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Sequestrati 9 impianti fotovoltaici

SAN DONACI - Ancora un sequestro per mancate autorizzazioni di due parchi fotovoltaici in territorio brindisino. I carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Lecce hanno eseguito il sequestro preventivo degli impianti che si trovano non lontano dal campo di calcio comunale di San Donaci, emesso dal gip del Tribunale di Brindisi. Sette le società coinvolte nell'indagine, tutte riconducibile ad un'unica compagine societaria, giochetto per eludere le normative di settore nazionali e regionali. Dodici le persone indagate, ritenute responsabili in concorso tra loro per aver realizzato 9 impianti fotovoltaici senza le dovute autorizzazioni. Il valore degli impianti posti sotto sequestro, equivale a circa 45 milioni di euro.

I carabinieri del Noe appongono i sigilli ad uno degli impianti di San Donaci

SAN DONACI - Ancora un sequestro per mancate autorizzazioni di due parchi fotovoltaici in territorio brindisino. I carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Lecce hanno eseguito il sequestro preventivo degli impianti che si trovano non lontano dal campo di calcio comunale di San Donaci, emesso dal gip del Tribunale di Brindisi. Sette le società coinvolte nell'indagine, tutte riconducibile ad un'unica compagine societaria, giochetto per eludere le normative di settore nazionali e regionali. Dodici le persone indagate, ritenute responsabili in concorso tra loro per aver realizzato 9 impianti fotovoltaici senza le dovute autorizzazioni. Il valore degli impianti posti sotto sequestro, equivale a circa 45 milioni di euro.

Una superficie complessiva di circa trenta ettari, dove sono stati installati due parchi fotovoltaici, rispettivamente di sette e due impianti, ciascuno di potenza inferiore ad un megawatt (così come prevedeva la vecchia legge regionale fino a tutto il 2010 per poter utilizzare la sola Dichiarazione di inizio attività) nel territorio di San Donaci a Sud di Brindisi. Qui i carabinieri del Noe di Lecce, su indagine delegata dalla Procura della Repubblica di Brindisi, nella persona del procuratore aggiunto, Nicolangelo Ghizzardi, hanno eseguito un sequestro preventivo degli stessi parchi. Quest'ultimi erano di proprietà di un'unica società suddivisa a sua volta in sette aziende, tutte titolari di una parte dei pannelli fotovoltaici installati.

Gli impianti sono stati frazionati fittiziamente dalla società che è a capo delle sette aziende, proprio per eludere le normative di settore nazionali che regionali, e utilizzare la Dia invece della Autorizzazione unica regionale. Le indagini dei carabinieri, però, hanno consentito di appurare che per tutti gli impianti come progettista vi era un'unica persona, così come un unico direttore dei lavori e l'azienda esecutrice degli stessi era la stessa. Inoltre, dalle indagini, è emerso che le Dia, tutte presentate nel 2008, sono quindi identiche, che i nove impianti fotovoltaici presentano un'azienda diversa per ognuno di esso, e che alla fine sono riconducibili, tutti, ad un'unica società.

Per cui, il fattore della divisione dei due parchi fotovoltaici in nove impianti, nasce proprio dal fatto che si volevano eludere le normative vigenti all'epoca, che prevedevano il rilascio della Autorizzazione unica regionale, necessaria, appunto, per realizzare gli impianti superiori ad un megawatt, avvalendosi, invece, di singole procedure semplificate (Dia) previste per impianti di potenza inferiore di 1 megawatt (come quelli sequestrati).

A conclusione dell'indagine, sono state 12 le persone indagate, tra tecnici, progettisti e legali rappresentanti delle società coinvolte, tutte ritenute responsabili, in concorso tra loro, di aver realizzato due parchi fotovoltaici, rispettivamente costituiti da sette e due impianti contigui, di produzione di energia elettrica, con denuncia di inizio attività ed in assenza della prescritta autorizzazione unica regionale.

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