Scu, estorsioni e discoteche: il Comune di Mesagne chiede danni d’immagine

La Giunta delibera la costituzione di parte civile nei confronti dei 33 brindisini per i quali la Dda ha chiesto il processo, dopo il blitz The beginners: "Compromessa la reputazione dei cittadini, ripercussioni negative nei rapporti economici e sociali". Da Brindisi nessuna decisione

MESAGNE -  Danni d’immagine con conseguenze nei rapporti sociali ed economici sono alla base della richiesta di costituzione di parte civile del Comune di Mesagne nei confronti dei 33 brindisini ritenuti volti nuovi della Sacra Corona Unita. L'atto è stato depositato in sede di udienza preliminare davanti al gup del Tribunale di Lecce che poi ha disposto un rinvio preliminare, su istanza di alcuni difensori.

La conferenza dell'operazione Beginners-2

La Dda ha chiesto il processo per tutti, confermando le accuse di associazione mafiosa finalizzata anche ad estorsioni ai danni dei titolari di alcune discoteche, mosse nell’inchiesta The beginners che portò agli arresti il 23 febbraio 2016. A Mesagne posizione di vertice come referente della frangia riconducibile a Daniele Vicientino, alias il professore, già arrestato nel blitz Calypso, sarebbe stata assunta da Tobia Parisi per il tramite della moglie Veronica Giraudo, a Brindisi sarebbe stato attivo Luca Ciampi, stando alle dichiarazioni degli ultimi collaboratori di giustizia, da Ercole Penna a Francesco Gravina, alias il Gabibbo,  al contenuto di alcuni “pizzini” ritrovati nel corso delle perquisizioni e a una serie di intercettazioni in carcere.

I magistrati della Dda hanno contestato l’associazione mafiosa a: Marco Antico, Luigi Campana, Fabrizio Campioto, Ivano Cannalire, Morris Cervellera (nel frattempo scarcerato), Luca Ciampi, Aldo Cigliola, Salvatore Antonio Del Monte, Davide Di Lena (scarcerato), Franco Dimastrodonato, Marcello Di Mola, Massimo Esperti, Francesco Franchin, Luigi Girardo, Veronica Girardo, Antonio Grassi, Monica Grassi, Alessandro Leto, Tamara Niccoli, Roberto Vito Orlando, Cosimo Papa, Alfonso Polito, Giuseppe Polito, Mario Polito,  Andrea Prutentino, Claudio Pupino, Andrea Reho, Renato Simonetti, Antonio Emanuele Tarantino, Francesco Trane (scarcerato), Vincenzo Trono, Giuseppe Vantaggiato e Giuseppe Vinci.

Gli episodi estorsivi contestati dai pm sono tre: quella ai danni del titolare dell’Aranceto, del gestore del Mashad e un’altra ancora avrebbe riguardato il titolare del Poison. Il gip che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare ha ritenuto mafiosa la condotta solo nei confronti di quest’ultimo, sostenendo che c’è stata “coartazione delle volontà”.

“Parte lesa” è stata riconosciuta l’Amministrazione cittadina di Mesagne, nella persona del sindaco pro-tempore Pompeo Molfetta, come si legge nell’atto notificato in Municipio il 9 dicembre scorso. La Giunta il successivo 20 dicembre ha conferito incarico per rappresentare il Comune, all’avvocato interno Anna Lusia Valente.

“I  reati contestati hanno creato una condizione di timore limitando i rapporti sociali e hanno compromesso la reputazione dei cittadini anche all’esterno”, si legge nella delibera adottata dall’esecutivo guidato da Pompeo Molfetta. “Da ciò discendono probabili ripercussioni negative sui rapporti economici, arrecando anche grave danno all’immagine per l’Ente in conseguenza dei riflessi negativi e del discredito provocato al prestigio (un bene-valore per la collettività, oggetto di un diritto proprio dell’ente pubblico riconosciuto e tutelato dall’ordinamento la cui lesione esige una riparazione in senso patrimoniale) ed alla personalità pubblica dello stesso Ente”, è scritto ancora. Nella delibera è stato ricordato che “il procedimento penale riguarda una serie di delitti, soprattutto contro il patrimonio, perpetrati, tra l’altro da cittadini mesagnesi nell'ambito di un'associazione di tipo mafioso” e che, “tra i suoi fini primari, l’Amministrazione Comunale annovera la tutela e lo sviluppo del territorio, dei cittadini, delle imprese, delle attività produttive e commerciali e di ogni forma di lavoro singola o associata e, pertanto, ha anche lo scopo di tutelare i propri cittadini dagli attacchi criminosi e da tutte le forme di illegalità diffusa”.Nessuna decisione, al momento, è stata adottata dal Comune di Brindisi.

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