“Resort sui colli, fu tutto un abuso”

VILLA CASTELLI – Tre richieste di assoluzione e quattro di condanna, inclusa quella del sindaco dell’epoca Vitantonio Caliandro, a conclusione della requisitoria del pm al processo per il resort “Natura Point” a Villa Castelli.

L'albergo Natura Point di proprietà di Rocco Cavallo

VILLA CASTELLI - “Qui non si riesce a capire dove finisce il pubblico e inizia il privato, siamo in presenza di una collusione tra l’amministrazione intesa sia in senso tecnico che politico e l’imprenditoria locale”. E’ il profilo tracciato dal pm Milto Stefano De Nozza, stamani, durante la requisitoria del processo nato dall’inchiesta ‘Cattedrale nel deserto’ sulla realizzazione, frutto di irregolarità, di un complesso turistico alberghiero a Villa Castelli.

Si parla di un insediamento ricettivo, in contrada San Barbato, che è stato quasi interamente completato e che è sotto sequestro dal 2009. Sono 7 gli imputati su cui il Tribunale di Brindisi dovrà esprimersi, una volta ultimate le arringhe difensive. Per tre di loro il pm ha chiesto l’assoluzione: si tratta dell’imprenditore Rocco Cavallo, e dei due tecnici Giovanni Carenza e Cosimo Cinieri. Chiesta la condanna a una pena pari a due anni e sei mesi per l’ingegnere Pasquale Suma, all’epoca dei fatti dirigente dell’ufficio tecnico, per l’allora sindaco Vitantonio Caliandro; un anno e otto mesi per Pietro Rossi e Giovanni Ciciriello, soci della Natural Point.

Sotto la lente della magistratura finirono una conferenza dei servizi, definita dal pm una “pagliacciata” e tutti gli atti propedeutici alla concessione del permesso per costruire la struttura turistica che, dice l’accusa, non fu concepita perseguendo l’interesse pubblico. Perché, se così fosse stato, non per forza (lo ha sancito più d’una volta la Cassazione) si sarebbe concretizzata l’ipotesi di abuso d’ufficio. Ciò accade “se il fine privato concorre con quello pubblico” ed è per questo che il pm ha formulato un interrogativo nevralgico: “Villa Castelli aveva necessità di una struttura turistico – alberghiera?”.

La risposta la darà il collegio giudicante. Per l’accusa, intanto, è da ritenersi estraneo Cavallo, perché imprenditore subentrato a giochi ormai fatti. Carenza, in rappresentanza della Regione, perché non mancò di esprimere e far verbalizzare la propria contrarietà alla presunta speculazione edilizia. Cinieri perché si occupò di altro. I reati contestati sono, oltre all’abuso d’ufficio, anche il falso e le violazioni edilizie e urbanistiche. Il complesso turistico alberghiero griffato “Natura Park” prima, “Natura Point” poi, eretto in contrada San Barbato, fu sequestrato il 25 agosto 2009 dalla Guardia di Finanza, dopo la scoperta di un presunto giro di autorizzazioni edilizie concesse in barba alla legge.

Oltre al mega residence destinato ad ospitare duecento persone, le fiamme gialle posero sotto sigillo anche un capannone di proprietà di Ciciriello (2.737 metri quadri, per un valore commerciale di 2 milioni di euro). Il valore complessivo degli immobili sequestrati si aggira intorno ai 7 milioni di euro. Le indagini sono state focalizzate anche sulla legittimità di un finanziamento pubblico da 1 milione e 300mila euro ottenuto dalla società costruttrice, due tranche del quale sarebbero già state incassate. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Aldo Gianfreda, Roberto Palmisano, Gianvito Lillo e Giuliano Calabrese. Si torna in aula, per “Cattedrale nel deserto”, il 9 aprile prossimo, data in cui è prevista la sentenza.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Giallo di Ceglie: i due rumeni si sarebbero uccisi a vicenda

  • Attentato a Brindisi: bomba devasta l'ingresso di un bar in viale Commenda

  • Incidente sulla circonvallazione: giovane motociclista in ospedale

  • Inseguimento si conclude con scontro frontale: un arresto

  • Grave aggressione contro operatori del 118: danneggiata un'ambulanza

  • Incidente sulla superstrada, auto contro alberi: grave un giovane

Torna su
BrindisiReport è in caricamento