Infinito contenzioso fra cantiere navale e Authority: nuovo colpo di scena

L’Autorità di sistema dell’Adriatico Meridionale si è aggiudicata uno dei tanti round di una battaglia legale che va avanti da 15 anni con la Cantieri Navali Brindisi di Gioia Giuseppe & Co. Sas

BRINDISI – L’Autorità di sistema dell’Adriatico Meridionale si è aggiudicata uno dei tanti round di un lungo e complesso contenzioso giudiziario che va avanti da 15 anni con la Cantieri Navali Brindisi di Gioia Giuseppe & Co. Sas, riguardo alla concessione di un’area del porto di Brindisi da utilizzare per attività di cantieristica navale. 

Dopo decisioni di Tar, Consiglio di Stato, Tribunale Civile, l’ultimo, ma sicuramente non definitivo, capitolo della vicenda è stato scritto dalla Corte d’Appello di Lecce, che con sentenza emessa ieri (18 maggio) ha accolto l’appello presentato dall’Autorità portuale di Brindisi contro la sentenza di primo grado del tribunale di Brindisi, che aveva condannato l’ente portuale a un risarcimento in favore della società di circa un milione di euro, dichiarando il “difetto di giurisdizione del giudice ordinario”. 

Questa fase della battaglia legale ha inizio il 28 aprile 2008, quando la Cantieri navali cita in giudizio l’Authority per il comportamento vessatorio tenuto nei suoi confronti riguardo la una concessione demaniale.

Non solo. La cantieri navali contesta anche all’Autorità portuale di “non aver provveduto a darle in concessione un’area idonea alla cantieristica navale”, come previsto da un atto di sottomissione risalente al 1999 e ribadito da vari tribunali sia amministrativi che civili, consegnandole invece, ma senza mai formalizzare la concessione un’area riconosciuta dallo stesso presidente delle poca, come  non idonea alla cantieristica navale”, nonostante da anni la ditta avesse richiesto in concessione “la limitrofa area (ex Comifer), munita sia di molo banchina che di idoneo pescaggio in mare”.

La sentenza parziale, emessa nel 2012, fa valere le ragioni della Cantieri Navali, “osservando che l’Autorità portuale di Brindisi si era resa inadempiente all’obbligo assunto nei confronti della Cantieri con l’atto di sottomissione n- 2/99 e successivamente ribadito con l’atto di revoca del 17 dicembre 2012”. Il primo giudice ritenne infatti “che si fosse in presenza di una responsabilità contrattuale dell’ente convenuto per non aver dato attuazione agli impegni assunti con l’atto di sottomissione, non apportando nell’area assegnata (ex Marimisti) o in altra area tutti gli interventi infrastrutturali promessi”. Con sentenza definitiva, sempre di primo grado, depositata nel giugno 2015, poi, l’Autorità portuale venne condannata al pagamento di un risarcimento pari a 996 mila euro, oltre al pagamento delle spese di lite.

Sempre nel 2015 l’Authority, rappresentata e difesa dall’avvocatura distrettuale dello Stato di Lecce, ricorre in Appello. E in secondo grado è la Cantieri Navali a soccombere. Nelle motivazioni della sentenza si fa riferimento a un “evidente difetto di giurisdizione del tribunale ordinario, dato che la domanda risarcitoria coinvolge l’esercizio di poteri autoritativi della pubblica amministrazione concedente, e la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo (il Tar insomma, ndr) sussiste su ogni controversia relativa ai rapporti di concessione di beni e servizi pubblici, fatte salve quelle aventi ad oggetto indennità, canoni o altri corrispettivi che presentino un contenuto meramente patrimoniale, ossia rispetto alle quelli non assuma alcun rilievo un potere di intervento della pubblica amministrazione di interessi generali”.

La Corte, oltre ad accogliere l’appello dell’Authority, ha altresì condannato la società Cantieri Navali alla refusione delle spese di giudizio di primo e secondo grado quantificandole in oltre 20mila euro. “Esprimo soddisfazione e compiacimento per i risultati ottenuti che dimostrano impegno e professionalità degli uffici e della struttura tutta”, dichiara il neo presidente dell’ente portuale, Ugo Patroni Griffi. L’azienda, rappresentata dall’avvocato Alessandro Caiulo, si riserva di valutare nei prossimi giorni se ricorrere in cassazione o adire il giudice amministrativo per ottenere finalmente il pagamento del risarcimento di un milione di euro già stimato in tale entità dal tribunale di Brindisi. 
 

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