Buco nel muro dell’ufficio postale di Cannole, solo Niccoli resta in carcere

Il Tribunale del Riesame concede i domiciliari a Quinto e Sgura. Tutti e tre accusati di tentata rapina. La difesa: “Reato impossibile, foro troppo piccolo”

BRINDISI – Il Tribunale del Riesame ha confermato il carcere per Roberto Giuseppe Niccoli, 61 anni, e ha concesso i domiciliari a Salvatore Quinto, 53, e Oronzo Sgura, 57, fermo restando l’accusa di tentata rapina nell’ufficio postale di Cannole la mattina del 13 aprile scorso. Reato che, per la difesa, sarebbe stato “impossibile” da consumare tenuto conto delle dimensioni del buco praticato nella parete di una casa disabitata confinante con la filiale: troppo piccolo e per di più il foro sbucava in corrispondenza di un armadio.

CANNOLE 2-2-2-2

Il Riesame

Il collegio del Tribunale di Lecce si è espresso sui ricorsi presentati e discussi dai difensori in due tranche: lo scorso 30 aprile sulle istanze dei penalisti Danilo Di Serio e Giacomo Serio, rispettivamente per Niccoli e Quinto, entrambi nati a residenti a Brindisi, ieri sul quella dell’avvocato Serafino De Bonis per Sgura, di Ostuni. I penalisti hanno puntato sull’assenza di gravi indizi, sulla insussistenza delle esigenze cautelari e sul fatto che, nelle condizioni in cui venne trovato l’ufficio postale, non sarebbe stato possibile procedere né con una rapina, né tanto meno con furto. Tesi sostenuta dall’avvocato De Bonis, il quale ha anche allegato le foto del foro praticato al muro.

NICCOLI GIUSEPPE ROBERTO-2Le motivazioni della decisione del Riesame saranno depositate nei prossimi giorni e non è escluso che i penalisti ricorrano in Cassazione. Al momento, resta intatto il quadro indiziario a carico dei tre indagati, così come è stato delineato dai carabinieri che la mattina del 13 aprile scorso, arrestarono i tre in flagranza di reato contestando il tentativo di rapina all’interno della filiale di Poste Italiane a Cannole, in provincia di Lecce.

La difesa

I tre, in sede di udienza di convalida davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale salentino, ammisero di aver pianificato il colpo, ma precisarono di aver pensato a un furto e non a una rapina. Spiegarono di aver realizzato un buco al muro di una casa disabitata confinante con l’ufficio postale, in modo tale da avere accesso senza essere visti. E aggiunsero di aver desistito non appena sentirono voci. (Nella foto Roberto Giuseppe Niccoli)

La pistola e l’auto

QUINTO SALVATORE-2Il giudice per le indagini preliminari, Edoardo D’Ambrosio, convalidò l’arresto confermando la contestazione mossa dal pubblico ministero Donatina Buffelli, sulla base della ricostruzione dei militari: i tre progettarono una trasferta nel Salento, dopo alcuni sopralluoghi, sino a scegliere l’ufficio postale di Cannole e la circostanza che venne trovata un’arma, una pistola giocattolo, tanto secondo il pm, quanto per il gip, era indicativa del fatto che i brindisini avevano programmato una rapina. Il piano, secondo questa ricostruzione, doveva scattare all’arrivo del direttore della filiale. Trovarono in militari:  “Laundry Wall”, il nome del blitz. (Nella foto a destra Salvatore Quinto)

SGURA ORONZO-2I tre sono accusati anche di ricettazione dell’auto usata per raggiungere il comune di Cannole, una Lancia Y. In aggiunta ai gravi indizi, il gip ritenne sussistente il pericolo di reiterazione del reato, anche tenuto conto dei precedenti dei tre definiti nel provvedimento di applicazione della custodia cautelare in carcere “socialmente pericolosi”. (Nella foto a sinistra Oronzo Sgura)

Gli indagati

Il Riesame, evidentemente, deve aver dato un peso differente al ruolo rivestito dai tre, arrivando a confermare la custodia in carcere per Niccoli, e a riconoscere l’attenuazione della misura per Sgura e Quinto.

Niccoli, in particolare, nel corso dell’interrogatorio si assunse la paternità dell’idea di forare la parete di una casa disabitata, confinante con i locali della filiale delle Poste Italiane. Operazione portata a termine la sera precedente. Venne bloccato il mattino successivo, attorno alle 7,45: in auto aveva una ricetrasmittente per comunicare con i due complici. Probabilmente per evitare di finire sotto intercettazione. Ma non è servito a evitare l’arresto.

   


 

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