Le mani dei Capriati sul porto di Bari: assolto imputato di Carovigno

Salvatore Cicoria, di 51 anni, difeso da Ornella e Luca Marzio, riconosciuto innocente dal gup Antonella Cafagna

Il porto di Bari

CAROVIGNO – Sentenza di assoluzione per Salvatore Cicoria, 51 anni di Carovigno, al processo svoltosi a Bari con rito abbreviato, davanti al giudice dell’udienza preliminare Antonella Cafagna, ad un gruppo affiliato al clan Capriati, che aveva esteso la propria influenza al porto del capoluogo di regione, imponendo un giro di estorsioni alla festa di San Nicola, e gestendo a vario titolo attività legate al traffico di droga, il tutto aggravato dal metodo mafioso e dall’uso delle armi. Cicoria, difeso dagli avvocati Ornella e Luca Marzio di Ostuni, è una delle due persone assolte, mentre il gup ha pronunciato sentenza di condanna invece per altri 24 imputati.

“Dal controllo sulle attività del porto alle estorsioni ai commercianti del mercato di Santa Scolastica  e agli ambulanti della festa di San Nicola: 24 presunti affiliati al clan Capriati si legge nella cronaca della sentenza su BariToday (testata del gruppo Citynews come Brindisi Report, ndr), sono stati condannati a pene comprese tra i 20 anni e i 4 mesi di reclusione, con le accuse, a vario titolo di associazione mafiosa, traffico e spaccio di droga, aggravati dal metodo mafioso e dall'uso delle armi, porto e detenzione di armi da guerra, estorsioni aggravate dal metodo mafioso e continuate. Altri due imputati sono stati assolti”. Il giudice ha anche rinviato a giudizio altri 9 imputati, per i quali il processo partirà ad aprile 2020 con rito ordinario.

“La pena più alta, a venti anni di reclusione, è stata inflitta - scrive BariToday - a Filippo Capriati, nipote dello storico capo clan Antonio, e al pregiudicato Gaetano Lorusso. Condannati invece a 16 anni i pregiudicati Michele Arciuli (40 anni) e Pasquale Panza, a 14 anni Pietro Capriati, fratello di Filippo, a 12 anni Salvatore D'Alterio. È stata rigettata la richiesta di risarcimento danni per la Cooperativa Ariete (che gestiva i servizi nel porto e di cui alcuni imputati erano dipendenti), mentre il giudice ha riconosciuto il risarcimento nei confronti delle altre parti civili costituite, ovvero Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale, Ministero dell'Interno, Agenzia delle Entrate e Associazione Antiracket Puglia”.

“Secondo le indagini della polizia, coordinate dalla Dda, il clan avrebbe di fatto assunto il controllo dei servizi di assistenza e viabilità nello scalo portuale barese, e avrebbe inoltre tenuto sotto scacco sia gli operatori del mercato di Santa Scolastica che gli ambulanti della festa patronale del 2015, obbligandoli con intimidazioni ad acquistare merce da fornitori amici. Il gruppo si sarebbe inoltre dedicato ad altre 'classiche' attività criminali come il traffico di armi e droga, i furti e le rapine”.

Attraverso i propri difensori Ornella e Luca Marzio, Cicoria si è difeso sostenendo che le numerose risultanze, da intercettazioni telefoniche, non erano tali da comprovare la sua affiliazione al clan Capriati, né la trattazione e la gestione di carichi di droga, nella fattispecie hascisc secondo l’accusa consegnatogli da un corriere albanese (erano anche albanesi i trafficanti che fornivano le partite di droga ad altri due imputati, che ne avevano trattato l’acquisto a 2.200 euro al chilogrammo). Il gup ha ritenuto di accogliere le tesi difensive, assolvendo Cicoria.

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