“Sandro Campana è solo: ha chiesto alla Caritas gli abiti invernali”

Il pm della Dda: "Il padre di Ercole Penna lo ha disconosciuto anche in udienza, per il fratello è una disgrazia. Moglie e figli prelevati di notte. Il Gabibbo ha rinunciato alla sua casa che era una reggia"

Sandro Campana: l'ultimo pentito della Scu, il primo ad accusare il fratello Francesco. Sotto, il pm Santacatterina, Ercole Penna e Francesco Gravina

BRINDISI – “Prima di pronunciare la sentenza in nome del popolo italiano, voi giudici popolari dovete eliminare qualsiasi preconcetto sui collaboratori di giustizia: so bene che si può pensare che prima delinquono, poi si pentono e hanno uno stipendio dallo Stato e vivono meglio degli altri, ma non è così. I pentiti sono uomini soli, disconosciuti dalle famiglie, non fanno una bella vita: solo è rimasto Sandro Campana che si è rivolto alla Caritas per avere abiti invernali dopo che ha chiesti di parlare con la Dda a luglio”.

Alberto Santacatterina, il pmL’appello alla riflessione è arrivato dal sostituto procuratore Alberto Santancatterina, in apertura della requisitoria sul processo per gli omicidi a marchio Scu consumati tra Brindisi e provincia tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del 2000, fatti di sangue per i quali il pm ha chiesto il carcere a vita per Francesco Campana, Carlo Gagliardi e Carlo Cantanna.

“Vi trovate in una situazione in cui mai avreste immaginato di essere: siete chiamati a decidere se questi imputati sono colpevoli oppure innocenti, incarico spaventoso perché decidete della loro vita, ma al tempo stesso affascinante perché potete fare giustizia. Prima però dovete sapere che questo è un processo difficile poiché si fonda sulle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. Noi avremmo preferito avere altre prove, come quelle scientifiche oppure le intercettazioni, ma questa volta non è così, per cui alla fine si tratta di dare un giudizio sull’attendibilità dei collaboratori”, ha detto il rappresentante della pubblica accusa alla Corte.

“E’ vero che un pentito è uno che ha commesso reati e pure gravi, è vero che da venti anni non succede più che chi – tra virgolette – si pente, poi esce: i pentiti che abbiamo sentito in questo processo sono Ercole Penna, Francesco Gravina e Sandro Campana i quali sono tutti detenuti e sono diventati uomini soli, uomini che non hanno niente di quello che avevano in precedenza. E che tra l’altro hanno confessato reati per i quali neppure erano stati condannati o indagati”.

Ercole PennaIl pm, quindi, ha consegnato ai giudici popolari e togati, il ritratto dei collaboratori, partendo da Penna che venne arrestato a settembre 2010 nel blitz Calypso: “Sei anni fa era accusato di associazione mafiosa, non gli veniva contestato neppure il traffico di droga, né tanto meno aveva la prospettiva di un ergastolo perché era stato assolto in primo e secondo grado dall’omicidio di Ezio Pasimeni. Poi ha deciso di passare dalla parte dello Stato e ha detto di averlo commesso, così come di aver commesso quelli di Giancarlo Salati e di Toni Cammello”.

“Cosa è successo quando si è saputo che aveva deciso di parlare? Che c’è stata una bomba davanti all’abitazione dei suoceri il 31 dicembre 2010, due giorni gli arresti, i primi, sulla base delle sue dichiarazioni. Suo padre che è maestro di Pino Rogoli, capo storico della Scu, lo ha disconosciuto pubblicamente in udienza e suo fratello parlando di lui lo ha definito una disgrazia. Sua moglie e i suoi figli sono stati prelevati di notte e portati via da Mesagne”.

Quanto a Gravina, alias il Gabibbo: “Il suo fisico con le problematiche annesse non è compatibile con il regime del carcere e infatti per cinque volte è finito ai domiciliari, potrebbe sparare o far esplodere una bomba ma in cella non va. E’ stato anche assolto dopo un arresto, ha ottenuto un indennizzo di 150 milioni (di vecchie lire) dallo Stato che ha usato per sistemare casa sua facendola diventare una reggia. Ha deciso di collaborare, alla fine”.

Francesco Gravina, Gabibbo“L’ultimo ad avere deciso di passare dall’altra parte, dalla nostra, è stato Sandro Campana, per il quale si profila una pena modesta perché gli era stata contestata l’associazione mafiosa: ha fatto dichiarazioni ed è rimasto più solo di Penna perché i familiari lo hanno abbandonato ed è stato costretto a chiedere alla Caritas gli abiti per l’inverno. Per Penna era persino inconcepibile che un magistrato, dopo averlo sentito parlare per ore, chiedesse se volesse dell’acqua. Lui mi disse che i pm erano sempre stati considerati come nemici”.

Per la Dda di Lecce sono tutti e tre credibili: Penna e Guarini sono due ex del clan dei mesagnesi che farebbe capo ad Antonio Vitale e Massimo Pasimeni i quali avrebbero deciso la scissione dal gruppo storico guidato da Pino Rogoli e Salvatore Buccarella nel 1998. Dalla separazione, sarebbe nata la Nuova Sacra Corona definita anche Sacra Corona Libera, stando alle definizioni riportate sulle pagine dei giornali dell’epoca: “Sempre malavita era”, hanno detto i collaboratori  confermando la rivalità tra gruppi che in più occasioni avrebbero potuto scatenare una guerra. Ma la pax era necessaria per la sopravvivenza di tutti, quando nessuno immaginava che Penna, Gravina e Campana junior si sarebbero pentiti.

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