operatività della centrale, nel rispetto di prescrizioni coerenti con il modello operativo di Enel Produzione".

Il quarto gruppo della centrale Enel di Cerano-4

Le indagini di due procure e della Finanza

Nella mattinata odierna militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Taranto hanno eseguito un decreto che dispone il sequestro preventivo della centrale termoelettrica “Federico II” sita in località Cerano del comune di Brindisi, di proprietà della SpA “Enel Produzione”, dello stabilimento di Taranto della “Cementir Italia SpA” nonché dei parchi loppa d’altoforno, nastri trasportatori e tramogge siti in quest’ultimo stabilimento nonché nello stabilimento siderurgico Ilva.

Il provvedimento è stato disposto dal gip del Tribunale di Lecce, su richiesta della Procura della Repubblica di Lecce alla quale è stato anche applicato un magistrato dalla Procura di Taranto. L’operazione delle Fiamme Gialle, denominata “Araba Fenice”, ha tratto origine da una attività di iniziativa conclusasi con un sequestro penale, eseguita cinque anni fa, di due aree dello stabilimento “Cementir Italia SpA” di Taranto, illecitamente adibite a discarica di rifiuti industriali, gran parte dei quali originati dall’adiacente stabilimento siderurgico “Ilva Spa”.

I successivi approfondimenti investigativi, esperiti anche avvalendosi di intercettazioni telefoniche e telematiche, sono stati corroborati dagli esiti di una perizia tecnica disposta dalla procura leccese e dalle risultanze di analisi chimiche che hanno consentito di accertare che le materie prime utilizzate da “Cementir Italia SpA” per la produzione di cemento e acquistate dall’Ilva SpA. e dallo stabilimento Enel di Cerano non erano conformi agli standard richiesti dalle normative vigenti.

La centrale di Cerano vista Brindisi

Ceneri miste ad altri residui di lavorazione

Infatti, la loppa d’altoforno, venduta dall’Ilva alla Cementir presenterebbe criticità connesse alla commistione della stessa con scarti e rifiuti eterogenei  (scaglie di ghisa, materiale lapideo, profilati ferrosi, pietrisco e loppa di sopravaglio) che ne inficiano la capacità di impiego allo stato tal quale nell’ambito del ciclo produttivo del cemento.

"Quel consulente è un farabutto"

A causa della presenza di tali materiali estranei, la loppa, per poter essere utilizzata nel processo produttivo del cemento, ha necessitato di operazioni non previste nella cosiddetta “normale pratica industriale” quali la “vagliatura” (finalizzata alla rimozione dei rifiuti eterogenei e dei frammenti di dimensioni più consistenti), la “deferrizzazione” (finalizzata alla rimozione dei residui metallici (profilati di ferro , crostoni nonché gocce, polveri e frammenti di ghisa cosiddetta “ghisetta”) che sono state effettuate, parzialmente ed in maniera insufficiente, sia dal produttore che dal destinatario (Cementir), quest’ultimo in assenza di specifiche autorizzazioni in Aia al trattamento della specifica tipologia di rifiuto.

Per le criticità esposte la loppa prodotta e commercializzata da Ilva deve essere esclusa dal novero dei sottoprodotti ed inserita in quella dei rifiuti (genererebbe polveri, particolato e percolato). Una volta accertate le violazioni di legge nella produzione del cemento attraverso l’utilizzo della loppa, gli inquirenti hanno focalizzato la propria attenzione sui quantitativi di ceneri leggere (cosiddette “volanti”) che la “Cementir Italia” ha acquistato dallo stabilimento di Cerano di Enel Produzione.

La centrale Federico II di Enel Cerano

"Enel ha lucrato sulle omissioni"

A tal riguardo, è stato accertato che Enel Produzione ha classificato le suddette ceneri come provenienti tutte dalla sola combustione di carbone, e classificate come “rifiuto speciale non pericoloso”. In realtà il produttore ha impiegato, nel proprio ciclo produttivo, combustibili (OCD e gasolio) generando ceneri contaminate da sostanze pericolose derivanti sia dall’impiego di combustibili diversi dal carbone che dai processi di denitrificazione a base di ammoniaca.

