Rifiuti, corruzione, escort: Leobilla continua a parlare. E chiede i domiciliari

L’imprenditore a colloquio con i pubblici ministeri: due ore per affrontare le contestazioni. Stessa scelta per Angelo Pecere

BRINDISI – Continua a parlare l’imprenditore Pasquale Leobilla. L’ha fatto questa mattina per oltre due ore con i pubblici ministeri titolari delle inchieste sfociate prima nel suo arresto, in carcere, e poi nel sequestro dei conti correnti a lui riconducibili. Spera di lasciare la casa circondariale di Brindisi in cui è ristretto da quattro giorni per ottenere i domiciliari.

Gli interrogatori

Pasquale Leobilla-2Su di lui pende l’accusa di essere stato a capo di un’associazione per delinquere finalizzata alla corruzione di sindaci (e vice) di Torchiarolo e del primo cittadino di Villa Castelli, al finanziamento illecito ai partiti, alla truffa e al falso così al favoreggiamento della prostituzione in relazione all’arrivo a Carovigno di una escort rumena, inserita in un giro di appuntamenti con politici, tra i quali ex parlamentari, e professionisti. Accuse identiche mosse nei confronti di Angelo Pecere, considerato il suo uomo di fiducia. In carcere anche lui. E pure lui a colloquio con i pubblici ministeri dopo aver sostenuto l’interrogatorio di garanzia con il giudice per le indagini preliminari Paola Liaci. Identica la strada intrapresa dopo aver perso la libertà personale.

Tanto per Leobilla, quanto per Pecere i difensori depositeranno richiesta di attenuazione della misura cautelare, tenuto conto della condotta seguita da entrambi dopo l’esecuzione del provvedimento di arresto. Per Leobilla la richiesta sarà depositata dagli avvocati Vincenzo Farina e Gaetano Sansone, per Pecere da Farina e Giuseppe Lanzalone.

Il primo a essere stato sentito, questa mattina, è stato Leobilla: è stato interrogato a lungo  dai due pubblici ministeri, Milto Stefano De Nozza e Francesco Carluccio, che hanno avviato le indagini sulla società Retersevizi srl, operante nel settore dei rifiuti, e ritenuta a lui riconducibile al pari di altre due società a responsabilità limitata. I due sostituti procuratori lo hanno interrogato per oltre due ore, partendo dagli episodi di natura corruttiva per poi ripercorrere la rete di conoscenze e frequentazioni con il mondo della politica. Non solo locale, visto che nell’ordinanza di arresto c’è più di qualche riferimento a parlamentari, in carica o ex. Nel primo caso si fa riferimento a somme di denaro, nell’altro ad un appuntamento con la giovane di origine rumena.

L'accusa

Angelo Pecere-2Secondo il pm De Nozza, “l’attività di indagine ha documentato un dato fattuale incontestabile, vale a dire quello dell’esistenza di una fitta rete di rapporti illeciti intrattenuti da Leobilla e da Pecere anzitutto con gli amministratori di Torchiarolo, il sindaco Nicola Serinelli, il vice Maurizio Nicolardi”, entrambi ai domiciliari, “con l’ex sindaco Giovanni Del Coco”, indagato a piede libero non ricoprendo più alcun incarico”, nonché con il “primo cittadino di Villa Castelli, Vitantonio Caliandro”, anche lui ai domiciliari. Nessuno degli amministratori locali ha rassegnato le dimissioni, intendono affrontare l’interrogatorio di garanzia nella giornata di lunedì: intendono respingere le accuse, per rivendicare la correttezza del proprio operato.

I rapporti dei due sarebbero andati oltre il Brindisino, per raggiungere i comuni di Poggiorsini, Biccari e Isole Tremiti “ciò a dimostrazione dell’ampia estensione territoriale della capacità criminale del gruppo”. Questo secondo la lettura che degli atti di indagine ha dato il gip Paola Liaci: lunedì al conclusione del giro di interrogatorio, dovrà valutare se concedere o meno i domiciliari agli imprenditori. Ed esprimersi sulle istanze che saranno eventualmente depositate dai difensori degli amministratori locali, gli avvocati Carmelo Molfetta e Roberto Palmisano.

Le elezioni

“Esemplificativa la vicenda del Comune di Torchiarolo nella misura in cui il duo Leobilla-Pecere, in pieno svolgimento della campagna elettorale per le votazioni amministrative del maggio 2015, se da un lato stila il patto  corruttivo con il sindaco uscente, Del Coco, dall’altro e contestualmente garantisce appoggio elettorale all’altro candidato sindaco, Serinelli, tramite un finanziamento illecito pari a tremila euro. Tutto ciò al fine di preservare la posizione egemonica della Reteservizi srl, nella gestione della raccolta dei rifiuti. Emerge, quindi, un meccanismo corruttivo che registra un’allarmante continuità e sinergia tra i rapporti di favoritismo”.

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“Si veda altresì la vicenda riguardante il comune di Villa Castelli: qui emerge con chiarezza un duraturo rapporto di reciproco scambio di favori tra la Retservizi e Caliandro, dapprima in quanto candidato sindaco con l’elargizione della somma di cinquemila euro come contributo alla campagna elettorale del 2014 e, successivamente, in quanto eletto, momento in cui Pecere e Leobilla elargiscono altre e diverse somme di denaro ottenendo in cambio la promessa di corsie preferenziali nell’affidamento del servizio di gestione dei rifiuti”.

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