Salta l'affare dei rifiuti aziendali

BRINDISI – E’ saltato da alcuni giorni il coperchio di una pentola in cui erano compressi ormai troppi interessi reciproci, che alimentavano un vero e proprio mercato parallelo dei rifiuti nel capoluogo, e più precisamente quello costruito attorno ai conferimenti delle imprese della zona industriale. Un mercato quanto meno “border line”, in virtù di una più o meno palese violazione del diritto di privativa previsto dal testo unico sui rifiuti per la gestione dei cosiddetti Rsu, avvalorato proprio dal tipo di soluzione di emergenza adottato in questi giorni dalle stesse imprese, che stanno pagando una cifra quasi quadrupla rispetto a quella che versavano per tonnellata conferendo in precedenza (e per molti anni) alla discarica ex comunale di Autigno, ed ora invece ad una ditta di Francavilla Fontana che provvede poi alla ricollocazione degli stessi.

La discarica di Autigno

BRINDISI – E’ saltato da alcuni giorni il coperchio di una pentola in cui erano compressi ormai troppi interessi reciproci, che alimentavano un vero e proprio mercato parallelo dei rifiuti nel capoluogo, e più precisamente quello costruito attorno ai conferimenti delle imprese della zona industriale. Un mercato quanto meno “border line”, in virtù di una più o meno palese violazione del diritto di privativa previsto dal testo unico sui rifiuti per la gestione dei cosiddetti Rsu, avvalorato proprio dal tipo di soluzione di emergenza adottato in questi giorni dalle stesse imprese, che stanno pagando una cifra quasi quadrupla rispetto a quella che versavano per tonnellata conferendo in precedenza (e per molti anni) alla discarica ex comunale di Autigno, ed ora invece ad una ditta di Francavilla Fontana che provvede poi alla ricollocazione degli stessi.

Tutto è cominciato qualche giorno fa quando la Nubile Srl, che dall’estate scorsa è gestore unico della discarica di Autigno passata dalla gestione del comune capoluogo alle competenze dell’autorità di bacino, ha di fatto provocato il blocco dei conferimenti inviato una lettera a Confindustria Brindisi e sottolineando proprio il problema della violazione del diritto di privativa. Di cosa si tratta: semplificando al massimo, la norma prevede che il ciclo dei rifiuti solidi urbani sia gestito esclusivamente dal Comune competente per territorio, o dal soggetto giuridico preposto, e dall’azienda titolare del contratto di appalto. A Brindisi invece le aziende delle zona industriale (che pagano solo una Tarsu del 30 per cento perché l’area non è attrezzata come quella urbana) si sono rivolte sempre a ditte nate come funghi e fuori dal diritto di privativa, che poi conferivano alla discarica di Autigno i loro carichi di “rifiuti solidi urbani assimilati”.

Ma tale qualificazione richiede a fronte l’esistenza di una delibera del Comune e di un regolamento apposito. Esistono? Quando sono stati adottati? Dietro questa falla non c’è solo un problema burocratico o un tecnicismo, ma un affare da parecchi milioni di euro. Ora, la Nubile probabilmente “responsabilizzata” dalla sua nuova veste di gestore unico della discarica, non se la sente più di fare entrare nell’impianto di Autigno i “rifiuti solidi urbani assimilati” in violazione del diritto di privativa, ma anche probabilmente comprensivi quanto meno della frazione umida, che per legge non può più essere accompagnata agli Rsu.

Per capire quali convenienze reciproche siano state i pilastri di questo meccanismo, basti sapere che le imprese brindisine hanno pagato sino a poco tempo fa tra i 70 e gli 80 euro a tonnellata per conferire i propri Rsu assimilati (per grazia dello spirito santo, se si dovesse appurare che non ci sono apposite delibere e regolamento) ad Autigno, mentre oggi ne pagano – pare – circa 200 a tonnellata all’impresa di Francavilla Fontana che poi dovrebbe smistarli presso discariche autorizzate.

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Inceppato il meccanismo, adesso tutti contro la Nubile che ha dovuto scoperchiare la pentola per auto tutelarsi. Ieri sembra si sia svolta una accesa riunione presso Confindustria Brindisi per valutare una serie di contromisure. Per ora l’associazione degli industriali non ha affrontato il problema pubblicamente, forse sta attendendo consulenze legali. Ma la legge parla chiaro. Comunque, questo è avvenuto sino ad oggi mentre un commerciante del centro storico di Brindisi di Tarsu deve pagare 4mila euro all’anno, e al Comune capoluogo, quindi ai cittadini, mentre una tonnellata di Rsu conferiti in discarica costa 45 euro, una tonnellata di umido destinata all’impianto di Modugno nel Barese costa 200 euro. L’umido delle imprese industriali brindisine e di qualche ipermercato, dove è finito invece?

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