La gestione promiscua delle diverse tipologie di ceneri da parte di Enel stabilimento di Cerano, si è tradotta in un oggettivo vantaggio patrimoniale per la compagine societaria consistente nel risparmio dei costi correlati alla separazione nonché al corretto smaltimento di quei rifiuti, quantificati in circa 2 milioni e 553 mila tonnellate. La successiva commercializzazione ha rappresentato per Enel un espediente dietro il quale i è celato l’intento di reperire un canale di smaltimento di questi rifiuti, alternativo e più economico rispetto a quelli conformi alla normativa vigente.

La centrale Enel di Cerano

"Inutilizzati gli impianti di trattamento a Cerano"

Peraltro la condotta, è stata ritenuta particolarmente grave dagli inquirenti tenuto conto che presso la centrale sono presenti impianti che avrebbero consentito lo stoccaggio e la separazione delle ceneri e che tuttavia non sono mai stati utilizzati. Enel avrebbe dovuto sostenere costi esponenzialmente più elevati per avviare a smaltimento le proprie ceneri presso siti autorizzati a trattarli in conformità alla loro reale natura di rifiuti pericolosi anziché classificarli fraudolentemente come rifiuti non pericolosi.

Emiliano nominerà un avvocato della Regione

Che alcuni indagati, in posizione dirigenziale, fossero perfettamente a conoscenza del fatto che le ceneri erano pericolose, emerge anche dalla captazione di alcune conversazioni telefoniche in cui gli stessi fanno riferimento alla necessità di confondere gli inquirenti presentando loro dati alterati e non veritieri e, di evitare di comunicare con l’Arpa. Tale condotta illecita ha di fatto trasformato una voce di costo aziendale legata allo smaltimento di rifiuti, in una fonte di introiti di Enel rappresentato dal prezzo corrisposto da Cementir per la somministrazione delle ceneri.

A nulla rileva l’irrisorietà di tale prezzo di vendita posto che l’intera condotta, nella prospettiva di Enel Produzione, assume una connotazione economica di primaria importanza se parametrato al costo che l’azienda avrebbe dovuto sostenere per smaltire correttamente le ceneri-rifiuto pericoloso ed inquinante.

La centrale Enel di Cerano

Sequestrati a Enel 523 milioni di euro

In esecuzione del decreto di sequestro disposto dal gip, il Nucleo di Polizia Tributaria di Taranto sta procedendo, anche per valore equivalente, al sequestro dei saldi attivi di con ti correnti, delle quote e partecipazioni azionarie, dei depositi, titoli, crediti, dei beni mobili registrati ed immobili del profitto dei reati contestati a Enel Produzione quantificato in complessivi 523 milioni e 326 mila euro, riferiti al periodo settembre 2011 – settembre 2016.

Per quanto sopra, nei confronti di 31 persone facenti parte a vario titolo delle tre società menzionate si procede per l’ ipotesi di reato di traffico illecito di rifiuti ed attività di gestione di rifiuti non autorizzata. Parimenti si procede nei confronti delle tre società in relazione agli illeciti amministrativi di cui al D.Lgs. 231/2001.

Le reazioni di politica e ambientalisti

Nel decreto del predetto gip è stato altresì disposta  la provvisoria facoltà d’uso alle società suindicate, per un termine non superiore a 60 giorni. Nel caso della centrale termoelettrica “Federico II” di proprietà Enel Produzione”, subordinata  all’utilizzo delle infrastrutture dedicate per la separata evacuazione delle ceneri derivanti dai differenti processi di combustione;  inoltre all’invio, per lo smaltimento presso impianti autorizzati al trattamento di rifiuti pericolosi, di tutte le ceneri.

Per lo stabilimento di Taranto della “Cementir Italia S.p.A.”, la deroga è subordinata alla prescrizione di cessare l’approvvigionamento di ceneri dalla predetta centrale termoelettrica Enel di Brindisi, nonché di impiegare, nel proprio ciclo produttivo del cemento, solo ceneri leggere conformi alla vigente normativa. Per i parchi loppa con i materiali che vi sono stoccati, e per i nastri trasportatori e le tramogge di pertinenza dello stabilimento siderurgico Ilva di Taranto, facoltà d’uso subordinata alla prescrizione di procedere alla gestione della loppa come rifiuto secondo gli obblighi previsti dalla normativa in materia ambientale.

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