Rapina con buco alle poste: “Questi soldi sono una miseria”

Niccoli, Quinto e Sgura: “Costretti a fare queste cose”. Volevano stringere la mano al direttore. Riposarono sul letto di una casa accanto alla filiale

BRINDISI – Quello con la pistola intimava al direttore e ai dipendenti della posta di stare fermi: “Siamo costretti a fare queste cose, voi state calmi che non vi leghiamo, sappiamo dove abitate e che auto avete”. L’altro, quello con il taglierino, metteva il denaro in un borsone da palestra: “Questi soldi sono una miseria”. Erano 18.305 euro, denaro custodito nella cassaforte della filiale di Caprarica, nel Leccese, presa di mira il 23 gennaio 2019.

I retroscena degli arresti

NICCOLI GIUSEPPE ROBERTO-2Nell’ordinanza di arresto eseguita ieri dai carabinieri, Salvatore Quinto, 53 anni, di Brindisi, è indicato come il rapinatore “più basso, armato di pistola”, mentre quello con il taglierino ha il nome di Oronzo Sgura, 55, di Ostuni. Il terzo, identificato in Giuseppe Roberto Niccoli, 61, di Brindisi (cognato di Quinto), sarebbe rimasto all’esterno a fare da palo, in contatto con il primo attraverso ricetrasmittenti, per non inciampare nelle intercettazioni. Ma la precauzione non è servita: tutti e tre sono in carcere con l’accusa di aver consumato  rapine negli uffici postali e bancari del Salento, tutti con la tecnica del buco. Per entrare nei locali, il gruppo praticava un foro nella parete confinante con case disabitate, per lo meno temporaneamente. (Nella foto accanto Giuseppe Roberto Niccoli)

Sgura e Quinto sono ristretti nella casa circondariale di Brindisi e qui saranno interrogati per rogatoria dal gip Stefania De Angelis, alla presenza dei difensori Serafino De Bonis e Giacomo Serio, mentre Niccoli, difeso dall’avvocato Danilo Di Serio, nel carcere di Lecce sarà ascoltato dal gip Sergio Mario Tosi, firmatario del provvedimento di custodia chiesto dal pubblico ministero Giovanna Cannalire. Tutti e tre furono arrestati, in flagranza di reato, il 13 aprile scorso, poco prima di entrare in azione nella filiale delle Poste Italiane a Cannole. Last hole, l’ultimo buco per il quale il Riesame ha riconosciuto l’attenuazione della misura, con gli arresti domiciliari per Quinto e Sgura, mentre per Niccoli ha confermato il carcere.

I tre sono accusati anche di tentata rapina nella filiale della banca Credem di Lizzanello, ma non è escluso il loro coinvolgimento in altri colpi. Proseguono, infatti, le indagini dei militari della sezione operativa del Nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Lecce, guidati dal capitano Flavio Pieroni e dal tenente Valerio Monte.

Il riposo in camera da letto

QUINTO SALVATORE-2Poco dopo l’ingresso del responsabile della filiale di Caprarica, piombarono due uomini. “I rapinatori erano riusciti a praticare un foro sulla parete della camera da letto di un’abitazione confinante con la filiale”, si legge. “In tal modo attraverso il foro, raggiunsero la sala destinata alla clientela, unico ambiente a non essere munito e difeso da sistemi di allarme”.

Nell’abitazione, i carabinieri accertarono “l’effrazione di un finestrino in alluminio, fungente da lucernario, dal quale i due si erano introdotti, lasciando vistose impronte si scarpe sulla parete”. Non solo. “Nella stanza da letto era evidente che i malviventi, nella notte, utilizzarono anche il letto matrimoniale per un ragionevole riposto in attesa dell’orario pianificato per l’irruzione, nonché una federa di cuscino per poggiarsi in corrispondenza del foro eseguito”. (Nella foto accanto Salvatore Quinto)

Le testimonianze

I primi elementi utili all’inchiesta arrivarono dalle testimonianze del direttore e dei dipendenti della posta: ricordi, precisi e concordanti. Tutti riferirono che il bandito che prese il responsabile per il braccio, era armato: puntò l’arma in faccia e disse di stare calmo e fermo. “Non ti succederà niente”. Nella mano sinistra aveva una ricetrasmittente. Il direttore venne poi fatto sedere su una sedia: “Fai entrare gli altri”. Subito dopo, sempre sotto la minaccia dell’arma, aprì la cassaforte. Il direttore rispose all’ufficio centrale di teleallarme di Bari dicendo che l’allarme era partito per un erroneo inserimento del codice. Non poteva fare altrimenti.

Sempre stando alle testimonianze, il “rapinatore con la pistola disse di avere delle fascette”: “Non vi leghiamo, sappiamo tutto di voi, anche che macchina avere, dove abitate, non chiamate nessuno se non passano dieci minuti”.Nel frattempo chiesero a tutti di spegnere i telefonini e di lasciarli sulla scrivania. Quello con il taglierino, invece, prelevò le banconote ma non si sarebbe accorto di due da 500 euro. Prima di andare via, il “rapinatore con la pistola” avrebbe voluto stringere la mano al direttore.

Le telecamere, l’auto della  concessionaria e la rapina a Reggio Emilia

SGURA ORONZO-2Una “inequivocabile svolta nelle indagini veniva dalla visione delle videoregistrazioni estrapolate da un sistema installato nei pressi di un’abitazione”. Quelle immagini hanno permesso ai carabinieri di individuare una Fiat Punto di colore grigio, vista più volte nei pressi della posta di Caprarica: risultava intestata a una concessionaria del Brindisino, ma la polizza assicurativa era a carico di Giuseppe Roberto Niccoli, volto noto alle forze dell’ordine perché venne arrestato in flagranza di reato il 6 settembre 2013 per rapina nella banca Carisbo di Reggio Emilia, assieme ad altri brindisini, accusati anche di sequestro di persona. Per queste accuse, Niccoli è stato condannato in Appello alla pena di tre anni di reclusione il 5 gennaio 2018. La Fiat Punto venne trovata a Brindisi, di fronte all’abitazione di Niccoli, a conferma del fatto che l’avesse effettivamente in uso. (Nella foto al lato Oronzo Sgura)

I tabulati telefonici

Conferma del fatto che Niccoli fosse a Caprarica il giorno della rapina, è arrivata anche dai tabulati telefonici. Gli stessi che hanno incastrato gli altri due. Lo stesso vale per la rapina organizzata nella banca Credem di Lizzanello. In questo caso, il gruppo avrebbe avuto la disponibilità di una Fiat 500 di colore scuro intestata a un familiare di Quinto (del tutto estraneo all’inchiesta) e gravata da fermo amministrativo dell’Abaco.

Le esigenze cautelari

CANNOLE 2-3-2Tutti questi elementi, per il gip costituiscono un quadro indiziario univoco, tale da “non far sorgere dubbi in merita alla sussistenza dei reati contestati agli indagati”. Quanto alle esigenze cautelari, il gip ha evidenziato come ci sia stata “una accurata programmazione delle azioni, l’uso della pistola e di un taglierino, strumenti per il travisamento, ricetrasmittenti”, elementi “sintomatici di una notevole intensità del dolo e della stabile dedizione ad attività delinquenziali”.

Per questo, il giudice, ha ritenuto concreto e attuale il pericolo di reiterazione del reato: “Solo la misura della custodia cautelare in carcere è proporzionato alla entità dei fatti e alla sanzione che potrà essere irrogata e potrà porre un efficace freno alle pressanti pulsioni delinquenziali degli indagati”.

 

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